Mercoledì, 17 Gennaio 2018

Ti potrebbe anche interessare

Sport

Calcio sì, ma non solo! La Capitale offre eventi sportivi per tutti i gusti e le passioni. Il tifo è ammesso, ma il fair play è d'obbligo!

I numerosi teorici della partita perfetta, quella inchiodata sullo 0-0, la patta degli scacchi, avranno lo sguardo smarrito nel vuoto dopo aver visto Inter-Roma. Uno spettacolare 5-3 per i nerazzurri, condito però da una imbarazzante leggerezza dei reparti difensivi. Del resto la filosofia di Leonardo è chiara: non preoccuparsi più di tanto degli avversari e fare almeno un gol in più. A livello pratico, successo pesantissimo: la possibilità di vincere il recupero di Firenze proietta i nerazzurri ad un teorico secondo posto in classifica, a soli due punti dal Milan. Nella settimana della svolta americana invece la Roma non fa il salto di qualità: i punti buttati contro il Brescia, ora una sconfitta che ridimensiona in maniera forse definitiva le ambizioni scudetto. L'aria di gol si respira già vedendo gli schieramenti, peraltro ampiamente annunciati. Nella specularità tattica, basta analizzare i vertici avanzati del rombo in mediana: da una parte Sneijder, dall'altra Menez, due che sostanzialmente se ne fregano della fase di interdizione. Obbligato il tandem d'attacco della Roma: Totti influenzato, giocano Borriello e Vucinic. Più interessante la scelta di Leonardo: Milito non viene bocciato, intanto però va in panca a vantaggio di Pazzini, che fa coppia con Eto'o. Schieramenti polveriera, basta accendere la miccia. Poche battute e ci pensa Sneijder a sbloccare la gara, con uno splendido sinistro che manda la palla proprio all'incrocio dei pali. E' l'inizio di una girandola di emozioni che caratterizza il primo tempo. Detto del pareggio di Simplicio, ultimo tramite di una bella azione manovrata sull'asse Vucinic-Cassetti, risparmiano al lettore lo stucchevole, lungo elenco delle occasioni, analizzando solo gli episodi salienti. Nella Roma Borriello è perfetto nel ruolo di sponda, creando le premesse per parecchie situazioni interessanti, mentre Vucinic soprattutto quando parte da destra, è ottimo regista offensivo. Nell'Inter Eto'o e Sneijder non sono mai banali quando creano gioco, mentre Maicon a destra è la classica spina nel fianco. Nel turbinio di situazioni, paradossale però che gli uomini chiave siano i portieri. Julio Cesar è sensazionale in un triplo intervento (tutto in una azione) su Borriello e Menez, Julio Sergio invece è leggero su un sinistro privo di grosse pretese di Eto'o che sigla il 2-1. La ripresa è tatticamente meno interessante, ma più pirotecnica a livello di occasioni. Facciamo la premessa che il sei in pagella a Julio Sergio dopo le critiche precedenti e giustificato da una serie di interventi prodigiosi del portiere su una serie infinita di conclusioni ravvicinate interiste. L'altra svolta è l'espulsione di Burdisso, che becca il rosso per fallo su Pazzini e concede a Eto'o il rigore del tris. Roma alla deriva, soprattutto dopo il colpo di testa sotto misura di Thiago Motta che cala il poker. In realtà la gara finisce qui. Solo un inspiegabile calo della difesa dell'Inter arricchisce il tabellino: Vucinic è lesto del deviare in rete una punizione di De Rossi, quindi è Loria (dentro per Menez), a ribattere in rete una palla respinta dal palo su colpo di testa di Juan. Qualche minuto di preoccupazione per Leonardo, ma di fatto ad ogni accelerazione l'Inter dà la sensazione di affondare: conseguenziale la rete di Cambiasso per il 5-3 finale.

kostnerNon c’è altro sport al pari del pattinaggio sul ghiaccio, capace di farci sognare, sia dal vivo che in tv, di farci vedere coloro che piroettano sulla liscia lastra candida come se volassero, leggeri e liberi come l’aria.
Domenica prossima, il 5 febbraio 2011, eroi ed eroine del ghiaccio, star e campioni internazionali, volteggeranno e ci faranno sognare ad occhi aperti dalla pista del Palalottomatica di Roma.

Il Golden Celebrities on Ice, le medaglie olimpiche e i campioni del mondo a Roma, in onda su Rai1 nel giorno di S. Valentino, presenterà al pubblico del palasport e a quello televisivo , un entusiasmante pout pourrì  di musica e sport, a cui prenderanno parte i più grandi nomi del pattinaggio mondiale e del panorama musicale italiano.

Leggi tutto...

La storia si sta ripetendo da troppo tempo per essere casuale. La Roma non va oltre il pareggio contro il Brescia e per l'ennesima volta dilapida punti fondamentali per la rincorsa alla vetta contro una 'piccola'. Il tutto affermato con rispetto per la gagliarda squadra di Iachini, uscita imbattuta con pieno merito. Il potenziale tecnico della squadra di Ranieri è ormai esaltato fino alla noia, ma spesso ci si dimentica dell'aspetto mentale, vero e proprio tallone d'Achille dei giallorossi. Inoltre va segnalato il regalo di un tempo ai bresciani, frutto anche di una scelta tattica iniziale di dubbia riuscita. Ranieri opta per un tridente pesante Totti-Borriello-Vucinic, e la soluzione si rivela problematica. Una lunghissima fase di rodaggio, praticamente durata tutto il primo tempo, nel quale i tre finiscono spesso per ostacolarsi. Solo Vucinic torna a cercare un po' di spazio tra le linee, solo Vucinic si crea, anche se occasionalmente, una chance importante: una rovesciata in piena area, con salvataggio sulla linea di Hetemaj. Per il resto, bisogna aspettare qualche palla inattiva, o una botta dalla distanza di Cassetti per vedere qualcosa. Una apatia tattica ed agonistica della Roma che favorisce la tattica del Brescia. Il figliol prodigo Iachini non prepara alchimie particolari: fraseggio stretto in mediana, reso abbastanza comodo dalla superiorità numerica evidente, buon presidio delle fasce. Questo in fase di contenimento. Per offendere, cosa che nei primi 45' comunque non riesce mai, Diamanti a destreggiarsi tra le linee ed Eder solo a combattere contro i centrali della Roma ed una trappola del fuorigioco che lo incastra impietosamente. Visto l'atteggiamento del Brescia, Ranieri inizia la ripresa con quattro punte. C'è Menez per Simplicio, ed il giochetto, se non altro per la parte iniziale della frazione, funziona. La squadra è più vogliosa e gioca venti minuti di ottimo livello. Una traversa di Vucinic con un gran sinistro da posizione decentrata, poi la rete: la 'conquista', nel senso letterale del termine, Borriello, determinato nell'andare al destro ravvicinato in mischia. Una punizione di Totti, che stampa la palla contro la traversa, è lo spartiacque della gara della Roma. L'ingresso di Lanzafame per Zanetti conferisce al Brescia maggiore tono offensivo. Da Ranieri ci si aspetta una contromossa che non arriva, la squadra è spezzata e paga la libertà di azione dei bresciani: il pari è di Eder, che colpisce di testa su invito di Hetemaj. Roma sparita, e per poco non ci scappa lo choc finale: il destro di Lanzafame nel più classico dei contropiede si ferma però contro la traversa.

Il Milan non riesce a scrollarsi di dosso la Lazio. Non va oltre lo 0-0 nell'anticipo della 23/a giornata e rallenta la propria fuga. Un risultato giusto, non tanto per il numero di occasioni create (decisamente favorevoli ai rossoneri) quando per la spigliatezza con cui i biancocelesti hanno saputo fino in fondo tenere testa con personalità alla capolista, apparsa a lungo in difficoltà sul piano del gioco e delle idee. Costretto a rinunciare a van Bommel e Ambrosini, Allegri ha provato a ridisegnare la squadra mettendo Thiago Silva vertice basso in mediana e Flamini ed Emanuelson al suo fianco. Decisione praticamente obbligata viste le quasi inesistenti alternative (l'unica era Merkel) ma che, di certo, non ha aiutato il Milan, a lungo pericoloso esclusivamente con delle verticalizzazioni o con delle giocate estemporanee di Pato e Ibrahimovic. La Lazio l'ha capito e, almeno per un tempo, non ha mai sofferto. Attenta nelle marcature e nel fuorigioco è mancata solo in attacco dove i rifornimenti per Kozak e Sculli sono stati inesistenti, complice anche una serata di scarsa vena di Hernanes. Il Milan ha provato a cambiare marcia nella ripresa ma non è stato fortunato. Sempre e solo in contropiede, prima si è visto negare il vantaggio da un doppio palo su un destro dal limite a colpo sicuro di Ibrahimovic e poi ha dovuto fare i conti con Biava attentissimo a respingere un diagonale di Robinho che aveva superato Muslera. Passata la paura la Lazio ha abbassato il baricentro e non ha più rischiato. A nulla è valso il tentativo di Allegri di inserire nell'ultima mezz'ora dentro Cassano. Il talento barese non ha mai trovato lo spazio giusto per smarcarsi o liberare Ibrahimovic e, così, nel finale il Milan non è andato oltre mischie confuse sempre concluse con scarsa precisione e lucidità. Da sottolineare, infine, lo sfortunato l'esordio in rossonero di Legrottaglie, finito in ospedale assieme a Bonera per colpa di una ginocchiata di Kozak, non punita col secondo giallo da un incerto Damato. L'ex juventino ha riportato un trauma cervicale. Non è andata meglio a Bonera che ha riportato un leggero trauma cranico per una gomitata al volto che, fortunatamente, ha escluso fratture. Le loro condizioni, ha detto anche Allegri nel dopo partita, sono da verificare con calma.

LAZIO - FIORENTINA  2-0

Tre indizi fanno una prova, quattro gol in poco meno di duecentocinquanta minuti di utilizzo in campionato fanno un centravanti vero. Libor Kozak è il serial killer della Fiorentina: il lungagnone ceco della Lazio, già risolutore nel match d'andata, porta altri tre punti a Reja, mettendo alle spalle la mini crisi biancoceleste di inizio 2011. Un successo che rilancia i capitolini e acuisce la fragilità psicologica dell'undici viola, alla disperata ricerca di leader sia tecnici che emotivi oltre che di una qualità di gioco ancora latitante. I due tecnici devono attingere alle rispettive panchine: padroni di casa senza Dias, Zarate e Rocchi, ospiti privi di Frey, Vargas, Natali, Jovetic con il caso Mutu ancora in sospeso. Mihajlovic non modifica il 4-3-3 ma lascia in panchina D'Agostino, affidandosi a Donadel basso con Montolivo e Santana intermedi. In casa Lazio la scelta ricade su un pressoché inedito 4-4-2 che vede in Gonzalez e Mauri gli atipici esterni al servizio di Kozak e Floccari. Il primo pericolo porta la firma di quest'ultimo, che riceve leggermente defilato sulla destra in area e fa partire una conclusione secca su cui Boruc è reattivo. La respinta del polacco provoca un corner su cui il duo Biava-Mauri non trova il tempo per la girata dopo la spizzata di Kozak, concedendo la presa all'estremo ex Celtic. La gara di Diakitè, in campo per sostituire Dias, dura appena 13 minuti: il centrale esce per un problema muscolare, al suo posto Stendardo. La Fiorentina si fa viva al 21' con Ljajic, punizione a giro ben calciata che si spegne di poco a lato. Quattro giri d'orologio più tardi è Gulan, scelto da Mihajlovic per rilevare lo squalificato Pasqual, a salvare i suoi. Radu scende bene palla al piede, tocco profondo per Mauri e cross calibrato al millimetro del centrocampista per Kozak, anticipato in maniera provvidenziale dall'esterno serbo. Il primo tempo scivola via senza sussulti clamorosi, eccezion fatta per un gran mancino di Cerci messo in corner da Muslera e per un destro sporco di Gonzalez respinto da Boruc. La seconda brutta notizia di giornata per Reja arriva da Floccari: problema al ginocchio per il vibonese, al 38' entra Sculli. Dal tunnel degli spogliatoi non esce Ljajic ma D'Agostino che va a posizionarsi in regia, con Santana defilato a sinistra nel tridente d'attacco. Il primo quarto d'ora della ripresa vede i gigliati portare una pressione costante ma sterile, con i capitolini apparentemente sulle gambe. L'episodio che muta gli equilibri arriva al 23'. Radu va via centralmente e imbuca per Kozak, bravissimo nel lasciar correre il pallone sul destro all'ingresso in area: Kroldrup lo abbatte, rigore ineccepibile e giallo per il difensore. Sul dischetto va proprio il centravanti, botta ad incrociare che spiazza Boruc per il vantaggio. E' il colpo che stende la Fiorentina, incapace di reagire. Minuto 28, Mauri è lestissimo e ruba palla sulla linea mediana dando vita ad un quattro contro due gestito alla perfezione da Brocchi e Sculli. L'ex milanista porta palla e scarica sull'ultimo arrivato in casa Lazio, il cui traversone mancino è un invito che Kozak non può rifiutare: colpo di testa a porta spalancata, prima doppietta in Serie A e titoli di coda su una partita che rilancia, seppur momentaneamente e in coabitazione con il Napoli, i capitolini al secondo posto in classifica. Resta nel limbo delle proprie debolezze la squadra di Mihajlovic: i punti di vantaggio sul Cesena terzultimo rimangono sei e l'incontro ancora da recuperare contro l'Inter è soltanto una magra consolazione.

BOLOGNA - ROMA   / - /

La Roma deve rimandare il proprio inseguimento al Milan. L'abbondante nevicata caduta su Bologna le ha impedito di provare a espugnare il Dell'Ara. Ma la squadra giallorossa torna, comunque, a casa col rimpianto per aver sprecato 16'. Il tempo che c'è voluto all'arbitro Banti per capire che su un campo completamente innevato fosse impossibile giocare. Per fortuna che a richiamarlo tempestivamente abbiano pensato Ranieri e Malesani che si sono, giustamente, preoccupati per l'incolumità dei propri giocatori, col passare del tempo sempre più a rischio infortunio visto il gelo e la precaria stabilità. In campo si è visto ben poco. La Roma, perso all'ultimo minuto Borriello, dopo Menez, per un problema alla schiena, si è resa pericolosa solo con un tiro a giro del suo sostituto, Vucinic, che, però, non ha inquadrato la porta. Il Bologna ha replicato con un sinistro telefonato di Meggiorini e un bel colpo di testa di Di Vaio che ha costretto Julio Sergio alla deviazione in angolo. Poi poco altro con le due squadre praticamente incapaci di far girare la palla con velocità e precisione. Quindi giusto così, anche per la regolarità del campionato. Restano incomprensibili solo i 16' fatti disputare da Banti quando già prima dell'avvio, posticipato di 11', si capiva che il pallone sul terreno non avrebbe mai rimbalzato a sufficienza. La partita potrebbe ripartire dal 16' pt il 23 febbraio. "Le due società sono in ottimi rapporti e troveranno facilmente un'intesa - ha detto Giampaolo Montali, coordinatore della Roma - grazie al cielo noi siamo impegnati su tutti i fronti e la prima data disponibile è il 23 febbraio". In quell'occasione si disputerà, alle 18.30, anche Fiorentina-Inter.

roma_scudetto_pROMA - CAGLIARI  3-0

Anche se dovesse durare lo spazio di poche ore (tutto dipenderà da Lazio e Napoli), respirare l'aria del secondo posto non potrà che fare bene alla Roma. Dà il senso della rimonta in via di compimento, aiuta psicologicamente. Gli uomini di Ranieri non giocano un grande calcio: compattezza, non brillantezza, ma arriva un netto 3-0 al Cagliari frutto di quantità e- vedere splendido 3-0 di Menez - qualità. Cagliari penalizzato oltre i propri demeriti: la squadra di Donadoni gioca una partita dignitosa, ma po' troppo platonica, finendo poi per inchinarsi ai propri errori. Dicevamo dell'atteggiamento iniziale della Roma, accompagnato da un dilemma. Ranieri più umile o concreto? Il tecnico, come accaduto nel derby, qualche sorpresa la riserva. Nella fattispecie un 4-4-2 che prevede Totti e Borriello di punta, ma non contempla Vucinic e Menez. Un centrocampo solido, segno di grande rispetto per gli avversari o forse, chissà, di non totale fiducia nella tenuta difensiva dei suoi. Pensieri di cui è sgombra la mente di Donadoni, che opta per Nenè al posto di Matri, ma lascia invariato un modulo a due punte: Cossu è libero di svariare sulla trequarti, consueta regia di sostanza affidata a Conti. La rete di Totti su calcio di rigore (ben tirato, legnata sotto la traversa) per una trattenuta di Canini su De Rossi, fa da spartiacque al primo tempo. La fase iniziale è interpretata meglio dal Cagliari: in particolare, le continue discese di Agostini e Pisano creano patemi alla retroguardia giallorossa. Altro episodio, una grande parata di Julio Sergio su conclusione di Cossu. Dopo il gol invece, un po' meglio la Roma, invitata a distendere la manovra dai maggiori spazi a disposizione. La migliore occasione per il raddoppio è sul sinistro di Borriello, ma Agazzi è reattivo. Da segnalare anche la preziosa opera di cucitura tra i reparti di De Rossi, abile in un salvataggio difensivo su Acquafresca. Nella ripresa, buoni venti minuti del Cagliari. La Roma non sale più, subendo la pressione dei sardi. Non ci sono grosse occasioni, perché De Rossi è schermo efficace, mentre Mexes le prende tutte, e non solo nel gioco aereo. L'entrata di Menez e Vucinic, come accaduto con la Lazio, coincide con la svolta. I due si esaltano negli spazi, anche se va detto la semplificazione del lavoro la offre Agazzi: appena dopo il loro ingresso, il portiere è a dir poco incerto su un colpo di testa di Juan, consegnando a Perrotta la palla del facile raddoppio. Monumento all'incostanza per l'estremo difensore, che aveva appena tolto dall'incrocio dei pali una sassata di De Rossi. Sul doppio vantaggio, tutto in discesa per la Roma, tutto in discesa per Menez, che lanciato da Vucinic, elude con una doppia finta Agazzi e stampa il tabellino.

corsaAd aprire la XII edizione della Corsa di Miguel, quest’anno arriva direttamente da buono Aires, Elvira Sanchez Miguel, la sorella più giovane dell’atleta poeta desaparecido cui è intitolata la corsa. Queste le parole di Elvira, contattata a pochi giorni dalla sua partenza: “Sono felice e orgogliosa di raggiungervi e dell’allargamento alle biciclette della corsa di Miguel. E che questa sia un’edizione molto femminile. Il mio cuore è già con voi, non vedo l’ora di esserci.”

Leggi tutto...

Con un autogol a 1' dalla fine ed un altro pizzico di fortuna (un'azione viziata da un doppio millimetrico fuorigioco, di Adriano e Simplicio) la Roma strappa a Cesena 3 punti pesantissimi che la tengono in piena corsa per un posto in Champions e, perchè no, anche per lo scudetto. In affanno in difesa, la squadra di Ranieri non ha brillato per fantasia in attacco. Menez e Totti si sono visti solo a sprazzi, Vucinic ha perso più tempo a capire che scarpini mettere e a discutere con la terna arbitrale che non a trovare la giusta posizione in campo. Malgrado ciò la squadra è riuscita comunque a produrre, in 45', almeno 3 limpide occasioni da rete che solo per un pizzico di imprecisione (di Perrotta, Totti e Vucinic) non si sono concretizzate. Nella ripresa la musica non è cambiata. La Roma, con il centrocampo eccessivamente intento a coprire la difesa, ha faticato a proporsi in avanti. E non è un caso che, per 35', la formazione giallorossa sia riuscita a impensierire solo una volta Antonioli, con un'azione personale di Menez. La svolta è arrivata con gli innesti, all'80', di Borriello e Adriano per Menez e Vucinic. Ranieri ha capito di dover vincere la partita di forza ed è stato premiato. La Roma ha infatti portato via i tre punti dal Manuzzi con una vera e propria azione in percussione: Borriello ha centrato di sinistro la traversa, sul tap-in Adriano ha calciato addosso a Antonioli e, sulla nuova respinta, Simplicio ha trovato la fortunosa svirgolata di Pellegrino per diventare match-winner. Bene così ma sul piano del gioco la squadra di Ranieri deve sicuramente migliorare.

Il giovane attaccante ceco trova un'altra rete da tre punti dopo quella di Firenze a inizio stagione: il suo gol stende la Sampdoria (1-0) e riporta i biancocelesti al secondo posto a pari punti con il Napoli. I primi quarantacinque minuti mettono a dura prova la resistenza al sonno degli spettatori: due squadre in emergenza difensiva (fuori Zauri, Lucchini e Gastaldello in casa Samp, "risponde" la Lazio con le assenze di Biava, Radu e Garrido) che finiscono per studiarsi, cercando timidi assalti soltanto da fuori area. Faticano soprattutto i padroni di casa, che cambiano modulo rispetto alle ultime uscite: il rombo di centrocampo costringe centralmente la squadra, l'unica emozione arriva in chiusura con Lichtsteiner che supera Ziegler - mano galeotta dell'esterno blucerchiato ad ammortizzare la discesa del connazionale - e sbaglia il cross. Fuori condizione e innervosito per la marcatura di Diakitè, Pazzini spara alle stelle la chance più nitida dell'intero incontro. Palombo scucchiaia centralmente, il numero 10 è solo davanti a Muslera: destro altissimo. La Lazio metabolizza la minaccia e cerca il riscatto con Zarate, uno dei migliori in campo. Mauri verticalizza per l'argentino, controllo e conclusione mancina dai 18 metri con la sfera che esce di un nulla. Gli allenatori iniziano a pescare dalle rispettive panchine: tempo per l'ingresso di Kiko Macheda, cresciuto in biancoceleste e chiaramente emozionato per il debutto nel "suo" Olimpico. Di Carlo sceglie anche il duo Poli-Mannini, Reja punta su Gonzalez e Kozak. Già al 35' il ceco manda in tilt la retroguardia doriana: Mauri si inventa un tacco volante per il centravanti, provvidenziale il tackle di Ziegler a chiudere una diagonale di fondamentale importanza. Minuto 39, il calo di concentrazione costa carissimo alla Sampdoria. Volta si perde il nuovo entrato che firma la sua seconda rete in campionato, nonché l'ottava su palla inattiva nelle ultime otto gare dei capitolini: il cross di Ledesma da destra trova la testa di Kozak, sul cui stacco Curci riesce soltanto a smanacciare. Rimangono dubbi sulla posizione di partenza dell'attaccante, forse in leggerissimo offside. E' comunque il colpo del ko: Lazio a quota 37, Samp ancorata a 26 aspettando sempre il recupero del derby contro il Genoa.

SAMPDORIA - ROMA  2-1

Nell'anticipo della 19ª giornata la Samp batte 2-1 la Roma. Il protagonista di giornata, in senso negativo, è Juan. Il difensore, partito inizialmente in panchina, entra nella ripresa e con due errori regala ai blucerchiati l'uno-due che condanna i giallorossi, andati in vantaggio nel primo tempo con l'enessima prodezza di Vucinic. Nella Roma De Rossi, non al meglio, si accomoda in panchina insieme con Totti. Al suo posto Brighi. Si rivede anche Burdisso, che prende il posto di Juan. In avanti Menez ad ispirare Vucinic e Borriello. Dall'altra parte Di Carlo non rischia Pazzini, che ha avuto qualche problema in settimana, in avanti largo a Pozzi e Marilungo. Il nuovo acquisto Macheda parte dalle panchina. L'avvio è tutto per i padroni di casa. I giallorossi non riescono a tenere palla e soffrono il pressing asfissiante dei blucerchiati. Al 10' Guberti mette dentro l'area un assist teso per l'accorrente Pozzi, che colpisce male da pochi passi. I problemi per la Roma arrivano soprattutto sull'out destro, dove Ziegler e Guberti mettono in difficoltà Cassetti. Ma la Roma ha in campo un giocatore che è in una forma strepitosa, Vucinic. Il montenegrino parte dalla destra, supera un difensore in dribbling, guarda al centro dell'area ma non c'è nessuno. Allora lascia partire un diagonale potente che beffa un sorpreso Curci. Roma in vantaggio al 17'. La Samp prova a reagire subito: bolide di Ziegler su punizione, palla fuori di poco. La rete galvanizza la squadra di Ranieri che ora fa girare bene palla, al contrario la manovra degli uomini di Di Carlo non è più fluida come prima. Il risultato è un'azione magnifica a tre, Menez-Vucinic-Borriello, che porta al tiro il bomber ex Milan: Curci mette in angolo con la punta delle dita. Nel finale del primo tempo la Roma reclama un rigore per un fallo di mano in area di Gastaldello, il direttore di gara assegna soltanto un corner. Poco prima del fischio dell'arbitro grandissima occasione per Pozzi che si ritrova solo davanti a Julio Sergio: il portiere prima respinge col corpo, poi con un allungo riesce a far sua la palla, negando all'attaccante una seconda opportunità. Si chiude così la prima frazione. La Roma si ripresenta in campo con Juan al posto di Mexes. Il francese avverte qualche problema muscolare e rimane negli spogliatoi per precauzione. La Samp inzia forte, come nel primo tempo. Guberti sulla sinistra è una spina nel fianco della difesa romanista. Marilungo ha una buona palla al centro dell'area, ma la retroguardia giallorossa riesce a respingere. Al 10' clamoroso errore di Juan: il brasiliano effettua un retropassaggio troppo debole, su cui si avventa Palombo. Julio Sergio lo stende. L'arbitro non ha dubbi: rigore ed espulsione del portiere. Ranieri richiama in panchina Menez per far entrare Doni. Pozzi trasforma il rigore: la Samp pareggia. Di Carlo a questo punto vuole provare a vincere e mette in campo Pazzini al posto di uno spento Marilungo. Le squadre a questo punto sono lunghe e ci sono occasioni da una parte e dall'altra. Al 32' è il momento di Macheda: il neo acquisto entra per Pozzi. Ed è proprio il giocatore proveniente dal Manchester Unted a sfiorare il gol: percussione dulla destra di Zauli, colpo di testa di poco a lato. Al 39' una nuova sciocchezza di Juan consegna il 2-1 alla Samp. Il difensore tocca male in area, arriva velocissimo Guberti che senza problemi beffa Doni. Borriello non ci sta e in dribbling prova ad involarsi verso l'area. Viene steso da Lucchini che si becca il secondo giallo, ma toglie all'attaccante la possibilità di pareggiare. Nei minuti finali rosso anche per Gastaldello. Ranieri prova a mettere dentro Totti come carta della disperazione, ma il risultato non cambia: la Roma cade a Marassi. 

LAZIO - LECCE  1-2

Carlos Grossmuller diventa l'uomo del destino. Il 27enne di Montevideo con un solo gol guasta la festa dei 111 anni della Lazio, regala al Lecce il primo successo della sua storia all'Olimpico contro i biancocelesti e sfata un tabù esterno infinito, che aveva portato ai salentini soltanto un punto nelle trasferte di questo 2010-11. I giallorossi sbancano meritatamente la capitale, senza perdersi d'animo dopo il momentaneo pareggio di Mauri e difendendosi con ordine una volta ritornati in vantaggio, sprecando anche le chance per allungare. Pochi minuti di sbandamento per poi riorganizzarsi: Gigi De Canio disegna un Lecce pressoché perfetto contro la confusione laziale. Grossmuller guastatore da intermedio sinistro, Tomovic ad occuparsi di Zarate per poi ripartire sull'out di destra, evidenziando le difficoltà difensive dei padroni di casa, letteralmente orfani dello squalificato Dias. Il 4-2-3-1 di Reja va in tilt praticamente subito, convincendo l'allenatore goriziano a passare al rombo di centrocampo. Al quarto d'ora Muslera deve salvare la propria porta per due volte in pochi secondi, il tutto dopo aver già sventato una minaccia portata dal giovane Bertolacci. Quando la Lazio va vicina al gol finisce per pagare dazio: Mauri sfiora l'angolo alto col mancino sfruttando un'uscita non straordinaria di Rosati, sul capovolgimento di fronte il destro di Jeda dal limite dell'area impatta il palo e poi la schiena di Muslera, in un effetto flipper letale per l'estremo uruguagio. In avvio di ripresa Mauri rimette in carreggiata i suoi. Punizione di Ledesma, offside di partenza del centrocampista brianzolo che dopo un paio di rimpalli stoppa con il fianco e batte l'incolpevole Rosati. E' qui che si materializza l'unico momento di vera sofferenza del Lecce, salvato proprio dal giovane portiere quando Zarate fallisce l'occasione per l'immediato raddoppio. Minuto dopo minuto i salentini ritrovano campo e fiducia. Al 22' Hernanes recupera su Jeda chiudendo una complessa diagonale: dopo neanche sessanta secondi si ritrova in panchina, lasciando il campo a Bresciano. L'Olimpico rumoreggia e si trova a tremare tre giri d'orologio più tardi: sospiro di sollievo griffato Lichtsteiner in tackle su Corvia. L'ultimo sussulto biancoceleste arriva al 27': corner di Zarate, traiettoria estremamente tagliata che supera Rosati e colpisce la traversa. Il contropiede ospite è da manuale: palla portata sull'esterno, cross al centro con Corvia che in uno contro uno taglia sul primo palo portando via Lichtsteiner. L'attaccante scuola Roma cicca il pallone che sfila sul destro di Grossmuller e il centrocampista ringrazia, battendo il suo connazionale Muslera che da quel momento in poi vede maglie giallorosse spuntare ovunque. Al 38' l'azione che fotografa il match. Quattro leccesi contro il solo Biava, chiamato agli straordinari da portiere aggiunto: doppio salvataggio sulla linea, su Jeda prima e su Grossmuller poi. Le mosse della disperazione di Reja si chiamano Kozak e Foggia: nulla di fatto, festeggia De Canio, gratificato anche dal simultaneo crollo del Brescia a Firenze.

ROMA - CATANIA  4-2

La Roma supera l'ostacolo Catania e rientra in zona Champions scavalcando la Juve. Un successo fondamentale macchiato, però, dalle sviste del guardalinee Musolino che ha convalidato due reti importantissime, quelle della rimonta giallorossa, viziate da due evidenti irregolarità: il 2-2 di Borriello è arrivato su un pallone di Riise che aveva già varcato la linea di fondo, il 3-2 di Vucinic nasce da una posizione di fuorigioco dello stesso montenegrino. Aiuti fondamentali che hanno evidentemente rimesso in piedi una Roma a cui la sosta natalizia ha decisamente nuociuto. Dalla squadra solida ammirata a Milano, la squadra di Ranieri si è ritrovata confusa e svagata, tanto da essere umiliata per un tempo da un Catania ottimamente organizzato. Pur andando subito sotto, trafitti dal solito Boriello, gli etnei, infatti, non si sono disuniti e hanno iniziato a pressare una Roma che si è eccessivamente adagiata, mettendo in mostra uno dei suoi atavici difetti. E così prima hanno pareggiato con uno stacco aereo di Silvestre, dominatore incontrastato, sulle palle inattive, dell'area giallorossa e poi con un perfetto contropiede di Maxi Lopez, innescato da Gomez. Ranieri ha capito l'antifona e, per svegliare la squadra, ha deciso di togliere il titubante Simplicio e il febbricitante De Rossi affidandosi alla concretezza di Greco e Perrotta. Mossa giusta perché la Roma ha ripreso il possesso del centrocampo. Anche se alla fine la differenza l'hanno fatta gli errori arbitrali, va sottolineato il decisivo apporto fornito alla squadra da Vucinic che, inserito appena a 10' dal termine, ha letteralmente spaccato in due alla partita. Primo perché ha dato a Borriello un fondamentale appoggio in più in area, secondo perché, con le sue accelerazioni, ha accresciuto la pericolosità offensiva della squadra, risvegliando anche dal torpore un Totti a lungo fuori dal gioco. Nel tentativo di rincorrere un Milan che non accenna a rallentare, il montenegrino potrebbe davvero recitare il ruolo dell'uomo in più.

GENOA - LAZIO  0-0

La partita delle rivincite finisce pari. Ballardini voleva battere la Lazio, parentesi peggiore della sua carriera da tecnico: Ledesma pregustava lo sgambetto all'allenatore che lo aveva escluso dalla rosa titolare, mentre Floccari e Biava intendevano colpire il Genoa che li aveva scaricati nello scorso gennaio. Tutto ciò si tramuta in uno 0-0 vibrante nella seconda frazione, col palo colpito da Hernanes a scatenare la furia dei rossoblù, respinta soltanto dalle parate di un ottimo Muslera. Il tecnico del Grifone scommette su Jankovic alle spalle di Destro e Toni, affidandosi a Kaladze per sostituire Ranocchia. Reja, squalificato, lascia nelle mani di Lopez il suo 11 tipo. Floccari ha la chance per il vantaggio dopo 120 secondi: sull'imbucata si ritrova solo davanti a Eduardo, il suo destro viene sporcato in corner dall'estremo portoghese. La parte del leone la fanno i centrali di difesa, almeno nei primi 45 minuti. Il georgiano del Genoa non concede spazi agli ospiti e di testa respinge una conclusione di Zarate diretta in porta, in casa Lazio al 39' Dias anticipa Toni di un soffio sul cross di Destro. La ripresa sembra seguire il copione iniziale, con i capitolini vicinissimi al vantaggio. Discesa centrale di Hernanes, botta di mezzo esterno ai 20 metri e palla che si schianta contro il palo interno. Tra il 10' e il 20' sale in cattedra Jankovic trascinando il Genoa. Il serbo impegna Muslera su azione al 12' e su punizione al 14', trovando sempre i pugni dell'uruguagio in risposta. Non potendo più mettersi in proprio, l'ex Palermo inventa per Marco Rossi: l'estremo laziale esce a valanga sul capitano rossoblù e salva i suoi. E' il punto più alto del match, che da lì in poi si incanala sui binari della noia, parzialmente scossa soltanto da una bell'azione di Destro: l'attaccante scuola Inter crossa per Toni, girata flebile del centravanti. Non c'è altro da segnalare: i capitolini vedono il Milan scappare, in attesa del Napoli impegnato in serata contro l'Inter. Il pari non serve nemmeno al Genoa, ancorato a metà classifica.

I capitolini dovevano vincere per volare a -3 dal Milan: nemmeno 120 secondi e la sfida si mette subito bene. Break di Rocchi - titolare per l'assenza di Floccari - e appoggio al limite per Hernanes. Il Profeta, alquanto ispirato, conclude di prima intenzione con un rasoterra mancino che si insacca nell'angolino basso alla sinistra del portiere sloveno dell'Udinese. La rete finisce per spiazzare i padroni di casa, in totale sbandamento da lì al 20esimo. Reja ridisegna i suoi con un 4-3-1-2 che avrebbe il compito di tutelare Diakitè, schierato esterno basso al posto di Radu. I fatti in realtà evidenziano ulteriormente il disagio del francese: all'11' tiene in gioco Di Natale sull'imbucata di Sanchez, il capocannoniere spreca. Minuto 13, dai e vai Isla-Sanchez-Isla con quest'ultimo che solo davanti a Muslera spara malamente a lato. Il ritorno al 4-2-3-1 rilancia i romani. Rocchi cerca e trova la profondità di Zarate, l'argentino chiude poco un diagonale respinto senza troppa fatica da Handanovic. E' il 25' quando Hernanes può far diventare straordinario il suo mezzogiorno: mancino violentissimo dai 22 metri, traversa piena. La chance più grande arriva in chiusura di prima frazione e nasce da un calcio piazzato per l'Udinese. La ripartenza laziale è fulminea, Rocchi si invola crossando per Lichtsteiner. Il mestiere dello svizzero non è quello di far gol e si vede: destro flebile che non spaventa più di tanto il numero 1 dei friulani, costretto ad una nuova parata sulla ribattuta di Hernanes. Chi sbaglia paga, il conto è salatissimo in avvio di ripresa. Di Natale mette in mezzo con l'esterno, Sanchez si getta senza palla in area e di testa fredda un Muslera incolpevole. Tale aggettivo non può essere invece accostato alla retroguardia capitolina, con Lichtsteiner e Diakitè piantati a terra sul traversone proveniente da destra. Per ironia della sorte sono gli altri due difensori a confezionare il gol del 2-1 al 7'. Sul corner di Zarate c'è la sponda di Dias per Biava: girata volante in area piccola e nuovo vantaggio. A questo punto sale in cattedra Muslera, protagonista assoluto nel bene e nel male. Straordinario all'8' sullo scavetto di Di Natale, disastroso subito dopo il quarto d'ora. Isla centra per Denis, in campo da qualche secondo: l'ex Napoli gira di testa il primo pallone toccato mentre l'uruguagio scivola sul piede d'appoggio limitandosi ad osservare la sfera che entra lentamente in porta. Il pareggio invece di gasare i friulani ha l'effetto contrario: Guidolin tira indietro i suoi lasciando il gioco in mano ai biancocelesti. L'ingresso di Kozak per Zarate scatena i fischi dell'Olimpico, Hernanes sfiora la doppietta con un destro deviato da un difensore prima e da Handanovic in angolo poi: è il preludio all'autogol decisivo che lancia la Lazio e tiene a 23 punti l'Udinese.

roma_scudetto_pMILAN - ROMA  0-1

La squadra di Ranieri passa al Meazza, si rilancia in classifica e riapre il campionato. Gol dell'ex nel secondo tempo, decisivo Menez, bene anche Adriano. Non è stata una bella partita. I palati fini in casi del genere si leccano i baffi ancor prima che si inizi. Un errore evidente già nel primo tempo, sostanzialmente tattico. Da parte romanista, si prova il sussulto maggiore alla lettura delle formazioni: l'assenza di Vucinic sembra lasciare spazio alla scelta scontata di Totti al fianco di Borriello. Invece Ranieri rispolvera Adriano lasciando il capitano in panca. Di sussulti in campo i giallorossi invece ne offrono pochi: piace la fase di contenimento, ma la produzione di gioco è quella che è: non c'è - ma è una scelta - il fosforo di Pizarro, sulla trequarti Menez si accende solo a tratti, di fatto Abbiati non vive preoccupazioni. Da parte milanista, qualcosa si più, se non altro a livello di occasioni, capitate alle punte. Robinho si costruisce la sua, saltando netto Mexes e piazzando un destro da golfista che lambisce il palo. Ibrahimovic invece dilapida: Boateng lo serve in profondità, lui elude il fuorigioco ma non l'intervento di Doni, agevolato da un tocco troppo lezioso. Sono due lampi, ma in generale la specularità dei moduli non sorride ad Allegri. Juan è un francobollo su Ibra, inoltre l'infortunio di Pirlo (dentro Seedorf) non è di quelli facilmente ammortizzabili in corso d'opera. Nella ripresa la Roma esce lentamente dal guscio. La crescita della squadra combacia con quella delle punte. Borriello ci mette sempre lo zampino. Nesta gli neutralizza un diagonale ravvicinato potenzialmente pericoloso, Abate invece gli apparecchia la rete decisiva: spunto e cross basso di Menez da destra, respinta del difensore, rimpallo beffardo su Borriello e rete. Bene anche Adriano. L'Imperatore non è un tornado quando si tratta di offendere, ma rientra spesso in mediana e difende molti palloni facendo salire la squadra. La reazione allo svantaggio ha il massimo acuto in un lancio di Seedorf, vanificato da Ibrahimovic che alza da pochi passi. Nel complesso però la manovra del Milan è troppo lenta, i giallorossi possono chiudere tutti gli spazi. Pochi minuti anche per Ronaldinho, che prova ad incidere con una rovesciata: palla alta, il sorriso resta malinconico.

Con il minimo sforzo la Roma piega un modesto e rimaneggiatissimo Bari e resta agganciata al treno Champions. Un successo senza brillare che conferma il momento involutivo della squadra giallorossa che stenta a ritrovare il bandolo della matassa sotto il profilo del gioco. Battere il Bari era un obbligo in vista del fondamentale impegno col Milan di sabato prossimo e la missione è stata compiuta. Ma di certo la squadra di Ranieri dovrà compiere un ulteriore salto di qualità se vorrà continuare a tenere il passo delle migliori. Per spiegare la facilità con cui la Roma ha vinto basta un dato: il Bari non ha mai tirato in porta e ha creato solo un paio di possibili pericoli. Davvero troppo poco per sperare di riuscire a portar via un punto dall'Olimpico. Ad evitare il peggio, se non altro, ha pensato Gillet che ha parato un rigore a Totti sullo 0-0 e, nella ripresa, ha vinto il duello a distanza con uno scatenato Menez respingendogli 4 conclusioni pericolose. Ranieri ha provato a rivedere l'organizzazione di gioco affidando il comando delle operazioni a Simplicio, affiancato da Brighi e Greco. Ma l'operazione è miseramente fallita. Il brasiliano non è mai entrato nel vivo del gioco, i suoi compagni di reparto si sono limitati a fare il compitino, più bravi in fase di non possesso che non in proposizione. Così la Roma, per passare, ha avuto bisogno di una palla inattiva, ottimamente sfruttata da Juan (ad onor di cronaca in lieve fuorigioco), bravo ad anticipare Gillet su una punizione-cross di un opaco Totti. Poi, nella ripresa, si è affidata esclusivamente all'inventiva di Menez, per una volta più attivo nelle vesti di stoccatore che non di rifinitore. Insomma Ranieri farà bene a rivedere qualcosa con serenità e a rilanciare al più presto il miglior Pizarro. La Roma non può farne a meno.

Reja e Delneri, anche un passato da tecnico e giocatore nella stessa squadra, si conoscono benissimo e non provano il giochino della pretattica. Tutto come te lo aspetti, in una scacchiera dai tanti duelli, i più interessanti concentrati su un'unica fascia: Krasic contro Cavanda (il sostituto di Radu), Sorensen contro Zarate. Sfide personali a parte, sono le giocate da palla inattiva a determinare il tabellino del primo tempo. Chiellini sfrutta la sua con un colpo di testa ravvicinato, la replica di Zarate, che su un errore di Storari in uscita (il peso dei tanti complimenti si fa sentire) pareggia con un destro in mischia. Riduttivo però condensare il primo tempo sui gol. Succedono parecchie altre cose. La Juve sciorina una manovra tutto sommato all'altezza: le percussioni a destra, alternate ai tagli per vie centrali di Krasic, creano parecchi problemi alla retroguardia della Lazio. Il serbo incide quando conclude in prima persona (pallonetto con palla alta di poco), ma spesso il beneficiario delle sue giocate è Quagliarella: la punta una volta non inquadra la porta, un'altra trova il corpo di Biava sul destro a colto sicuro. Inoltre ci sono le battute di Aquilani: palla stampata sulla traversa su punizione e sollecitazione dei riflessi di Muslera con un destro dalla distanza. La Lazio comunque non fa da spettatrice. I romani dettano i ritmi del gioco, poi accelerano improvvisamente: un contropiede uno contro uno Floccari-Bonucci, con destro appena fuori misura, la migliore chance. La ripresa, almeno per trequarti, fornisce meno emozioni. Strategicamente, Delneri mostra più voglia di vittoria con l'inserimento di Pepe per Marchisio, mentre è nella norma il cambio di Quagliarella con Del Piero. In realtà Muslera deve fare attenzione solo sulle battute dalla media distanza di Pepe e Aquilani. Reja non muta atteggiamento, anche se la Lazio sembra uscire bene nel finale: Zarate conclude debolmente da ottima posizione, imitato poco dopo da Hernanes. Sembrano gli ultimi fuochi, il pari sembra ormai scolpito, poi Sissoko, entrato da pochi minuti, inventa un cambio di gioco che Krasic trasforma in oro.

roma_scudetto_pAl Bentegodi  di Verona il terreno di gioco è praticabile a malapena: la sabbia è stata sparsa sul campo per asciugare alla meglio il fango prodotto dalle precipitazioni. L’effetto della sabbia non aiuta il gioco dei 22, forse l’unico che si trova a casa è proprio il brasiliano Simplicio, che infatti va a segno due volte nel primo tempo, al 26’ e al 44’, al termine di un’azione iniziata da Adriano.

Nel secondo tempo il Chievo entra in campo  deciso a rimontare mentre la Roma sembra appagata, atteggiamento che le sarà fatale. Granoche, entrato al posto di Marcolini, determina il gol del 61’ con un assist a Moscardelli, che però fa la minima parte: solo un potente sinistro, ma è Julio Sergio a fare un colossale errore che manda la palla in rete. La Roma continua a subire e a lasciare spazi finché all’83’ Granoche mette in rete la palla del pari. Al 90’, con i giallorossi ormai in 10 per una reazione eccessivamente nervosa di De Rossi che viene espulso, il Chievo sfiora persino il gol della vittoria, scongiurato da una bella parata di Julio Sergio e dall’intervento di Mexes su Pellissier.

La Roma, senza Totti, Borriello e Menez in tutta la partita per una originale scelta di Ranieri, si riprende ma regge solo un tempo, poi smette di giocare. Ci sono ancora infortunati importanti, ma qualche cambio più oculato forse avrebbe aiutato la squadra capitolina a portare a casa una vittoria non impossibile.

lazio_scudetto_pDopo il volo, ormai consueto, dell’aquila all’Olimpico la Lazio parte subito bene. E l'Inter male. Raramente e a fatica si avvicina alla porta avversaria. Al 27’ arriva il vantaggio biancoceleste su angolo di Zarate: Floccari non riesce a mettere in rete con Cambiasso che salva sulla linea, ma la palla finisce contro Biava che di fianco segna l’1-0, punteggio su cui si chiude il primo tempo.

Alla ripresa l'Inter comincia in attacco, ma alla prima ripartenza della Lazio, al 7’, subisce il secondo gol con Zarate su cross di Hernanes. Al 9' Muntari viene sostituito dal giovane Alibec, ma prende male la decisione di Benitez e fa una brutta e poco opportuna. Finalmente al 29’ l'Inter accorcia le distanze con Pandev su cross di Sneijder. I neroblu sembrano risvegliarsi e mettono in difficoltà la Lazio, incredibilmente, per una quindicina di minuti, ma la Lazio non si lascia intimidire e al 44’ guadagna una punizione. La batte Hernanes, Santon la devia col ginocchio e la palla si infila nella rete dell’Inter per la terza volta.

Un Hernanes in giornata ha trascinato la Lazio in questa vittoria guadagnata certo, ma anche permessa da un’Inter è a tratti davvero irriconoscibile.

Sostieni i progetti di CESVI Onlus, combatti la fame e povertà nei paesi più poveri del mondo.
Ti preghiamo solo di ricordarlo nelle ricorrenze importanti scegliendo i regali solidali di CESVI, oppure le bomboniere CESVI, tra cui le bomboniere cresima solidali e i sacchetti portaconfetti per rendere l'evento ancora più speciale.

Info testata

Il portale EZ Rome e' una testata giornalistica di carattere generalista registrata al tribunale di Roma - Numero 389/2008
Direttore responsabile: Raffaella Roani - ISSN: 2036-783X
Questo Periodico è associato all'USPI - PI 09041871006

Info contenuti

Non si dà nessuna garanzia sulla correttezza delle informazioni e si invita esplicitamente a verificarne l'attendibilità con mezzi propri.
creative commons
This opera by Ez Romeis licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui (informativa estesa) Informativa estesa cookie.

Chiudi avviso