L’aspetto peggiore di questa diaspora sembra essere che, sempre secondo De Bonis, i soli gruppi di albanesi uniti da un obiettivo comune e da una condizione sociale simile sono quelli criminali, nelle cui mani ricade la gestione del giro di prostituzione nella capitale.
Ma è utile non fermarsi alle apparenze parlando di albanesi. L’altra faccia della medaglia mostra molteplici aspetti positivi. Perché gli albanesi, nella capitale, hanno saputo anche costruire tanto, variegando le proprie attività all’interno del tessuto sociale romano.
Iniziando dal tema sempre delicato delle religioni, c’è da dire che l’Albania è il risultato di un travagliato percorso storico, le cui tappe hanno portato ad un diffuso e proverbiale laicismo tra la sua popolazione. Limitandoci alla storia più recente, basti dire che nel secondo dopoguerra il regime bandì tutte le pratiche religiose fino ai primissimi anni ’90 del XX secolo, quando ci fu un netto ma disordinato riaccostamento verso svariati credo religiosi. Ma, come detto, una totale inosservanza religiosa risulta molto diffusa tra gli immigrati in Italia, sebbene molti di loro si dichiarino musulmani.
Nonostante questo laicismo, alcuni luoghi di culto sono presenti a Roma, per esempio la Parrocchia di Ognissanti (via Appia Nuova n.244) e la Chiesa di San Giovanni della Malva in Trastevere (piazza di San Giovanni della Malva, 06.5812294, 06.7014516), la prima in Italia ad ospitare la comunità albanese per la celebrazione della messa e delle attività pastorali.
Spostandoci sugli aspetti sociali, una delle associazioni più importanti a Roma è l’Associazione Besa (via Villafranca n.2, 06.44547891), che tutela i diritti di studenti e lavoratori albanesi. Tra le attività più importanti ci sono quelle volte a far ottenere agli studenti il permesso di soggiorno e l’organizzazione di eventi culturali, tra cui proiezioni di film in madre lingua e sottotitoli in italiano, per facilitare l’accostamento dei due idiomi.
Tra le associazioni culturali più conosciute c’è anche “Il Biliardo” (via degli Ausoni n.84), che organizza eventi e spettacoli con l’intento di unire l’interesse per il gioco del biliardo con quello per le musiche folcloristiche e multietniche. Infine la Onlus Occhio Blu (via Francesca Denza n.19), creata ormai 10 anni fa da un gruppo di persone albanesi e soprattutto italiane, con lo scopo di difendere l’immagine di un popolo che negli ultimi anni è stato coperto in maniera generalizzata di ignominie e facili etichette, a causa dei parecchi episodi delittuosi a carico di persone albanesi.
La diffusione del folclore si manifesta soprattutto attraverso le scuole di danza albanese, tra cui la più nota è sicuramente la Kledy Academy (http://www.klediacademy.org/, 06.7809707 – 06.45493832).
Per quanto riguarda gli esercizi commerciali, si segnalano la sartoria Ballushi Genc (via Garigliano n.64, 06.8415202) ed il solarium Etica (via S. Biagio Platani n.261/263, 06.2018179).
L’informazione rivolta ai cittadini albanesi avviene principalmente tramite “Bota Shqiptare – Il Mondo albanese” (viale Tito Livio n.8, 06.57289240 – 339.6426836, abonime@botashqiptare.net). Nata nel 1999, questa rivista periodica in lingua albanese è divenuta un punto di riferimento per la comunità degli immigrati e tra i suoi collaboratori sono presenti diversi nomi noti del giornalismo albanese.
Altro nome di spicco è Rando Devole, anche lui laureato a Roma in Scienze Sociali ed in Lettere. Tra le sue attività di spicco, la collaborazione nella ricerca con vari istituti e la pubblicazione di articoli su giornali albanesi ed italiani. Ha ricevuto dal Presidente della Repubblica il titolo di Commendatore dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana per il suo impegno in favore degli immigrati.
Molto importanti, infine, alcuni servizi di varia utilità per gli immigrati. Primo tra tutti il servizio di orientamento per albanesi in Italia (via Pomezia n.13, 06.70450741 – 347.2703206 – 333.6036690), Jona (viale Marco Polo n.119, 06.57289240, jona.roma@botashqiptare.net) realizza servizi legali, compilazione di certificazioni, traduzioni, deleghe e tutto quanto serve per la regolarizzazione, poi lo studio legale Avrami Sotir (via Adolfo Venturi n.19), servizi fotografici con lo studio Kumi Foto Video (via delle Palme n.17, 06.2187520 – 328.8658368 – 328.9642216)
Cosa dire dopo questa panoramica a briglie sciolte? È noto, purtroppo, che la maggior parte degli italiani associa delinquenza e malvivenza con un’immagine prevenuta del popolo albanese. E spesso capita anche a me… Camminando per strada e frequentando i mezzi pubblici osservo quasi tutti e mi capita sovente di accostare visi non troppo raccomandabili ad un’idea preconcetta di albanese o comunque di extracomunitario, con la superficialità tipica e molto diffusa di chi non conosce. E recentemente anche il nostro premier ha dimostrato questa tendenza, tradendo una seppur inconscia concezione del popolo albanese. L’evento cui mi riferisco è quello del 12 febbraio scorso. Senza entrare troppo nel merito (per chi desidera approfondire la notizia: http://stagliano.blogautore.repubblica.it/2010/02/15/belle-albanesi-il-premieri-si-scusi) in quell’occasione Berlusconi, in occasione di un summit bilaterale tra Albania ed Italia, scherzò sul problema dell’immigrazione con una battuta infelice sulle “belle” donne albanesi. La dimostrazione di come spesse volte, anche pubblicamente, si tenda troppo facilmente ad accostare con leggerezza il mondo degli albanesi ad una sorta di malcostume sociale e disonestà. Ma in realtà il popolo albanese non è meglio né peggio degli altri, anche gli albanesi, come tutti i cittadini del mondo, vorrebbero vivere secondo le proprie aspirazioni sociali e cercando di integrarsi nel mondo occidentale, quello che teoricamente dovrebbe offrire maggiori opportunità e stare avanti, anche umanamente. Probabilmente per raggiungere l’obiettivo dell’integrazione c’è ancora parecchia strada da fare, da entrambe le parti. E nella capitale gli albanesi ci stanno provando, seppur a fatica, cercando di impegnarsi nella diffusione sana e consapevole della loro cultura e del proprio bagaglio culturale.