Ma non è con la storia di questi aforismi che possiamo giustificare la presunta ostilità del popolo turco. Per esempio, l'esclamazione "mamma li turchi" viene fatta risalire a quando i Mori arrivarono in Sicilia. Il terrore che provocavano era tale da far gridare di spavento questa espressione folkloristica ogni qualvolta si avvicinavano ad una roccaforte o ad un castello. In tempi più recenti, oltre che prendere un tono spesso ironico, la locuzione è stata utilizzata per argomentare la xenofobia, la paura nei confronti di immigrati e in generale del "diverso".
Invece, l'espressione "fumare come un turco" risale al 1600, quando il sultano Muradiv decise di punire il vizio del fumo con la decapitazione. Al termine di questo periodo di proibizionismo, i turchi ricominciarono a fumare più intensamente di prima, favorendo la diffusione del fumo anche nel resto dell'Europa.
Nonostante le controversie in essere, la Turchia sembra volersi sforzare, per avvicinarsi a piccoli passi verso un mondo pregno di opportunità economiche e attraenti novità. Per esempio, lo scorso 1 luglio è entrata definitivamente in vigore la legge che vieta qualunque forma di fumo nei locali pubblici turchi, seguendo la falsa riga dei desiderata comuni alla maggior parte dei paesi UE.
In ogni caso, quella turca è senza dubbio una delle comunità meno radicata e diffusa nel territorio capitolino, stiamo parlando di alcune centinaia di persone, stando alle statistiche di qualche anno fa. Lo dimostra un aspetto che a Roma ha da sempre un'importanza primaria: quello gastronomico. Infatti, l'unico vero ristorante turco nella capitale è "Antichi sapori della Turchia", situato in via Nomentana 81. Lo chef è un turco doc, Hikmet Ozkaya, in passato chef presso l'ambasciata turca. Altri locali mangerecci in stile turco si trovano sparsi qua e là per la città, ma sono principalmente fast food e take away. Tra questi, un vero doner kebab turco è "Istanbul Doner Kebab", presente in via Leone IV 59/61 (quartiere Prati) ed in via Giolitti 89/91 al quartiere Esquilino, riconosciuto bacino d'accoglienza per comunità provenienti dalle più svariate nazionalità.
La maggior parte degli italiani e anche dei romani si è avvicinato poco alla storia, agli usi e tradizioni turchi. Tale discrepanza culturale, è esasperata anche in virtù di una innegabile distanza religiosa, che per ovvi motivi, nella nostra città si sente più che altrove. Questo, nonostante in Turchia siano storicamente avvenuti eventi di radice cristiana come la nascita di San Paolo, la morte di San Giovanni Apostolo e l'assunzione in Cielo di Maria.
O forse è più facile parlare di bagno turco o sauna (hamam in turco), divenuti rinomati e ricercatissimi centri di relax, gli ormai famosissimi centro benessere o meglio spa, che fa ancora più chic. A Roma se ne trovano diversi, alcuni tra i più noti sono Acqua Madre, in Via di S.Ambrogio e Templum Salutis, in Via Ciro da Urbino.
Per quanto riguarda l'artigianato, la capitale ospita alcuni negozi. "L'argania", specializzato nell'importazione di elementi di arredo per casa e giardino provenienti anche dalla Turchia, in via dei Cappellari (zona Campo dè Fiori) e "Zadig", dove si possono trovare tappeti, ceramiche, borse da tabacco, anche piuttosto datati, in via del Pellegrino.
In conclusione, a prescindere dagli animati dibattiti per l'ingresso della Turchia in Europa, le cui argomentazioni, oltretutto, ritengo contengano davvero poco dal punto di vista del dialogo socioculturale, Roma sembra ancora sorniona nello schiudere completamente le porte alla comunità turca. Ma la natura amichevole – e tutto sommato aperta – dei romani, insieme al fertile terreno di un processo ben avviato di multietnia nella capitale, fanno ben sperare in una eventuale integrazione indolore.