Dal punto di vista culturale, a Roma l’elemento preminente è la “Academia Belgica”, istituto che ha l’obiettivo di supportare e sviluppare i rapporti e le collaborazioni culturali e scientifiche tra Italia, Belgio ed altri paesi stranieri. L’istituto offre a tal proposito ospitalità ad artisti, studiosi e ricercatori belgi presenti in Italia, presentando al panorama italiano le produzioni di maggiore rilievo nel panorama artistico e scientifico del Belgio.
Per tale fine, vengono organizzati con regolarità eventi socio-culturali quali mostre, conferenze e concerti, tutti realizzati in collaborazione con istituzioni culturali del Belgio, quali università e conservatori musicali. L’Academia rappresenta quindi un luogo di incontro dove sono favoriti la formazione, la collaborazione e lo scambio. A dimostrazione di un impegno sempre vivo, annualmente l’Academia assegna ai migliori dottorandi e ricercatori i cosiddetti “stipendia academiae belgicae”, equivalenti a borse di studio.
Inaugurata nel 1939, l’Academia (www.academiabelgica.it) si trova in via Omero n.8 (nei pressi di valle Giulia) e venne fondata in occasione del matrimonio internazionale tra il principe Umberto di Savoia e la principessa Marie-Josè. L’intento dei fondatori fu duplice. Da una parte quello di istituire una sorta di ambasciata culturale ed artistica per favorire la collaborazione tra Belgio ed Italia, dall’altra quello di ospitare i viaggiatori belgi che si fermavano a Roma.
Negli spazi dell’istituto sono presenti una sala adibita ad ospitare rappresentazioni musicali ed una biblioteca contenente circa 80.000 volumi. Consultate frequentemente da studiosi e ricercatori italiani e stranieri, le opere appartengono in larga parte all’“Istituto Storico belga di Roma”, cui si aggiungono diverse raccolte incentrate sull’archeologia, sulla storia delle religioni e dell’arte.
Nell’Academia si svolgono convegni e seminari, ospitati solitamente in una magnifica sala conferenze adornata con arazzi risalenti al XVI secolo.
Altro luogo sacro in cui spicca la presenza di grandi artisti fiamminghi è la chiesa di Santa Maria in Vallicella, in cui sono conservati alcuni capolavori del grande Peter Paul Rubens, uno dei pittori fiamminghi più famosi del XVI secolo.
Punto di riferimento per i cittadini belgi a Roma è l’ambasciata, situata nel cuore del quartiere Parioli, in Via dei Monti Parioli n.49. il sito Internet http://www.diplomatie.be/romeit è caloroso e particolareggiato, valido supporto per questioni inerenti l’orientamento sociale nella capitale.
Per quanto riguarda la cucina, nonostante la gastronomia belga vanti diversi prodotti famosi in tutto il mondo, nella capitale si contano sulle dita di una mano i locali che offrono la degustazione dei piatti tipici. Tra questi c’è “Le Pain Quotidien”, ormai un cult, presente da diversi anni
Un’idea originale ha invece portato alla creazione di “Le Pain à Table”, iniziativa nata nel corso degli anni ’80 e diffusasi notevolmente nel mondo in virtù della qualità degli ingredienti e della ottima cultura gastronomica degli chef. L’ambiente tipico di questa catena culinaria è sempre famigliare, semplice ed accogliente. L’ispirazione è quella di un grande tavolo sociale, dove stuzzicare qualcosa a mò di aperitivo o brunch. Il locale è situato in Viale delle Milizie n.13 e per avere un assaggio di menu è possibile visitare il sito www.lepainatable.com.
Parlando di bevande, è impossibile non soffermarsi sulla birra, rinomato prodotto tipico dei maestri belgi. Nonostante solamente gli intenditori lo affermino con certezza senza esitazioni, quella belga è una delle birre più buone e di migliore qualità al mondo. Troppo lungo, per essere qui riportato, l’elenco dei pub romani che offrono birre belghe. Basta citare le marche più diffuse internazionalmente (come Chimay, Stella Artois e Leffe) e ricordarle la prossima volta che la calura estiva ci spingerà a gustare una bella birra fresca. Ma ovviamente, per gustare i veri capolavori dei mastri birrai belgi occorre recarsi direttamente in patria, presso piccole aziende produttrici tra cui spiccano quelle gestite dai monaci trappisti.