Una immensa città ridotta a un reticolo di rovine immerse nel verde, attraversabile a piedi da Porta Romana a Porta Marina. Una grande strada, questa, da cui in parallelo e in perpendicolare ci si inoltra in altre vie e viuzze, che non portano solo verso gli edifici caratterizzanti il quotidiano della vita in età romana, ma conducono, dall’inizio alla fine, nell’intimo della magnificenza e del caparbio lavoro di quelle presenze “assenti”, invisibili, adombrate dal passato. Basta chiudere gli occhi e ascoltare in silenzio mentre la storia si ridesta e diventa presente: le strade ritornano a pullulare di vita e di gente, i cortili si animano, nelle botteghe a piano terra si contrattano le merci e ai piani superiori vivono le famiglie del ceto medio mercantile e urbano, i magazzini abbondano di grano e mercanzie, e le donne si ritrovano quotidianamente alle fulloniche per lavare le stoffe o al mercato, macellum, al bivio delle vie di grande passaggio. E poi c’è chi si incontra al Teatro Augusteo (edificio del 12 a.C., sorto sotto Augusto, e ristrutturato nel 196 d.C., con una capienza di 3.500-4.000 posti e l’ingresso principale direttamente collegato all’orchestra, particolarità, questa, che non è stata rinvenuta in nessun altro teatro antico); oppure nel Piazzale delle Corporazioni (portico quadrangolare sormontato da colonne doriche) al riparo delle intemperie o solo per una passeggiata ad ammirare, sul lato occidentale, il calco dell’altare raffigurante le origini di Roma; mentre, alle Terme di Nettuno (nate sotto Domiziano e ricostruite da Adriano, apprezzate soprattutto per i mosaici alloggiati all’ingresso e nella sala maggiore, dove il Trionfo di Nettuno, che alla guida di quattro scalpitanti ippocampi, è circondato da un corteo di mostri marini, nereidi e tritoni, anticipa quello della sala adiacente con Anfitrite, regina del mare) la passeggiata collima tra palestre, cisterne e vasche tutto debitamente riscaldate attraverso il calore propagato da una condotta di tubi in terracotta . E se un incendio minacciava la città e i magazzini di grano? Niente paura. Dalla Caserma (in via della Palestra, costruita intorno al 90 d.C., abbellita anch’essa con una serie di mosaici, in bianco e nero, raffiguranti dei crateri) partivano i vigili del fuoco per spegnere l’incendio. E se qualcuno perdeva la vita durante il disastro allora la Necropoli di Ostium (Bocca del fiume), collocata tra l’attuale via Ostiense e via Laurentina, offriva un incredibile campionario di “soluzioni”: edifici funebri, oggi, perfettamente conservati che tramandano la memoria di riti praticati dai romani al cospetto del dramma della morte.
E mentre la storia riprende il suo dialogo con i visitatori di oggi, mostrando ancora la moltitudine dei templi dedicati alle varie divinità, a testimonianza di una città cosmopolita, dove al suo interno vivevano razze e culture differenti e che a seconda della professione venivano raggruppati in sodalizi, in base alla lingua e alla religione (ne sono un esempio i templi dedicati a Mitra, persiana, a Cibale, frigia, e a Iside, egizia), allora ci si rende conto quanto, in questo luogo, possa essere veramente ambiguo e “povero” il concetto di “rovine”.