28 ottobre 312 d.C., Battaglia di Ponte Milvio – L’imperatore Costantino trionfa su Massenzio e il Senato dedica a questa vittoria un arco che reca nella fornice centrale questa iscrizione: “All’imperatore Cesare Flavio Costantino Massimo Pio Felice Augusto, il Senato e il Popolo Romano, poiché per ispirazione divina e grande saggezza con il suo esercito e con giuste armi ha liberato lo stato dal tiranno e da ogni fazione, dedicarono un arco decorato di rappresentazioni trionfali.”
L’Arco dedicato all’imperatore Costantino si trova sull’antica Via dei Trionfi o via Triumphalis, tra il Colosseo e l’Arco di Tito, e segna il limite tra il Foro Romano e la zona del Colosseo. E’ il più grande arco onorario e trionfale, raggiunge una altezza di 25 metri, giunto fino ai giorni nostri. Rappresenta l’ultimo monumento dell’antichità pagana e delimita idealmente l’inizio dell’età cristiana. Infatti, dopo la battaglia di Ponte Milvio e l’Editto di Milano del 313, l’imperatore Costantino, riconobbe il diritto alla pratica del cristianesimo, così la storia dell’occidente volta pagina.
L’Arco è strutturato in tre fornici, cioè ha un passaggio centrale affiancato da due passaggi laterali più piccoli. Quello centrale è il più grande: alto 11,45 metri per 6,5 metri di larghezza. Sui due lati l’Arco è abbellito da quattro colonne corinzie di marmo “giallo antico” e decorato con sculture, la maggior parte delle quali, provengono dai periodi precedenti. Infatti, la parete rivolta verso il Colosseo è stata “allestita” con alcuni pannelli provenienti dall’Arco di Marco Aurelio, mentre, la fornice centrale è approntata con un paio di rilievi che appartenevano alla Basilica Ulpia nel Foro di Traiano, a cui si aggiungono una serie di scene di caccia che originariamente abbellivano l’Arco di Adriano. Pertanto, sul lato meridionale dell’Arco prevalgono scene di guerra mentre su quello settentrionale scene di pace. L’effetto policromo che vanno a creare tutti questi elementi “compositivi”, diversi sia dal punto di vista artistico che storico, rendono l’Arco di Costantino particolarmente rappresentativo di quella che è stata l’architettura romana. La sua struttura architettonica riproduce in modo quasi simile l’Arco di Settimio Severo nel Foro Romano. La similitudine si riscontra nelle tre fornici “incasellati” nelle colonne a in alcuni decori, come le Vittorie sul fornice centrale.
Fin dalla fine del Quattrocento, del secolo scorso, l’Arco fu materia di studio e restauro. Nel 1530, Lorenzino de’ Medici venne mandato via da Roma perché, per scherzo, tagliò le teste sui rilievi dell’arco. E solo nel 1733, con un’opera di restauro, vennero integrate le parti mancanti. L’Arco di Costantino, come oggi lo vediamo, in tutta la sua bellezza è stato “realizzato” nel 1832, per volere del Pontefice Gregorio XVI.
Nelle vicinanze dell’Arco di Costantino si trovano i resti della Meta Sudans, una fontana voluta da Tito, e poi rifatta da Domiziano e demolita nel 1936. Nel 1960, durante le Olimpiade di Roma l’Arco fu il traguardo della maratona.
L’Arco di Costantino è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici: da Termini bisogna prendere la linea B della Metropolitana in direzione Laurentina, per due fermate, fino alla stazione Colosseo. Usciti dalla stazione metropolitana non avrete difficoltà ad individuare il monumento.
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