Il “quartiere” si è sviluppato su due cime, il Grande Aventino incluso nel Rione Ripa a ridosso del Tevere, alto 47 metri sul livello del mare, e il Piccolo Aventino corrispondente al Rione San Saba. Le due cime sono separate da viale dell’Aventino che collega piazza di porta Capena a porta Ostiense.
Secondo la leggenda l’Aventino venne scelto da Remo per edificarvi la città contrapponendosi a Romolo che scelse invece il Palatino e fu qui che Remo vide in sogno i sei avvoltoi.
All’Aventino furono costruiti anche numerosissimi templi: il Tempio di Minerva, il Tempo di Cerere Libero e Libera, il Sacello di Iside e il Tempio di Diana.
Con Augusto il Grande Aventino era popolato dalle abitazioni dei plebei. In epoca imperiale, a seguito dell’espansione di Roma anche verso il porto di Ostia, il colle abbandonò progressivamente la sua popolarità. E solo verso la metà del I secolo d.C., sotto l’imperatore Claudio, iniziò ad essere abitato dalle famiglie aristocratiche patrizie.
In corrispondenza del Tempio di Diana vennero costruite, intorno al 250 d.C,. le Terme Deciane di cui si conservano ancora oggi parte delle fondamenta oltre ad alcuni ambienti con volta a crociera di una villa del II secolo d.C., ancora integri.
Ai tempi del Sacro Romano Impero, intorno all’anno mille, l’Imperatore Ottone III si trasferì a Roma per contrastare il crescente potere papale e realizzò la sua residenza fortificata proprio all’Aventino.
Sul colle più meridionale di Roma si trovano anche Santa Prisca, una delle più antiche chiese romane, oltre ai monasteri di Sant’Alessio e Santa Sabina mentre nelle vicinanze delle Terme di Caracalla vennero edificate Santa Balbina e San Saba.
Nel sottosuolo del colle sono stati trovati a più riprese, nel corso del tempo, importanti resti archeologici riferibili sia al periodo repubblicano che al periodo imperiale.
Gli anni passano, i secoli si scavalcano e si scansano, la storia si scrive ma ogni epoca ha lasciato sulle pendici di questo colle, e sulle costruzioni, i suoi segni e la sua impronta.
Oggi, a rendere diverso l’Aventino dagli altri quartieri romani, oltre alla pulizia ed al fatto che è un luogo denso di storia, concorre anche lo stile architettonico delle case, di pregio, belle, e avide di complimenti; i giardinetti in ogni palazzo che rendono sempre estremamente diverso l’impatto delle abitazioni, ed il fatto che su tutto il colle non esista una sola attività commerciale.
Percorrendo le vie dell’Aventino è facile stabilire a quale periodo appartengono le costruzioni. I numerosi villini residenziali in stile liberty sorti a partire dal lato occidentale verso il Tevere, via via a ricoprire l’intero colle verso porta Ostiense, che non intaccarono i numerosi giardinetti, secondo lo schema della città giardino, sono “venuti su” durante tutto l’ottocento e i primi decenni del secolo scorso.
Fino a giungere al secondo dopoguerra, con la sua edilizia intensiva che riempì Roma di palazzine tutte staticamente identiche, ma fortunatamente, per l’Aventino gli spazi edificabili disponibili all’epoca erano limitati e individuabili verso la parte estrema del colle, da Testaccio e viale Aventino, il che ridusse al minimo la costruzione di edifici nella zona.
“Na carrozzella va co’ du’ stranieri, / un robivecchi te chiede un po’ de stracci, / li passeracci so’ usignoli, io ce so’ nato, Roma, / io t’ho scoperta, stamattina. / Oggi me sembra che er tempo se sia fermato qui.” E ora, ancora su queste note, mentre le immagini scorrono davanti agli occhi verdi, antiche, e pulite, sembra proprio che il tempo si sia fermato, e in questo luogo, come in pochi altri quartieri romani, il passato si piega al presente e scandisce la sua magnificenza, intrecciandosi e modellandosi con esso, fino a costruire scenari da sogno. Un sogno da vivere lungo vie dell’Aventino.