Giovedì, 22 Febbraio 2018

adelmo_toglianiTopos o stereotipo? Qualunque sia la risposta, fatto sta che le comunità straniere, soprattutto se provenienti da paesi lontani – per non usare il termine ormai consunto di “extracomunitario” - , sono diventate materiale ricco e prezioso per intessere nuove storie nel mondo del cinema e della fiction, o per affrontare il tema della diversità culturale con l'arma dell'ironia e della comicità. Fra tutti, il topos per eccellenza sembra essere quello del ristorante indiano (anche più di quello cinese, incredibile!), dato che ben due fiction – una completamente incentrata sul tema come “Sweet India”, l'altra toccando marginalmente l'argomento come la 5ª serie di “Un medico in famiglia” - hanno deciso di confrontarsi col magico mondo del pollo tandoori e del roti. Facendo diventare così questi ambienti apparentemente esotici uno spaccato di vita quotidiana del Bel Paese e soprattutto della Capitale, come ci racconta proprio uno degli autori di “Sweet India”, Adelmo Togliani, prossimamente anche in teatro a Roma con il suo testo “Io, Clarence”.

Sicuramente “Sweet India” segue la scia di successi d'oltralpe come “Sognando Beckham” o “Monsoon wedding”, con la necessità di caratterizzarlo però come italiano, se non proprio romano, visto che la fiction si svolge a Roma. In che modo lo avete fatto?
 
Senza dimenticare “East is East” dal quale “Sweet India” prende molti spunti. In realtà all'inizio doveva essere un negozio di tappeti pensa un po'. Trovavo che la location ristorante incasinasse alquanto le riprese. Ma nella mia testa quando elaborai per primo il concept della serie avevo delle immagini di alcuni negozietti della stazione Termini un po' tristi, cupi. Dove gli affari non vanno proprio a gonfie vele, pochi clienti, la maggior parte connazionali (indiani) e qualche turista per caso o romano che entra per sbaglio. Proprio per questo rafforzava l'idea di riscatto di tutta la famiglia. Partendo dai più giovani però, ovvero dai tre figli. Che mano a mano avrebbero sempre più migliorato il business con nuove soluzioni e sempre contro il parere del padre. Tutto questo avvicinava i 'nostri' ai romani senza una contaminazione verbale ma fatta più di modi di fare e gestualità globalizzata.

adelmo_togliani_colore_ezromeMalgrado l'etnia prescelta, fra gli attori non c'è nessun indiano. Questo ha portato inevitabilmente a "reinventare" l'appartenenza a questa etnia, cosa che in una fiction è ben lecita. Ma non c'è un po' il timore di rimanere vittime degli stereotipi?
 
Difficile trovare attori indiani in Italia sono sincero....facemmo un mucchio di provini e dovemmo desistere. Però la scelta di Shel [Shapiro, l'ex cantante dei Rokes che nella fiction interpreta il nonno saggio] che avevo in testa da tempo era inevitabile e secondo me azzeccatissima! Sugli altri si è cercato di adattare. In fondo anche il Peter Sellers di Hollywood Party, il miglior finto indostano della storia del cinema, era inglese!
 
Il cuoco del ristorante è cinese (tra l'altro interpretato da un giapponese, Taiyo Yamanouchi), apparentemente una situazione surreale ma che in realtà si presenta non raramente nei ristoranti, non solo etnici. Secondo te siamo di fronte alla nascita di una nuova cultura culinaria, a cui dovrà cedere anche la carbonara?
 
(Ride) In realtà i cuochi stranieri non hanno niente da invidiare ai nostri e soprattutto le ricette son destinate a rimanere le stesse sempre a condizione che i prodotti, parlo ovviamente di materia prima, siano quelli della nostra terra. In fondo la differenza tra una margherita di Pizza Hut e quella del ristorante S. Marzano la fanno il pomodoro, il grano, l'acqua e la farina di cui è fatto l'impasto. P. S.: adoro la cucina indiana

Sia Stefano Sarcinelli - uno degli autori della fiction, insieme a te e Carola Silvestrelli - e il sopracitato Taiyo lavorano ora a "Freschi di tintoria", un programma comico dove la rappresentazione di diverse etnie e culture ha un notevole spazio. C'è quindi da parte vostra un interesse specifico e un discorso da portare avanti anche in altri progetti?

 
Magari! Certe volte guardando la TV penso che non siamo pronti, certe volte penso di sì. Credo che cast multi-etnici saranno concepibili quando nella nostra società vedremo - anche nel mondo del lavoro - più figure di altri paesi ai posti di comando. Intendo quindi in un'azienda piuttosto che in una piccola impresa o anche in un call center tanto per fare un esempio. Di conseguenza mancano le storie che coinvolgono soggetti stranieri comunitari o no. Non credo che il problema però sia politico, quelle cose da bar del tipo: "La Lega non li vuole! E quindi la Rai preferisce non vedere cast del genere." Credo che sia più una questione culturale appunto e poi di modelli televisivi che devono ancora attecchire. Anche un eroe di serie che non sia italiano può fare molto....sposterebbe il centro di interesse da sederi e ilarità a temi seri come integrazione e comunione.

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Il portale EZ Rome e' una testata giornalistica di carattere generalista registrata al tribunale di Roma - Numero 389/2008
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