di Leonardo Gori
TEA libri
Accattivante lettura Il vento di giugno (TEA libri), l’ultimo romanzo di Leonardo Gori. Sullo sfondo di un’Italia piegata dalla guerra, mette in scena la ricostruzione materiale e civile di un Paese e dei suoi cittadini, prossimi al referendum popolare del 2 giugno 1946.
Il maggiore Bruno Arcieri – protagonista di una lunga e fortunata saga letteraria – in quei giorni svolge a Roma un’indagine particolarmente delicata, da cui dipende la sicurezza nazionale. Dibattuto tra un sentimento di speranza per il futuro, e il desiderio di giustizia per le atrocità commesse durante il fascismo, Arcieri assurge a simbolo di un popolo che fa i conti con il proprio passato. Il maggiore – agente dei servizi segreti all’interno dell’Ufficio I – opera in una Roma che vive la dolorosa eredità della guerra, tra fame, sfollati e vedove delle campagne militari.
La capitale, dove si comincia a respirare il clima della guerra fredda, diventa il teatro di intricate operazioni di spionaggio tra, da un lato gli alleati anglo-americani, e dall’altro i russi. Se è vero che tutto ha un prezzo, quello delle informazioni segrete è inestimabile, e nella miseria della Roma post-bellica la loro vendita permette la sopravvivenza, più delle svalutatissime lire. Anche se i segreti più oscuri si nascondono “nel privato, nelle debolezze umane”, scrive Gori, che con rara maestria sa cogliere lo spirito del tempo e dei suoi protagonisti nel momento in cui diventano storia.
Leonardo Gori, Il vento di giugno è ben di più che una spy-story. Si tratta di un’accurata ricostruzione storica del mondo dell’intelligence a cavallo del secondo conflitto mondiale. Perché questo interesse e come si è documentato?
LG: Il mio interesse per la Storia d’Italia nel Novecento, intendo in generale, risale a molto tempo fa: occupandomi da sempre delle arti visuali fra le due guerre (Fumetto, Cinema, Illustrazione, Grafica…) e della letteratura coeva, non potevo disinteressarmi del contesto politico e sociale. L’intelligence, in particolare, è entrata nella sfera dei miei interessi in seguito alla scoperta, in età adolescenziale, della grande narrativa anglosassone che ruota intorno alla spy story “alta”: soprattutto l’opera di John Le Carré, che ha saputo, come del resto alcuni altri (Maugham, Ambler, Deighton, Forsyth, il primo Follett) utilizzare il genere per rinnovare il romanzo-romanzo, seguendo probabilmente il caposcuola letterario Graham Greene. Ho avuto la presunzione di imitare quel tipo di approccio, rivolgendomi però ai Servizi segreti di casa nostra. Devo dire che non è stato facile documentarmi in merito. Esistono poche monografie che prescindano dall’OVRA e dal Fascismo; difficile anche orientarsi nel marasma di pubblicistica più o meno specializzata. Per questo romanzo, in particolare, è stata fondamentale la lettura degli atti del Convegno Internazionale di studi storici sui Servizi informativi militari italiani. Ma, come sempre, la parte preponderante e irrinunciabile della mia documentazione riguarda la società civile, il costume, il sentire comune, per il quale ricorro a una sterminata emeroteca privata.
Che uomo è l’agente del SIM (Servizio Informazioni Militari) Bruno Arcieri?
LG: Arcieri è un uomo molto combattuto. Non è un italiano tipico: odia l’arte di arrangiarsi, l’approssimazione, il sotterfugio; ama il jazz e la letteratura anglo-americana, in tempi in cui queste qualità sono viste con perplessità e diffidenza, e infatti fa poca carriera. D’altra parte non ha chiesto lui di far parte dei Servizi segreti: vi è stato cooptato dal suo Comandante (ispirato a Cesare Amè) nel 1938, dopo che da “semplice” capitano dei reali Carabinieri, nei giorni della visita di Hitler a Firenze, aveva brillantemente risolto un caso fiorentino con gravi implicazioni internazionali (cfr. “Nero di maggio”, TEA libri). Una volta entrato in contatto con il mondo “dietro lo specchio”, non sempre limpido, Arcieri ha cercato di fare il proprio dovere mantenendo il più possibile l’integrità morale. Ha fatto parte dei Servizi “badogliani” e ha risalito la Penisola combattendo da Salerno a Milano, sviluppando una coscienza politica e sociale, con simpatie per l’area azionista ma senza farsi coinvolgere in modo attivo. Poi, avanzando con l’età, ha rifiutato il suo passato e ha cercato di capire, non di giudicare, la rivoluzione del ’68… È una lunga storia, ancora in gran parte da raccontare, perché forse la piccola epopea di Arcieri è in realtà un unico romanzo.
Le interpreti femminili, Elena, Cristina ed Eleonora, sono figure piuttosto diverse tra loro. Come si muovono in quella che per le donne è un’epoca di grandi cambiamenti?
LG: I personaggi femminili, nella piccola saga di Bruno Arcieri, sono sia proiezioni degli ideali e dei sogni del protagonista che donne reali, o comunque realistiche, almeno nelle mie intenzioni. Arcieri non ha rapporti idilliaci con loro, nemmeno con il suo grande amore Elena Contini. In questo romanzo, ma su un piano diverso da quello erotico, c’è poi un profondo coinvolgimento emotivo e intellettuale con il personaggio di Cristina. Il giugno del 1946 è in effetti un momento chiave per l’emancipazione femminile: Arcieri, uomo solitamente aperto al colloquio, al dialogo, stavolta non ne coglie forse tutta l’importanza. Tanto che la sua collaboratrice Eleonora, lo accusa addirittura di essere anche lui, volenteroso uomo compassionevole e retto, un maschilista, per usare un termine moderno che nel 1946 sarebbe anacronistico.
Com’è la Roma che fa da sfondo al romanzo?
LG: È una Roma risparmiata in gran parte dalle distruzioni patite dalle altre città, ma che ha dovuto ugualmente pagare le conseguenze di una guerra sciagurata e in cui dettano legge le truppe di occupazione degli eserciti alleati. Fin qui, il ritratto forse più ovvio, facilmente documentabile, anche con semplici ricerche in rete. Ma mi interessava rendere soprattutto l’aria, il sentire comune, la miseria evidente del popolo e quella occultata della borghesia impoverita; il diffuso degrado morale, però compensato dal gran sollievo per la fine della guerra e con la speranza per un’Italia nuova, capace di risorgere dalle sue rovine. In modo quasi paradossale, questa mia ricerca è passata proprio per la topografia di Roma, attraverso l’analisi di cartine molto particolareggiate, da quelle d’anteguerra a quella dell’esercito americano del 1943, confrontate con fotografie e testimonianze del vivere quotidiano. Il mio personaggio, Bruno Arcieri, si aggira per quelle strade, passa per le rovine del bombardamento di San Lorenzo, e io vedo attraverso i suoi occhi una Capitale che in gran parte non esiste più. La vedo attraverso i luoghi dello svago (cinematografi, teatri di varietà) e della cultura (librerie, istituzioni come il Russicum, con le sue liturgie dell’Impero d’Oriente); tramite la visita, per metà immaginata e per metà reale, ai locali notturni … Vedo le edicole che espongono i quotidiani e i settimanali, la vita effervescente delle redazioni, dei giornali scandalistici e delle riviste letterarie.
Quando soffia, cosa porta “il vento di giugno”?
LG: Porta odore di rovine, di morte, di degrado personale e collettivo, ma allo stesso tempo è un vento di speranza, perché dalle macerie materiali e morali, come ho detto, può nascere un’Italia nuova. Noi sappiamo come è andata a finire; Bruno no: e in queste pagine seguiamo i suoi pensieri e i suoi dubbi. Ma anche lui, certo, è un uomo nuovo, e deve fare i conti con sé stesso.
Leonardo Gori
Il vento di giugno
TEA libri
Leonardo Gori vive a Firenze. È autore del ciclo di romanzi di Bruno Arcieri: prima capitano dei Carabinieri nell’Italia degli anni Trenta, poi ufficiale dei Servizi segreti nella seconda guerra mondiale e infine inquieto senior citizen negli anni Sessanta del Novecento.
Il primo romanzo della serie è Nero di maggio, ambientato a Firenze nel 1938, cui sono seguiti, tra gli altri, Il passaggio, La finale, L’angelo del fango (Premio Scerbanenco 2005), Musica nera, Il ritorno del colonnello Arcieri, La nave dei vinti, Il ragazzo inglese, La lunga notte, Quella vecchia storia e La libraia di Stalino. Gori è anche autore di fortunati thriller storici e co-autore di importanti saggi sul fumetto e forme espressive correlate (illustrazione, cinema, disegno animato).