PocoDomenico Fioravanti prima delle Olimpiadi del 2004 ad Atene, ecco l’imprevisto, ostacolo inaspettato che si abbatte su una carriera e, ovviamente, sull’uomo. Una diagnosi di ipertrofia cardiaca ha bloccato il nuotatore Domenico Fioravanti, che ha avuto un grande successo alle Olimpiadi di Sidney 2000, portandosi a casa ben 2 medaglie d’oro nei 100 e 200 metri rana. Il destino, però, è capacissimo di mettere il bastone tra le ruote ed ecco allora l’impossibilità di partecipare ai Giochi Olimpici di Atene.

Addio, dunque, ai sogni di gloria nella Capitale della Grecia e un triste finale di carriera. La vicenda di Fioravanti ha comunque interessato il regista Stefano Reali e l’attore Raoul Bova, che hanno deciso di girare una film per la tv, “Come un delfino”, andato in onda, a marzo 2011, su Canale 5.

C’è da dire subito che Reali si è occupato anche della sceneggiatura, mentre Bova vi ha recitato, collaborando pure al soggetto ed alla produzione. I due, evidentemente, ci credevano molto nel progetto, un po’ com’è accaduto ai tempi di “Una storia italiana” (1992), quando la storia narrava le varie imprese dei fratelli Abbagnale nel canottaggio. Eccoli allora tornare a lavorare assieme in una storia diversa, ma neppure più di tanto. L’acqua, infatti, è l’elemento in comune, come anche il fatto di portare sullo schermo storie di campioni dello sport. La voglia di arrivare e di superare gli ostacoli è il leitmotiv che accomuna i due lavori.
AlessandroRoul Bova cropped Dominici, questo il nome del personaggio interpretato da Raul Bova, è costretto ad interrompere la carriera a causa dell’ipertrofia cardiaca e ciò gli procurerà momenti duri di chiusura e di depressione. Dopo un po’ accoglierà la proposta dell’amico d’infanzia Don Luca (Ricky Memphis) di allenare, a Messina, alcuni suoi suoi ragazzi con precedenti penali. Gli inizi non sono dei più semplici, soprattutto per Alessandro che proviene da una realtà diversa ed è ancora scosso da quello che gli è accaduto. Tuttavia, riesce a togliere questi ragazzi dai pericoli della strada e della malavita locale e, dopo 3 mesi di allenamenti, porta la squadra a vincere i Campionati Italiani Assoluti di Roma (il film tv è, in parte, ambientato nella Capitale) nella staffetta 4 x100m stile libero.
Alla fine, a vincere sono un po’ tutti, dai ragazzi sbandati, fino allo stesso Alessandro, che troverà un altro scopo per combattere, diverse motivazioni e soddisfazioni. Ognuno porterà a casa la sua personale vittoria. Una malattia non può impedire la fine dei progetti di vita se, allo stesso tempo, permane la voglia di lottare e di farcela. Per il campione di nuoto, tutto ciò è rappresentato da questi ragazzi, uno stimolo forte per tornare a lottare e, alla fine, a vincere. Non sarà una medaglia d’oro all’Olimpiade, ma qualcosa di più duraturo e profondo; questo perché Alessandro riuscirà a mandare via i fantasmi del passato. Quali? All’età di 12 anni ha dovuto affrontare la tragedia del padre, che è annegato a causa dell’affondamento della sua barca. Il ragazzino si è sentito il responsabile dell’accaduto, perché non è riuscito a portare in salvo il papà. Vincere le gare significava per lui quasi un rimedio al dramma della morte del padre. Allenare quei ragazzi in difficoltà, ha significato il definitivo riscatto e l’addio ai sensi di colpa, che lo hanno così tanto oppresso negli anni.
Il successo di ascolti ha decretato anche la progettazione del sequel di “Come un delfino”. Il nuovo film tv, girato fra Roma e Malta, dovrebbe essere trasmesso in tv nei primi mesi del 2013. Tuttavia, alla regia non ci sarà più Reali, che è stato sostituito da Franco Bertini. Il cast sarà sempre lo stesso, ma con l’aggiunta di Giulia Bevilacqua, che interpreterà la parte di Anna, una caparbia giornalista che finirà per innamorarsi del protagonista.
Quello che conta è, però, il messaggio di queste fiction e non la valenza estetica, le tecniche di ripresa, ecc… C’è da dire che sono sempre parecchio seguite da persone di tutte le età e ciò a causa della facile fruizione e di un cast formato da attori già conosciuti al grande pubblico. Qui c’è lo sport di mezzo e la voglia di continuare a lottare, nonostante gli imprevisti e le avversità. Nella mediocrità di questi tempi, nella crisi dell’economia ma anche e, soprattutto, dei valori, accontentiamoci allora di far passare il messaggio che, possiamo dirlo, è già qualcosa…

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