Livia
Questa leggenda risale ai tempi dei primi scapi avvenuti sotto Napoleone III, quindi a metà dell’Ottocento. Tale edificio si trova nei pressi del tempio della Magna Mater e l’accesso avveniva tramite un corridoio che conserva il mosaico pavimentale originale. Poi si accedeva ad un cortile con pilastri, che dovevano, forse, sostenere una tettoia. La parete che ha meglio resistito allo scorrere del tempo è quella alla destra della domus (o tablino). Collocato dentro una finta porta aperta vi è un soggetto mitologico, che è praticamente una copia di un’opera del greco Nikias. Nella stanza di destra si è conservata abbastanza bene la parete di sinistra, con una partitura a riquadri con ghirlande e fogliame. In alto poi vi è un fregio con scene che rimandano all’antico Egitto. La stanza di destra era strutturata allo stesso modo, tuttavia non vi erano soggetti figurati. Nel triclinio, ossia il locale adibito al pranzo nell’antica Roma, c’erano delle pitture, ad esempio quella raffigurante il simulacro aniconico della divinità della caccia, Diana.
Perché, dunque Casa di Livia? L’attribuzione è dovuta alla traccia del nome sulla tubatura e dalla vicinanza con la Domus Augustea. Si ipotizza anche che si possa trattare di una casa a lei riservata dentro la più spaziosa Domus Augustea. Tutto però rimane ancora avvolto nel mistero e non ci sono dati certi.