Domenica, 21 Gennaio 2018

Forse tu non ne sai niente artNel suo romanzo d’esordio Le vite sghembe (Ensemble, 2012) Francesco Zanarini ha ritratto in modo lucido e ironico la generazione del precariato inteso come condizione socio-esistenziale. A distanza di quattro anni lo scrittore romano pubblica per L’Erudita Forse tu non ne sai niente, vivace spaccato di una Roma est tra vita e malavita.


Corre intorno alla città il Grande Raccordo Anulare, tracciando il confine di una periferia che mastica verde e sputa cemento in una crescita senza sosta. L’Iperboutique Charme è il prossimo avamposto in questa guerra di conquista edilizia del “Sultano dei mattoni” Alvaro Manbassa, che non avrebbe mai pensato di dover espugnare una vecchia palazzina per realizzare il nuovo progetto. La novantenne Angelica Filz, tra una Lucky Strike e l’altra, si barrica infatti nella propria casa nel tentativo di difenderla assieme alla giovane vicina Giada. Con la sua resistenza personale l’inossidabile signora, che ha vissuto sulla propria pelle l’occupazione nazista e i bombardamenti della capitale, riuscirà a mettere in crisi un sistema dove “con i soldi si possono addomesticare anche i dinosauri”.
Ha uno spiccato gusto per la caratterizzazione dei personaggi Francesco Zanarini, cui sa attribuire tratti personalissimi, quasi cinematografici. Può essere il bastone agitato in aria dalla signora Filz oppure lo sguardo di disapprovazione del Sultano sui reperti archeologici che disturbano la costruzione dell’ecomostro. In ogni caso sono esilaranti, indimenticabili, e fanno di Forse tu non ne sai niente un romanzo su una città che sa sperare e rinascere anche ai margini di se stessa.

Signor Zanarini, nel suo precedente romanzo Le vite sghembe ha descritto il mondo del precariato giovanile. Ora, in Forse tu non ne sai niente l’instabilità sembra essere una condizione cronica che non ha limiti di età o condizione sociale.
FZ: Le vite sghembe e Forse tu non ne sai niente sono in realtà due romanzi profondamente diversi. Il primo punta i riflettori sull'assenza di opportunità per i giovani, soprattutto quelli che hanno idee, che sempre più spesso cercano un orizzonte fuori dai confini del nostro Paese. Forse tu non ne sai niente è una storia trasversale che attraversa tre generazioni raccontando luoghi e persone che già si trovano oltre il “confine”, simbolicamente rappresentato dal Grande Raccordo Anulare, cioè nelle estreme periferie di Roma.
Se vogliamo necessariamente trovare un’analogia, credo si debba individuare nel valore delle persone e nella centralità dell’individuo che, nel primo caso subiva un esilio, in questo nuovo romanzo invece riscatta non solo se stesso ma anche i luoghi in cui vive. Forse tu non ne sai niente è infatti una storia di rinascita e speranza in un mondo sospeso: la periferia di Roma est.

Tra la giovane Giada e l’ultranovantenne signora Filz si instaura un emblematico rapporto generazionale. Cosa trova l’una nell’altra?
FZ: La signora Filz è una persona comune che porta in sé il bagaglio enorme di un secolo di esperienze vissute. La guerra e la fame, la lunga lontananza dal marito impegnato sul fronte, il nazismo, con l’occupazione e i bombardamenti su Roma. Sacrifici fatti per costruire una vita. Quello che le rimane è una vecchia casa piena di ricordi, ora minacciata dall’avanzata delle periferie dove uno spregiudicato imprenditore ha progettato di costruire un mastodontico centro commerciale, proprio nel suo giardino. Quest’ultimo non avrebbe mai immaginato che l’unica a tenergli testa sarebbe stata una cocciuta vecchietta con il suo tenace attaccamento alle cose semplici e vere, quelle che non è possibile comprare. Ciò la rende in grado di mettere in crisi il potente costruttore e la sua scala di valori. Tuttavia non potrebbe mai farcela senza l’aiuto di Giada, giovane neolaureata in filosofia, un po’ svampita, che sbarca il lunario scrivendo frasi per i biscotti della fortuna. La ragazza è divisa a metà tra il mondo tumultuoso dei coetanei, che brilla del vuoto luccichio di una società vanitosa e feroce, e le memorie di un passato lontano raccontate dalla signora, che nascondono lezioni capaci di stregarla. Fino al punto di farle passare notti insonni alle prese con il disseppellimento di una Moto Guzzi sotterrata dal marito della Filz per nasconderla ai tedeschi settant’anni prima.
Le due donne sono separate dalla distanza di molte generazioni e quando s’incontrano non si rendono conto da subito quanto avevano bisogno l’una dell'altra. All’inizio le difficoltà a capirsi saranno enormi, ma la capacità di ascolto reciproco fornirà a entrambe la chiave di volta delle loro esistenze.

Il suo ultimo romanzo è anche una colorita galleria di personaggi che rappresentano vizi e virtù di tanti italiani. Ce ne può parlare?
FZ: La gente è il più grande spettacolo del mondo, ha scritto Bukowski. I personaggi di Forse tu non ne sai niente sono una specie di mappa di Roma con i suoi tic e le sue assurde contraddizioni. A San Basilio un rispettato spacciatore cavalca una Kawasaki Ninja verde pisello, ma deve salvare il figlio dai servizi sociali. Sopra la diga di Castel Giubileo un informatico pentito, oggi coraggioso panettiere, sorveglia la città dall’alto. Per le strade di Tor Tre Teste un giovane rampollo della Roma bene va in giro su una Mercedes SLK con un Rolex al polso, ma è segretamente innamorato di una bassista punk che suona nei centri sociali. In uno scantinato della Prenestina un incorruttibile perito filatelico falsifica francobolli, ma solo per vendetta. E ancora, una maliziosa ventenne arriva da Milano a Garbatella, determinata a sfondare nel mainstream televisivo. Ma uccide qualcuno per sbaglio. Un navigato banchiere palermitano gestisce il traffico della Coca romana, ma si annoia. Un superstizioso capocantiere, ossessionato dal denaro, s’accompagna a una ricca donna sfaticata seccatrice affetta da capricci nobiliari che lo tratta come un dipendente. In effetti, lo spettacolo più divertente è quello di scavare nei comportamenti umani, dove si può rintracciare un’enorme varietà di grotteschi modi di agire finalizzati a trovare bizzarre strategie per mettersi in salvo. Da cosa poi? Solo da noi stessi, come ci spiegherà la signora Filz.

Le periferie sono spesso considerate un punto d’osservazione privilegiato della realtà contemporanea. E’ per questo che ha scelto come ambientazione Roma est?
FZ: Sulle periferie di Roma c’è una vasta letteratura che va dai romanzi alle opere cinematografiche. Dalla Roma post-bellica e provinciale fino alla grande trasformazione rappresentata da Pasolini. Chissà se a quest’ultimo sarebbero piaciute le periferie di oggi, grumi di palazzine fatte in serie addossate a grandi centri commerciali. La scelta, tuttavia, non è mossa da intenti polemici né intellettuali. Di solito quando si parla di periferie ci concentriamo sulle loro condizioni fisiche. Degrado, è la parola più utilizzata. Forse questo spiega il senso deviato di un sistema in cui la città centrale interviene sul perimetro, la periferia, e interviene solo fisicamente, con questa o quella riqualificazione edilizia, dimenticando di lavorare sulle persone.
Quando quel terreno agricolo, su cui la signora Filz ha costruito la propria casa decenni prima, diventa edificabile e si trasforma nella periferia, acquisisce valori sociali e urbani, portandosi dietro i problemi, il fango, ma anche gli anticorpi della rinascita: le persone. Nelle strade di Roma est si possono trovare esempi reali di tentativi di rinascita dove l’identità degli individui è più forte di quella dei luoghi.

Perché il titolo Forse tu non ne sai niente?
FZ: Roma è una città meravigliosa, spietata e indifferente. Ti ci puoi perdere dopo trent’anni che ci vivi, in un quartiere di cui ignoravi l’esistenza, oppure ritrovare te stesso in un pomeriggio assolato di ottobre appoggiato a un muro che sta lì da millenni. Per lei, comunque, sarai sempre solo uno di passaggio.
Ettore Scola, nel film Gente di Roma, dice che la città ha un modo particolare di comportarsi con gli extracomunitari: non li ama, non li odia, semplicemente li ignora. A volte sorge il dubbio che questa indolenza e indifferenza, i romani la applichino anche a se stessi e a tutto quello che succede intorno. Le distanze della grande città si trasferiscono in distanze tra le persone concentrate su se stesse, distratte. Giada troverà un approdo tranquillo solo nella signora Filz, nella sua forza bisbetica, nel suo altruismo scorbutico ma sincero. Ho utilizzato queste due donne per ricordare, prima di tutto a me stesso, quanto ascoltiamo e capiamo poco degli altri. Quanto, di loro, forse non ne sappiamo niente.

Forse tu non ne sai niente
di Francesco Zanarini
Edizioni L’Erudita

 

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