Giovedì, 14 Dicembre 2017

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Continuo turn over, desiderio di integrazione e stabilizzazione, contratti flessibili, condivisione, immobili di bassa qualità: gli stranieri residenti in Italia si confrontano col mercato della casa

A Roma il convegno "I nuovi italiani – Casa, lavoro, cultura per l'integrazione" organizzato da Sidief e Banca d'Italia.

Il ventunesimo secolo in Italia ha visto l'arrivo di un nuovo "popolo" proveniente dal resto del mondo. Gli stranieri regolarmente residenti nel nostro Paese sono più di cinque milioni, con una percentuale sul totale della popolazione in linea con il resto d'Europa. A questi vanno aggiunti circa 70mila studenti universitari, il cui numero è raddoppiato in dieci anni. Tra i fattori cruciali e critici dei percorsi di inserimento degli immigrati, vi è certamente la sistemazione abitativa. Una sfera, quella relativa all'accesso alla casa, rispetto alla quale la condizione media degli stranieri fatica ad uscire dalla precarietà, specie nelle grandi città. Questi sono alcuni degli aspetti emersi oggi nel corso del convegno "I nuovi italiani – Casa, lavoro, cultura per l'integrazione" organizzato da Sidief e Banca d'Italia.

Gra ndi città dove peraltro, al centro nord, si concentra la presenza straniera: basti considerare che, a fronte di una media nazionale di stranieri residenti sul totale pari all'8,3% a Milano tale quota si attesta al 19%, a Torino e Bologna sopra al 15%, a Roma e Venezia attorno al 13%. Questo fenomeno non ha interessato allo stesso modo il Paese, ma si è concentrato nelle grandi aree metropolitane del centronord. Il tema abitativo, già oggetto di tensione per i "nativi", assume aspetti problematici per gli immigrati (per lavoro o per studio).
Il 64,7 per cento dei lavoratori immigrati vive in affitto, e il 93 per cento degli studenti stranieri, con un'alta percentuale di sovraffollamento. L'8,9 per cento abita presso il luogo di lavoro e il 7,3 per cento presso parenti e connazionali. Solo il 19,1 per cento (e il 7 per cento degli studenti) vive in una casa di proprietà. Negli ultimi dieci anni gli immigrati hanno comprato circa 850mila alloggi, perlopiù nei piccoli comuni delle aree metropolitane o nelle periferie urbane, con una spesa media di poco superiore a 120mila euro. Negli ultimi anni, anche a causa della difficoltà di avere un mutuo, gli acquisti sono scesi a circa 50mila l'anno, meno della metà rispetto al 2007/2008.

Gli esiti del focus confermano che i lavoratori immigrati nelle nostre città sono protagonisti di un mercato privato dell'affitto con caratteristiche quali/quantitative scarse, soprattutto relativamente a dimensione e qualità dell'alloggio. Quello appannaggio degli stranieri è infatti ancora un mercato immobiliare povero, fatto all'inizio di stanze (spesso anche in condivisione) e poi, col tempo, di micro-case, dove il fattore prezzo costituisce l'elemento centrale: 300-400 euro per una stanza, 700-900 euro per un alloggio, sono i parametri ricorrenti a Roma; analoghi costi per una stanza a Bologna mentre si scende leggermente sui 600-700 euro per l'alloggio.

"Gli stranieri – dichiara Mario Breglia, Presidente SIDIEF - sono in prima fila nella ricerca di una casa da acquistare. Si stima che almeno un milione di persone, in affitto o in coabitazione, abbiano un reddito sufficiente per pagare un mutuo per la casa tra i 600 e gli 800 euro mensili. Questa cifra peraltro consentirebbe anche di pagare affitti a canoni concordati, ma è assente una offerta adeguata sia di mercato che di tipo pubblico.Le ricerche che vengono presentate convergono su un aspetto importante: il desiderio di integrazione e stabilizzazione, meno per gli studenti universitari, con l'Italia vista ancora come una terra di opportunità, oltre che di libertà, di integrazione e di parità di genere. Avere una chiave non apre solo la porta di casa, ma quella della società".

Per quanto riguarda una delle categorie più immediatamente visibili, quella degli immigrati, i dati più aggiornati restituiscono, in relazione al tema della casa, una realtà complessa. Se tra gli italiani più del 67% vive in abitazione di proprietà e solo il 16% in affitto privato, tra i "nuovi italiani", cioè gli immigrati che si affacciano alla società italiana, le percentuali si invertono, con quasi il 65% di utenti che ricorrono al mercato dell'affitto, con una domanda potenziale pari a circa 3,2 milioni di persone.

I casi studio analizzati presentano diversi spunti di interesse: spazi comuni diffusi e vivi, contratti flessibili e omnicomprensivi di servizi, posizione urbana centrale, soluzioni tecnologiche innovative - ma mantenendo strutture originali - il coinvolgimento attivo della popolazione residente. In più, da non sottovalutare, si comprende che l'architettura può fare la differenza: si nota una grande attenzione ai dettagli e al "bello", alla luce e alla vista.

Dai racconti individuali emerge un continuo turn over all'interno di quelle aree della città (centrali, periferiche o suburbane) dove il bene casa è economicamente più accessibile. Inevitabilmente si tratta di aree di bassa qualità ma in qualche modo servite dalla rete del trasporto pubblico. Possono essere i grandi quartieri popolari degradati della città consolidata (nel caso di Roma soprattutto nel quadrante orientale e nel caso di Bologna nella zona a nord della stazione ferroviaria), o le borgate spontanee/comuni minori della estrema periferia collegate da treni regionali o locali.

"Sul tema casa in Italia - afferma Carola Giuseppetti, Consigliere e Direttore Generale SIDIEF - possiamo prendere spunto dalle realtà europee, tenendo però presente che il nostro patrimonio immobiliare ha caratteristiche originali, sia per tipologia, che per distribuzione degli spazi interni e, non ultimo, per la storicità degli elementi. A partire da queste caratteristiche, crediamo si possa lavorare su un modello diverso, che non concentri la nuova domanda in singoli stabili o quartieri, ma favorisca la distribuzione molecolare all'interno dei fabbricati e di più aree urbane. La conseguenza della combinazione delle nuove domande abitative porta a pensare alla opportunità di un nuovo modo di gestione del "servizio casa".

A fronte di un modello tradizionale di abitazione, intesa sostanzialmente come un involucro solido che contiene e protegge spazi destinati a varie funzioni, le esigenze nei "nuovi cittadini" che si affacciano sul mercato della casa inducono a considerare una serie di innovazioni, alcune "materiali", condotte attraverso interventi fisici sugli edifici (nuovi tagli delle unità immobiliari – dalle grandi case alle micro units con sviluppo delle parti comuni - introduzione di servizi in comune, riutilizzo di parti dell'edificio ecc.), altre di gestione e servizio (servizi di ricevimento merce, di custodia, di portierato, nursery, noleggio mezzi di trasporto, accesso alle reti, possibilità di interscambio tra unità immobiliari in luoghi diversi ecc.)

rapp immobiliare 2017Il Lazio è la regione CHE HA FATTO MEGLIO! Presentato da Scenari Immobiliari e Casa.it il Rapporto 2017 sul mercato immobiliare residenziale da cui risulta che nella nostra regione gli scambi sono su del 25 per cento in due anni e i prezzi previsti in risalita fino al 2020!

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Dal centro alla periferia, Roma sarà interessata da circa quaranta appuntamenti di teatro, danza, cinema, fotografia e musica. Questa nuova manifestazione vuole coinvolgere nuovi pubblici e valorizzare la creatività dei giovani artisti, con un programma rivolto alle arti digitali e alla multidisciplinarietà.

 “E’ la Roma d’inverno quella che vi presentiamo oggi - ha dichiarato l’assessore alla Cultura e Turismo Giovanna Marinelli - con un cartellone di eventi, più della metà gratuiti, che tocca 8 municipi della città, coinvolge associazioni nuove e molti talenti emergenti. Una nuova Estate romana in versione invernale con un messaggio chiave: la cultura non va mai in letargo. Abbiamo voluto, come Amministrazione, investire in progetti dedicati principalmente alla creatività e decoro, con un impatto importante sul territorio. Tanti gli appuntamenti che mi hanno particolarmente colpito: come le istallazioni interattive che verranno proiettate da Corviale a Coppedè, o le visite guidate dell’Auditorium di Mecenate con gli interni ricostruiti in 3D. O ancora le Urban experience con i radio-walkshow in vari parchi. Roma ospiterà anche dal 6 all’8 febbraio i Premi degli Indipendenti, 20 anni delle storiche etichette. Così come il Festival di arti digitali e interattive nel quartiere Alessandrino. Numerose inoltre le iniziative di street art che partono a San Basilio con un percorso partecipato che coinvolgerà anche i bambini delle scuole, e Tor Marancia e Tor Pignattara dove sono state già realizzate delle prime opere”.
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Mattina. Circa ore 8:30. Devo fare in autobus il tratto da viale XXI aprile a viale Regina Margherita. Ho appena accompagnato all’asilo il bimbo più piccolo, 1 anno. Con qualche difficoltà e molti nervosismi (vedi la prima parte di questo articolo). Ora tocca alla più grande, 3 anni, che va alla materna.
Alle 8:33 passa un 60 Express. E’ talmente pieno che anche un paio di signori che sprizzano salute rinunciano a fare azione di sfondamento. La mia bambina dice “Troppo pieno”. Ok, aspettiamo il prossimo. Alle 8:54 (21 minuti dopo) arriva un 90 limitato a Porta Pia (!). Nel frattempo alla fermata si sono accumulate almeno una trentina di persone. L’autobus è già pieno come un uovo sodo. Escono poche persone. Una, districandosi e spingendo, dice “Madonna mia, non scende mai nessuno da quest’autobus! Salgono solo!”. E’ un classico prendersela con gli utenti, quelli che alla fine non hanno colpa!
Alla scuola materna di mia figlia si può entrare fino alle 9:00, perciò, nonostante la situazione a prima vista impossibile, non vedendo nessun altro autobus in arrivo neanche sulla tabella informativa, cerco di elemosinare un posticino: “Per favore, fate uno sforzo e vi fate un po’ più avanti? Devo portare la bimba a scuola!” grido da fuori.

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Non è un errore di battitura. Il SERVIZIO dei trasporti pubblici a Roma ha perso il suo significato primo ed è diventato un SEVIZIO dei cittadini. Ecco la mia esperienza di stamattina (27 ottobre 2014).

Mattina intorno ore 8:10. Devo fare in autobus il tratto da Porta Pia a Viale XXI aprile in autobus. Ho due figli piccoli: una bambina di 3 anni e un bambino di 1. Ovviamente il piccolo è sul passeggino e la piccola a piedi. La tengo per mano a malapena mentre spingo a fatica il passeggino (non ho quelli super che si spingono con una sola mano). Arriva il 60 Express, per fortuna piuttosto vuoto. Mentre arriva faccio i calcoli a occhio per posizionarmi dove si aprirà la porta centrale.
Dico alla più grande (sempre solo 3 anni!) di stare attenta e rimanere indietro, la tengo comunque per mano fino a quando l’autobus si ferma. Lascio la bimba e prendo in braccio il passeggino con il piccolo. Si aprono le porte davanti e dietro, ma non la centrale. Aspetto 2 secondi poi chiedo a gran voce di aprire gentilmente. Una signora, che attende un altro autobus, dà dal marciapiede una voce all’autista che risponde qualcosa che non sento. Mi riferisce che le sembra di aver capito che non si apre la porta centrale. Allora col passeggino in braccio (tanto per non perdere tempo) e un po’ di ansia per mia figlia mi avvio verso la porta di dietro dicendole “veloce e attenta, saliamo di qua”.

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Il portale EZ Rome e' una testata giornalistica di carattere generalista registrata al tribunale di Roma - Numero 389/2008
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