Già agglomerato etrusco asservito all’antica Caere nel VII secolo A.C., all’interno del paesino attualmente si trovano ancora le tracce di un’antica epoca romana imperiale. Dalle antiche mura che racchiudono la cittadina, si intravede chiaramente invece che l’impianto urbanistico è di epoca medievale. Raggiungibile dall’interno della via consolare Aurelia, Ceri si trova a circa 40 km da Roma e si affaccia quasi sulla costa del Mar Tirreno, all’altezza di Cerenova e Marina di Cerveteri. Immersa nella verde natura tufacea di questi posti ‘incantati’ Ceri è un piccolo gioiello. Bellissimi fiori bianchi adornano d’estate il giardino ‘bianco’ (da cui il nome) del Palazzo Torlonia, del XVI secolo, di cui restano ancora alcune stanze affrescate con pitture tematiche. Vide le dominazioni normanne del XII – XIV secolo, e successivamente gli Anguillara e ad altre note famiglie ‘patrizie’ dei dintorni di Roma. Ceri fu dominio anche dei Borromeo, degli Odescalchi fino appunto ai Torlonia che ancora ne sono in parte proprietari.
Per una gita fuori porta consigliamo la gastronomia, per cui Ceri è famosa. In tutti i più noti ristoranti (ce ne sono abbastanza) si mangiano piatti tipici a base di selvaggina e funghi, ma anche pappardelle al cinghiale. Marinato a caldo o a freddo. Famosa nella zona è la frollatura della carne, che stempera un po’ il sapore selvatico. Lepri, cerbiatti e anatre e quindi selvaggina, rappresentano infatti i piatti più tradizionali fin dai tempi dei cacciatori etruschi. La Tuscia, qui nella parte romana, ma famosa nella gastronomia fino alla provincia di Viterbo, è orgogliosa dei suoi piatti a base di ‘cucina venatoria’ ovvero cacciagione.
Se citiamo la Tuscia, oltre a Ceri, abbiamo già parlato di Anguillara Sabazia e di Canale Monterano: alcuni tra i comuni in provincia di Roma di questa vasta area al confine tra le province di Roma e Viterbo. Poi per Tuscia Romana si intendono anche Barbarano e Bassano Romano, Blera, Bracciano, Manziana e Oriolo Romano. Ma anche Tolfa, Trevignano e Vejano. Poi Tarquinia e Vulci e, chi conosce la cittadina di ‘Sasso’? E’ un piccolo paese come Ceri, anch’esso borgo medievale e frazione di Cerveteri. Storicamente si pensa che sia stato il nucleo di età etrusca che insieme a Ceri ha contribuito a formare Cerveteri.
Centro agricolo ai piedi dei Monti della Tolfa, ecco il paese con il nome, simile, che deriva da ‘Tulphae’. Antico centro già dall’età della pietra (alle basi di Paleolitico e Neolitico) fu attivo anche nell’età del rame. Il picco di roccia su cui sorge Tolfa si chiama Monte della Rocca e ha ospitato un abitato durante l’età del bronzo. Non a caso alcuni oggetti rinvenuti nella Costa del Marano sono identificati nel loro ripostiglio con il nome di quelli della ‘fase Tolfa’.
Tutti questi territori e paesi di origine appunto preistorica, furono abitati e poi ‘svuotati’ . Non esistono infatti testimonianze storiche esatte cronologicamente che affermino con certezza l’occupazione e rioccupazione dei territori quando avvenne, si sa soltanto che consequenzialmente questi luoghi vennero abbandonati e poi ripopolati a seguito di invasioni, malattie e carestie nei secoli fino al medioevo e successivi. La storia della Tuscia e dei centri etruschi della provincia di Roma, a parte di necropoli saccheggiate e quel che di loro resta, è ricca di civiltà che si sono susseguite anche senza lasciare traccia. Non a caso facendo un’immersione subacquea vicino al castello di Santa Severa,
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