La Roma ha finalmente azzannato l’Inter, come chiedeva Mister Ranieri. Ma è lo stesso allenatore ad invitare tutti a non pensare di aver già vinto. Forse l’Inter è stata ferita ma sicuramente non gli è stato inferto nessun colpo mortale. Anzi. Ora, da brava belva, sarà ancor più determinata a lottare contro la rivale giallorossa. Il primo dei due turni attorno ai quali sono ancora certo che si deciderà lo scudetto è andato a favore dei Capitolini. La Fiorentina ha fermato la corazzata neroazzurra e la Roma ha battuto la fregata, sempre, neroazzurra, dell’Atalanta. Il Milan incredibilmente fermato a San Siro da un ottimo Catania che per poco non è riuscito a tornare a casa con il bottino pieno.
Grazie a questi risultati si rivede in testa alla classifica di serie A una squadra diversa dall’Inter. Erano cinque anni che non accadeva. Mentre ne sono passati ben nove da quando al primo posto c’era la Roma. Erano i tempi del terzo scudetto targato Capello. Ma rispetto a quel periodo la situazione non è proprio la stessa. La squadra di Totti e Batistuta dominò quel campionato. L’acquisto del bomber argentino era finalizzato proprio al tentativo di conquistare il titolo. Stavolta non è così. Ranieri ha preso in corsa una squadra allo sbando. Orfana di Spalletti, di motivazioni, di convinzione, di tattica e di gioco. Ma forse proprio il lavorare in sordina ha permesso questa rimonta così straordinaria. Mentre tutti indicavano Milan e Juventus come le più accreditate a lottare per il vertice insieme all’Inter, il mister testaccino rimetteva insieme i cocci del vaso giallorosso riempiendolo di nuovo vigore, convinzione e soprattutto disciplina tattica. Lontana dalla ribalta del palcoscenico e fuori dalla luce dei riflettori, la Roma, sorniona, ha cominciato ad inanellare una serie infinita di risultati utili consecutivi. Al punto che, se il campionato si decidesse solo con il girone di ritorno, la Roma probabilmente sarebbe già campione d’Italia. Questo cammino così sfavillante, nonostante gli scivoloni di Cagliari, Napoli e Livorno, ha portato i giallorossi in testa alla classifica. C’ è ancora chi non ci crede, chi rimane cauto. Ma anche per questa frenata euforia occorre ringraziare Mister Ranieri. Il fatto di essere romano e romanista gli garantisce quell’esperienza necessaria per gestire un momento come questo. Conosce bene l’aria e la piazza romana. Che però sembra più matura, più consapevole che ancora non è stato fatto nulla. Si. Qualche bandiera è stata tirata fuori da bauli e cassettoni a prendere aria su balconi e terrazze, ma è poca cosa rispetto all’entusiasmo che i milioni di tifosi romanisti stanno covando e sopendo sotto le ceneri mai spente della fede giallorossa.
Significativo anche che il crocevia per lo scudetto passi attraverso due sfide incrociate ma dai sapori simili. L’inter contro la Juve, la Roma contro la Lazio. Quella contro i cugini dovrà essere la prova di maturità. Scollarsi dagli sfottò per approdare a traguardi e ambizioni più ampie e importanti. Il derby non dovrà essere la sfida fra quartieri. La Roma dovrà dare una vera e propria prova di forza. Vincere e convincere. Indipendentemente dal risultato degli altri campi. La Lazio, alleggerita la pressione dello spauracchio retrocessione grazie alla vittoria con il Bologna, potrà concentrarsi sull’unico traguardo rimastogli della stagione: vincere il derby e impedire alla Roma la scalata al quarto scudetto. Stranamente è quello che un po’ accadrà nell’altro big match. La Juventus, anche alla luce delle vicende legate alle nuove presunte intercettazioni telefoniche a carico dei dirigenti interisti, vorrà, con tutte le forze, stoppare ulteriormente l’undici di Mou facendo un favore non da poco ai giallorossi, che chiaramente ringraziano anticipatamente. Oramai da inseguitrice la Roma è diventata lepre. Speriamo abbia la forza mentale per dissolvere quella paura di vincere che anche contro l’Atalanta ha fatto troppo spesso capolino.
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