Autore: Lana Fiore Falardi
Roma ha un fascino misterioso dato dalle lunghe tradizioni esoteriche che si sono susseguite nel corso dei secoli e di cui oggi possiamo saggiare ancora qualche frammento. Nascosta tra gli alberi secolari e custodita da un porticato imponente si staglia nel cuore di Piazza Vittorio la cosiddetta porta alchemica, ai più conosciuta come “porta magica”, uno dei simboli più importanti che restano della Roma iniziatica del 1600 d.C.
Il Marino DOC, vino bianco dei Castelli Romani, è prodotto principalmente nella cittadina omonima, ma anche a Castelgandolfo e, in parte, nella campagna di Roma. Anche se l’uva è simile a quella del Frascati DOC, il ricercato nettare che ne deriva è assai diverso: il Marino è infatti un vino consistente, robusto, forte e corposo. Queste caratteristiche, come anche la sua gradazione piuttosto elevata, gli derivano dall’esposizione verso il mare dei vigneti, che gli conferiscono un retrogusto salmastro e sapido. Per questo si accompagna bene ai piatti della cucina romana dal gusto più forte, come i carciofi e la frittura…
Il Frascati è il vino più prodotto nel Lazio. Famoso ed antichissimo, vanta il privilegio di essere apprezzato perfino a Buckingham Palace, dove la famiglia reale inglese gli ha riservato un posto esclusivo in cantina. L’origine è antichissima e, naturalmente, la sua fama precede di molti secoli il suo nome e la Denominazione di Origine Controllata. Infatti nel De Agricultura Catone il Censore ne celebra le uve e la procedura di vinificazione, mentre Varrone ricorda le feste tuscolane del vino. Al tempo della Roma papale il vino dorato dei colli tuscolani viene prediletto ai vini stranieri da papa Paolo II…
Aiutateci a ritrovare la strada ‘sperduta’ Alle 21 di ogni sera gli abitanti di via Panisperna e limitrofe, possono ascoltare un lieto scampanio che annuncia l’arrivo della sera. Un’abitudine ormai acquisita dai monticiani che racconta favole lontane: quella della pastorella che si era persa intorno a Roma, pascolando il suo gregge. La leggenda e’ del XVI secolo e narra che, visto che era ormai sera e la pastorella non tornava, furono fatte suonare le campane della Basilica di Santa Maria Maggiore perchè i rintocchi la guidassero a casa. Sembra poi che effettivamente lei non tornò mai più ma le campane continuino a chiamarla.…