Quest’anno la capitale ha dimostrato un’apertura maggiore verso la cultura Giapponese. Diverse sono le iniziative romane che hanno avuto come oggetto l’arte nipponica. Dopo il successo della mostra al Museo del Corso, “Hiroshige il maestro della natura”, prorogata addirittura al 13 Settembre per le numerose prenotazioni, e le interessanti iniziative dell’Istituto di Cultura Giapponese, l’ultimo fiore all’occhiello che approfondisce questa magica cultura è l’esposizione “Giappone tradizione e innovazione”allestita alla Casa delle Letterature.
Gli splendidi spazi di questa “Casa”, ospitano l’esposizione che rende omaggio alla cultura giapponese. Essa è suddivisa in tre sezioni tematiche – una più bella dell’altra – Stampe antiche, Artisti contemporanei, e Manga.
La prima sezione è dedicata al periodo d’oro dell’arte Giapponese, l’epoca Edo (1603 – 1867) “un lungo periodo di pace e di isolamento dal resto del mondo, ma non privo di tensioni“. (Lucia Bonazzi, Docente di Storia dell’Arte). Qui gli artisti sono: Kitagawa Utamaro, Hasegawa Sadanobu I, Utagawa Kunisada, Utagawa Kuniyoshi e Utagawa Hiroshige, i maggiori rappresentanti della tecnica incisoria Ukiyo-e (immagini del mondo fluttuante).
Concetto di matrice buddista, fu coniato per sottolineare il carattere transitorio della condizione umana. In seguito, questo termine, andò a delineare uno stile di vita edonistico, in relazione ai divertimenti fuggevoli del teatro Kabuki, delle feste e delle gite praticate da una classe borghese, sempre più istruita ma esclusa dalla vita politica.
In particolar modo Vincent Van Gogh, studiò e si ispirò ad un’artista nipponico, Utagawa Hiroshige, che qui in mostra è presente con un’opera “La sala dalle 33 campate a Fukagawa” (1857), facente parte della serie “Cento celebri vedute di Edo“.
Questi artisti sono diversissimi tra di loro, per tecnica, per soggetto, e per significato. Ogni raffigurazione è “contaminata” da culture differenti debitrici del percorso artistico degli artefici. Dalla formazione londinese di Tomoko Matsumoto si passa a quella newyorkese di Yuko Shimizu. Della prima sono esposte delle “incisioni in bianco e nero che si caratterizzano per l’obiettività antropologica” (Lucia Bonazzi, Docente di Storia dell’Arte). A colpire l’osservatore è l’inquadratura fotografica, si potrebbe dire anche cinematografica dei soggetti raffigurati, dove l’oggetto caratterizzante è la luce posta a creare dei chiaroscuri significanti. L’elemento luminoso utilizzato in questo modo, non è tipico dell’arte nipponica, è posto ad analizzare ogni particolare, come ad esempio il rispecchiarsi dell’acqua, per evocare un colore che non c’è.
Tra gli artisti – tutti di grande valore ed interesse- vale la pena menzionare Osamu Komatsu e Hiroyuki Nakamura. Il primo è difficilmente riconducibile all’universo figurativo dell’Ukiyo-e, in quanto le sue raffigurazioni sembrano uscite fuori da un libro fantasy. Le sue splendide opere sembrano delle fiabe. Questa evocazione è data oltre che dalla tecnica grafica dall’utilizzo sapiente del colore.
Nakamura propone le raffigurazioni più divertenti, in cui il soggetto è un gatto e la sua ombra. Entusiasmante è My Shadow My Friend (La mia ombra Il mio amico), in cui c’è il povero gatto pronto a mangiarsi un piatto succulento, che però è stato “scippato” dall’ombra amica che lo ha fatto rimanere a bocca asciutta!
Una mostra da non perdere che avvicina i romani alla comprensione del Giappone contemporaneo gratuitamente. Elemento non scontato, perché, vi sono delle mostre organizzate da musei più celebri, che fanno pagare il biglietto in modo oneroso, non offrendo la stessa originalità.
Info:
Giappone: Tradizione e Innovazione
Casa delle Letterature, piazza dell’Orologio 3, Roma
27 Giugno – 10 Settembre2009
Ingresso libero dal lunedì al venerdì ore 9.30 – 18.30
Informazioni : tel. 06.68134697 – http://www.casadelleletterature.it/
Le immagini sono tratte dal catalogo della mostra.