E’ nata nel 1968, all’indomani del Concilio Vaticano II, per volere di Andrea Riccardi e di un gruppo di liceali suoi coetanei. “Vive” a Roma nel cuore di Trastevere, in Piazza Sant’Egidio 3/a. E’ la Comunità di Sant’Egidio: un movimento di laici a cui aderiscono, oggi, più di 50.000 persone, impegnate nella comunicazione del Vangelo e nella carità dislocati a Roma, in Italia e in più di 70 paesi dei diversi continenti. E nel 1973, nella chiesa di Sant’Egidio in Trastevere, la prima chiesa della Comunità, si dà il via alla consuetudine della preghiera comunitaria serale, che da allora accompagna la vita di tutte le comunità ovunque nel mondo. Il filo conduttore di tutte queste comunità è, infatti, la condivisione di quella stessa spiritualità e di quegli stessi fondamenti che caratterizzarono il cammino di Sant’Egidio: la preghiera, la comunicazione del Vangelo, la solidarietà con i poveri, l’ecumenismo e il dialogo. Lo stesso termine “comunità” rispecchia, tra l’altro, un’esigenza di fraternità, vissuta appieno dai membri della Comunità sparsi nel mondo.
Da una storia iniziata 42 anni fa, fiorita nelle mani di Andrea Riccardi e dei “suoi” liceali coetanei, e germogliata fra le baracche della periferia romana, dove vivevano molti poveri e da un doposcuola pomeridiano per i bambini, oggi, la Comunità di Sant’Egidio è una grande realtà in cammino e in movimento. E molteplici sono gli ambiti di intervento e di interesse.
Ed ecco che sono nate le Scuole della Pace: un aiuto alle famiglie per l’inserimento scolastico dei bambini e degli adolescenti superando barriere e discriminazioni. E Il Paese dell’Arcobaleno: un movimento che si prefigge di educare i giovani al rispetto e alla solidarietà verso tutti, alla conoscenza dei problemi dei popoli della terra e dell’ecologia e si caratterizza per la capacità di mostrare che è possibile superare ogni divisione su base etnica, religiosa, e sociale. Per la Comunità di Sant’Egidio giovani è anche sinonimo di adozione a distanza permettendo così alle famiglie disagiate di prendersi cura dei loro piccoli, sostenendo le spese necessarie per la loro crescita, affinché le difficoltà economiche non creino forme di disgregazione del nucleo familiare.
Ma non finisce qui. Accanto a queste iniziative di notevole importanza e portata sono sorti altre iniziative che costruiscono momenti di fratellanza e comunione. Come Rigiocattolo, gioca, ricicla e rigioca finalizzata alla vendita di giocattoli usati che il movimento del Paese dell’Arcobaleno organizza nel mese di dicembre a Roma e in molte altre città italiane e straniere o il programma BRAVO!, nato per la registrazione anagrafica dei bambini nel mondo.
La Comunità di Sant’Egidio è anche anziani. Questa amicizia comincia nel lontano 1972 e continuata negli anni con fedeltà allargandosi anche nei paesi del Nord e del Sud del mondo attraverso la strada della condivisione delle loro ansie, della loro vita e della loro fede.
Un momento di solenne e tradizionale unione, comunione, condivisione e integrazione passa sicuramente attraverso il Pranzo di Natale. L’ “evento” nasce nel 1982 quando un gruppo di persone povere venne accolto attorno alla tavola della festa nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. In quel lontano 1982 gli invitati erano appena 20. Anziani del quartiere che in quel giorno sarebbero rimasti soli, e alcune persone senza fissa dimora che vivevano per le strade di Roma. Nel 2000 il Pranzo di Natale ha coinvolto decine di migliaia di persone. Un tavolo lungo a unire i 52 paesi diversi dove la Comunità di Sant’Egidio “vive e opera” stabilmente durante il corso dell’anno. Gente che vive nella strada, negli istituti, nelle carceri, tutti quei poveri che la Comunità aiuta durante l’anno e molti altri si sono uniti al tavolo nel giorno di festa.
Ed è proprio “gestendo” il problema del cibo che la Comunità di Sant’Egidio affronta un altro grande discorso oramai da quasi trenta anni. Il cibo rappresenta infatti uno dei più drammatici problemi della povertà che paradossalmente riguarda anche le grandi città europee. A Roma nel 1988 è stata aperta la mensa di Via Dandolo. Successivamente sono state aperte le mense di Antwerpen (Belgio) e di Wurzburg (Germania) e nel 1990 a Mosca. Ma anche nelle carceri mozambicane e di altri paesi africani come nell’ospedale psichiatrico di Tirana in Albania, i membri della Comunità intervengono giornalmente a favore delle persone ricoverate con aiuti alimentari e pasti caldi.
A Sant’Egidio si devono inoltre la realizzazione di un ospedale per malati di tubercolosi in Guinea Bissau e la creazione in Mozambico di un centro nazionale di prevenzione e cura dell’Aids.
Ma la Comunità di Sant’Egidio è anche disabili, malati mentali e condannati a morte che “attraversano” iniziative a sostegno e a miglioramento della loro condizione. La Comunità di Sant’Egidio è soprattutto un ponte tra la “normalità” e il quotidiano e l’emarginazione, la desolazione e la solitudine, a tutti i livelli e in tutte le sue forme, di quanti meno fortunati finiscono a volte solo per colorare le strade delle nostre città. Volti giovani, meno giovani, rugosi, infreddoliti. E corpi imbottiti sotto strati di colorati indumenti per proteggersi dalle temperature invernali. Panchine trasformate in letti. Cartoni che diventano coperte. E corpi immobili legati da un sottile filo alla vita. E la Comunità di Sant’Egidio, non si esaurisce solo in una lista di iniziative e proposte, alcune anche decennali, ma la Comunità “invita” al suo banchetto poveri, storpi, zoppi, ciechi, proprio come voleva Luca nel suo Vangelo (Luca 14,12-14)