Non è casuale la scelta di Centocelle, in quanto in questo quartiere è presente una nutrita comunità di musulmani. L’inaugurazione, avvenuta lo scorso 6 febbraio, ha avuto molta risonanza e si è tenuto alla presenza di esponenti importanti della comunità islamica romana.
Per ogni musulmano, la parola araba “halal” (che si pronuncia helel) significa “lecito” e si riferisce a tutto quanto è consentito dall’Islam, in ogni campo della vita religiosa.
Secondo quanto affermato dalla dirigenza Coop, questo potrebbe essere solamente il primo passo di una scelta strategica di apertura verso altri prodotti “halal”, tra cui i biscotti.
All’interno dell’IperCoop, ai prodotti “halal” è stato riservato uno spazio piuttosto ridotto ma ottimamente fornito e variegato. Nelle vasche frigorifere sono infatti presenti molte confezioni con descrizione in italiano ed arabo: sette tipi di carne bovina, una di agnello ed una di pollo. Negli scaffali adiacenti sono invece presenti anche cinque varietà di salumi. I tagli delle carni non sono pregiati, col risultato di ottenere prodotti più economici.
Dalla notizia dell’inaugurazione, sono spuntati moltissimi blog sull’argomento, soprattutto in relazione alla pratica del dissanguamento. Secondo quanto previsto dal Corano, gli animali devono rimanere coscienti fino alla morte, e questo ripropone lo scottante tema della sofferenza degli animali. Contro la politica Coop si sono schierate le associazioni dei vegetariani e dei vegani, ma anche l’Ente Nazionale Protezione Animali. In Europa non c’è un approccio unanime sul tema. Infatti, paesi come Svezia, Austria e Svizzera hanno avverso questa pratica, considerandola illegale.
Nei giorni a ridosso dell’inaugurazione, il reparto “halal” è stato preso d’assalto da giornalisti e televisioni, che hanno contribuito a diffondere la notizia facendo pubblicità “gratuita” alla catena Coop. I prodotti “halal” sono infatti disponibili per tutti. Ed in effetti, parecchie persone gremiscono il ridotto spazio disponibile, fermandosi a leggere i volantini o a chiedere informazioni con reale interesse. Tra la folla, si intravedono anche alcune donne arabe che sanno già cosa acquistare e che, paradossalmente, appaiono quasi fuori luogo. Alcune signore, apparentemente sconcertate, osservano con curiosità senza avvicinarsi. Altre ancora passano scostanti ed imprecano nervosamente per la confusione creatasi nel corridoio antistante, facendo trasparire un malcelato disagio.
Effettivamente, l’impressione che ho è che questo evento sia non sia visto bene da tutti. A prescindere dalle legittime considerazioni personali e soggettive di ciascuno riguardo il trattamento degli animali e la pratica “halal” in generale, è bene che la legge italiana prenda una decisione chiara sull’argomento. Solo in questo modo, infatti, sarà possibile tutelare i cittadini, musulmani e non, garantendo il rispetto di norme igieniche e livelli di qualità, requisiti dai quali non possiamo prescindere, in nessun caso.