E’ così che James Mollison, giovane fotografo nato in Kenya ma cresciuto in Inghilterra, noto ai più per le famose campagne fotografiche della United Colors of Benetton, laureato in arte e design alla Oxford Brookes e in fotografia e video alla Newport School of Art and Design, ha pensato di immortalare le camerette, anche se non sempre definibili tali, dei bambini di tutto il mondo.
L’esposizione è la naturale prosecuzione del volume, definito appunto non un normale libro, ma un libro fotografico, strutturato in modo da catturare l’attenzione di chi lo sfoglia.
Le foto sono state scattate dal giovane fotografo durante i molti viaggi, entrando nell’intimo delle case, scattando istantanee delle camerette dei bambini provenienti da 24 paesi di tutto il mondo.
La vita e le vicende umane dei piccoli abitanti dei luoghi immortalati, raccontata accanto alla foto della cameretta. Per ognuno di essi, un breve testo esplicativo, quasi una breve intervista, che descrive chi è il bimbo ritratto, quali sono le sue difficoltà, le sue esigenze e i suo sogni.
Un modo originale e che fa riflettere per andare in giro per il mondo attraverso gli scatti iperealistici di Mollison, non rimanendo meri spettatori di un luogo, ma entrando nell’intimità, nello stile di vita, nelle difficoltà e nell’innocenza dei giovani protagonisti del libro.
In ogni stanza diversa in cui si accede, si entra in un paese diverso, in un territorio sociale con le sue caratteristiche a volte dure; ci si addentra in storie che sono veri e propri racconti di vita, nel che cosa significhi essere bambino oggi, con i problemi, i dubbi e le contraddizioni sociali che l’infanzia vive nel nostro tempo.
Non solo fotografie quindi, ma documenti intensi e commoventi che nella loro semplice e diretta testimonianza parlano anche delle differenze sociali e di come si debba fare di tutto per abbatterle.
Sfogliando il volume o percorrendo il percorso allestito all’interno dei foyer dell’Auditorium, si compie un personale giro del mondo, incontrando per esempio Ahkôhxet, un piccolo indio Kraho, che dorme per terra in una capanna nella foresta amazzonica; oppure Kaya, una bambina di Tokyo, che ha un armadio pieno di abiti, mentre Bilal, pastore bambino cisgiordano dorme con le pecore nel gregge del padre.
Non c’è una foto simile all’altra, né una camera uguale all’altra, perché diversi sono i bambini incontrati e diverse sono le loro storie e le loro vite.
Una mostra fotografica diversa, che commuove ed emoziona, ideale per fare una riflessione prima di un nuovo Natale, con un pensiero rivolto a tutti quei bambini che non possono aspettare Babbo Natale nella loro cameretta.