Durante gli scavi furono recuperate le pitture parietali e gli stucchi delle volte che ornavano gran parte degli ambienti della Villa, oltre che alcuni mosaici pavimentali. Oggi, è possibile ammirare questi reperti al Museo Nazionale Romano, o Palazzo Massimo, dove sono esposti.
“Tra le pitture, di alto livello qualitativo e frequenti motivi egittizzanti e allusioni alla propaganda augustea, sono di particolare interesse quelle del criptoportico, del triclinio e di un cubicolo.” (Guida insolita ai luoghi, ai monumenti e alle curiosità di Roma antica, Tradizioni Italiane Newton, 2011) E gli svariati richiami al mondo egiziano, presenti nelle decorazioni della Villa vengono letti, da più parti, come la celebrazione della conquista dell’Egitto.
Al momento della sua scoperta la Villa fu identificata come risalente all’epoca augustea. In una fase successiva, invece, venne collocata alla metà del I secolo a.C. Si pensò, quindi, di identificarla come Villa posseduta da Clodia, sorella del tribuno della plebe e nemico di Cicerone, Clodio.
Un’altra modo di leggere la presenza della Villa ai margini del Tevere vede il proprietario nel generale Marco Vipsanio Agrippa. La dimora fu fatta costruire in occasione delle sue nozze con Giulia, la figlia di Augusto, nel 21 a.C.
La Villa venne , comunque, abbandonata molto presto a causa delle continue, abbondanti e disastrose inondazioni del Tevere.
La bellezza maestosa e caparbia di Villa della Farnesina è in mostra in tutta la sua grandiosità a Palazzo Massimo, accanto alla Stazione Termini. Dove la ricostruzione degli ambienti di una delle più “lussuose” residenze d’età augustea è costata alla Sopraintendenza Archeologica di Roma ben 300 mila euro. Ed è stata resa visitabile al pubblico solo nel mese di luglio del 2010.
Sul pavimento, poi spiccano mosaici policromi di cubi.
Quella che un tempo era una splendida residenza romana, circondata da giardini lussureggianti, in una zona in cui proliferavano le attività artigianali, oggi, è possibile ammirarla attraverso un viaggio nel tempo in un percorso suggestivo solo a Palazzo Massimo. E quella sensazione, solo visiva, di poter vivere per qualche minuto lo splendore e lo sfarzo che furono tipici di una epoca resta addosso anche varcata la soglia d’uscita.