Mercoledì, 17 Gennaio 2018

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Sport

Calcio sì, ma non solo! La Capitale offre eventi sportivi per tutti i gusti e le passioni. Il tifo è ammesso, ma il fair play è d'obbligo!

Stemma_di_Roma“Roma Capitale dello sport” non è soltanto il nome della manifestazione che si è tenuta nell'aprile 2010 a piazza del Popolo, ma è anche uno degli slogan del Comune. Roma, infatti, si è candidata ad ospitare le Olimpiadi del 2020 e tutto questo risulta essere da traino per le varie iniziative sportive che si svolgono e si svolgeranno in futuro. Per migliorare il servizio di informazioni sugli eventi, le gare in programma, e le varie novità, c'è uno specifico portale del Comune, una rivista, oltre al sito istituzionale.

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race_for_the_curePresentata lunedi scorso, 16 maggio, la XII edizione della “Race for the Cure – Di corsa contro i tumori del seno”, la celebre corsa di solidarietà che si svolgerà domenica 22 maggio alle Terme di Caracalla per raccogliere fondi e sostenere la lotta ai tumori del seno.

Alla conferenza stampa, tenutasi presso lo Stadio Olimpico, hanno partecipato, il presidente del Coni, Gianni Petrucci, che a sostegno del suo parigrado della Komen Italia, ha dichiarato: “il CONI creda nella parabola dei talenti: chi più ha più deve dare e le autorità che collaborano alla Race stanno sostenendo il Prof. Masetti a fare una grande opera”.

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Gara emozionante ma non bella, nobilitata dalla terza doppietta di Totti in un ristretto lasso di tempo: sei gol a Lazio, Fiorentina e Udinese che fruttano 7 punti utilissimi alla causa della squadra di Montella. Più interessante la ripresa, primo tempo che scivola via tatticamente. Guidolin intuisce la serata storta quando Sanchez, dopo averlo illuso con un recupero in extremis, dà forfait nel riscaldamento concedendo spazio a Denis accanto a Di Natale. Montella replica con una trequarti offensiva soprattutto a sinistra - dove c'è Vucinic - a sostegno della punta di riferimento Totti. Il tecnico giallorosso punta soprattutto a bloccare gli attacchi friulani sugli esterni. Impresa che non riesce granché sul settore dove opera Isla, che in assenza dello squalificato Inler al centro, propone una sorta di regia esterna. Sul versante opposto invece se la cava bene Rosi, che con Armero inscena un duello tutta corsa. Tanta strategia che frutta poco. Doni deve stare attento solo su una battuta dalla distanza di Abdi, Handanovic è invece più decisivo su un tentativo di autogol di testa di Denis. In avvio di ripresa, Roma più convinta, anche se la voglia di fare lascia spazi invitanti: su uno di questi, Isla per poco non azzecca il diagonale vincente. La prima svolta della gara la offre Pinzi, ingenuo nel commettere un fallo da rigore su Pizarro, decentratissimo e quindi innocuo. Dagli undici metri, Totti ripropone dopo parecchio tempo il 'cucchiaiò e beffa Handanovic. La Roma, oltre ad andare vicina al raddoppio con un colpo di testa di Juan (salvataggio sulla linea di Domizzi), gestisce discretamente il vantaggio. I giallorossi iniziano però a soffrire sull'ingresso di Corradi. La fisicità del centravanti incide, soprattutto nella sponda a seguire per Di Natale, che dai lamenti del primo tempo - aveva chiesto di uscire - si trasforma in co-eroe della serata con un sinistro di controbalzo. Mancano un paio di minuti, più quattro di recupero, ma il bello deve ancora venire. L'arbitro Damato fa saltare i nervi ai friulani quando annulla il gol del sorpasso di Asamoah: giusto, a vedere la parte finale del replay - tocco di mano del ghanese -, più dubbio se si analizza la parte iniziale, con una spinta maligna di Perrotta. In questi casi si usa dire: il rigore non sarebbe stato uno scandalo. Tra chi recrimina, chi tira un sospiro di sollievo, e chi gioca: Riise entra in area da sinistra, Totti si avventa sull'assist e con un esterno destro rimette la Roma in carreggiata proprio all'ultimo secondo.

La Lazio supera 2-0 il Parma e torna in zona Champions League. Hernanes e Floccari firmano la vittoria che consente alla squadra biancoceleste di scavalcare l'Udinese e di salire di nuovo al quarto posto. Parma poco incisivo, sempre più invischiato nella zona retrocessione, a maggior ragione dopo il pari nel recupero del Cesena a Palermo: ora i gialloblù hanno un solo punto di vantaggio sul terzultimo posto. Reja con Muslera tra i pali; in difesa Lichtsteiner, Stendardo, Dias e Garrido; a centrocampo Brocchi e Ledesma; con Bresciano, Hernanes e Sculli alle spalle della punta avanzata, Zarate. Il Parma, con il neotecnico Colomba, con il 4-4-1-1: Mirante in porta; difesa con Zaccardo, Paletta, Lucarelli e Modesto; a centrocampo Valiani, Dzemaili, Angelo e Gobbi; in avanti Giovinco e Amauri. Gara vivace sin dai primi minuti, con diverse azioni pericolose sempre di marca laziale. La squadra di Reja passa al 23' la Lazio con lo splendido tiro al volo di Hernanes che non dà scampo a Mirante. Parma per la prima volta pericoloso al 28': Angelo, libero sulla destra, crossa al centro per Dzemaili che tira altissimo sopra la traversa. Emiliani vicini al pareggio al 38': Giovinco lascia partire un gran tiro a girare con splendida deviazione in angolo di Muslera. Al 40' tiro-cross di Angelo deviato dal portiere della Lazio e sull'azione seguente il colpo di testa di Amauri termina di poco fuori. Nella seconda frazione di gioco, Reja inserisceGonzalez al posto di Bresciano. Al 10' Colomba risponde con l'ingresso in campo di Candreva al posto di Angelo. Al 13' Valiani anticipa in extremis la conclusione al volo di Sculli. Al 24' buona occasione ancora per Sculli che però da posizione defilata non riesce a indirizzare la sfera verso la porta di Mirante. Al 32' il raddoppio della Lazio: svarione difensivo del Parma e palla per Floccari che libero davanti a Mirante controlla con eleganza e infila il portiere dei ducali. Al 33' Candreva dal limite dell'area laziale calciava forte senza sorprendere il portiere uruguaiano di Reja. La Lazio sfiora anche il terzo gol al 42': punizione di Hernanes e palla di poco sopra la traversa del Parma.

La partita ha avuto un andamento folle. Bloccata per un'ora, in cui Reja, tenendo strette le linee col centrocampo a 5 varato per l'occasione, ha chiuso tutti gli spazi ai padroni di casa, schizofrenica nell'ultima mezz'ora in cui il Napoli, dopo lo 0-2, ha gettato il cuore oltre l'ostacolo, proiettandosi in avanti con uno schieramento addirittura a 4 punte (Mascara e Hamik a supporto di Lavezzi e Cavani). Incapace di fare la differenza con i soliti tagli sugli esterni e le verticalizzazioni centrali, il Napoli è riuscito a cambiare volto alla gara sfruttando un paio di palle inattive di Lavezzi che hanno trovato la decisiva collaborazione della difesa biancoceleste. Sulla prima è stato, infatti, Sculli a servire l'involontario assist di testa a Dossena per l'1-2, sulla seconda è stato Dias a fornire, sempre di testa, a Maggio il pallone per l'assist decisivo a Cavani. La Lazio ha reagito con orgoglio: si è vista negare un gol fantasma di Brocchi e, 1' dopo, si è ripresa il maltolto con la collaborazione di Aronica che, nel tentativo di anticipare l'accorrente Mauri, ha infilato nella propria porta un tiro di Zarate respinto corto da De Sanctis. Il Napoli non si è dato per vinto e con un finale all'arma bianca ha ribaltato la situazione col solito Cavani che prima si è procurato (spinta di Biava, espulso per aver interrotto una chiara occasione da rete) e poi ha trasformato un rigore, e poi, a 2' dalla fine, ha siglato il 4-3 scattando sul filo del fuorigioco su un perfetto assist smarcante di Mascara. Un gol contestato da Reja che si è rovinato la bella giornata di festa tributatagli dai tifosi azzurri, facendosi cacciare anticipatamente negli spogliatoi da Banti per proteste. Per il suo ritorno a Napoli aveva decisamente sognato un finale migliore.

vivicitt_di_tuttiSi sta tenendo proprio in queste ore, presso la Centrale Montemartini, la Conferenza Stampa di presentazione delle Vivicittà 2011.

Si perché ad essere presentata quest’anno, oltre alla XXVIII edizione, sarà una gara-evento legata alle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, organizzata come ogni anno da ormai ventotto anni, dalla Uisp, Unione Italiana Sport per Tutti.

 

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Da Ranieri a Montella la musica non cambia. La Roma conquista il 5° successo di fila nel derby, 3° stagionale, e torna in piena corsa per la Champions League. La Lazio torna a casa con la coda tra le gambe, piegata da una papera di Muslera, ma anche con la consapevolezza, per l'ennesima volta, di non essere riuscita a trovare la chiave per mettere in difficoltà gli avversari. Ma è stata anche la vittoria di Montella, che proprio a Totti si è affidato preferendolo a Borriello. Lucido e tranquillo, l'"aeroplanino" ha affrontato il suo primo derby con la saggezza di un veterano. Ha badato soprattutto al sodo, ridando sicurezza in difesa alla squadra. Ha chiuso ogni iniziativa biancoceleste grazie all'ottima intuizione di mettere Burdisso a guardia di Zarate sulla destra e ha tenuto Riise più basso a destra per non farsi sorprendere dalle sovrapposizioni di Sculli e Lichtsteiner. Poi, davanti, pur se la mossa Menez per un'ora non l'ha premiato, è stato bravo a fare i cambi nel momento giusto. Gli innesti di Taddei e Simplicio hanno contribuito a fare ulteriormente la differenza: da un duetto tra i due è nato, infatti, il netto rigore che ha fissato la gara sul 2-0. Reja, invece, ha finito per pagare l'eccessiva prudenza. Per un tempo si è limitato a controllare gli avversari e quando, nella ripresa, forse spinto dalle notizie provenienti da Udine, ha cercato di far spingere di più i suoi, non ha trovato il modo per mettere in difficoltà Juan e compagni. Gli innesti di Mauri e Kozak per Hernanes e Zarate e poi quello, addirittura, di Brocchi per Floccari, hanno solo testimoniato tanta confusione. E certo non è bastato spostare a sinistra Sculli per cambiare una scacchiera che è rimasta bloccata. Certo, la sconfitta non pregiudica la corsa verso la Champions. Ma è un peccato che, complice un evitabile nervosismo che, nel finale è costati due rossi a Radu e Ledesma, ora la squadra si ritrovi costretta, nel prossimo turno, ad andare all'assalto di un Cesena assetato di punti salvezza, senza parecchi giocatori chiave tra cui Lichtsteiner, che sarà squalificato in quanto diffidato, e forse anche Matuzalem che potrebbe essere sottoposto a prova tv dopo una tacchettata al volto di Totti.

lottomatica_romaNon c'è dubbio che per giudicare appieno la stagione sportiva della Virtus Roma bisgonerà attendere ancora qualche settimana.

La risoluzione consensuale del contratto con l'allenatore che aveva iniziato la stagione, Matteo Boniciolli, avvenuta l'11 gennaio scorso, nel momento più delicato della stagione sembrava presagire un esito  finale  ancora una volta clamoraosamente deludente.

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I tre punti, fondamentali per la classifica, non devono fare illudere. La Roma di questa sera non è tanto diversa da quella che sette giorni fa si era fatta rimontare due gol in casa dal Parma. I giallorossi, infatti, nella ripresa sono calati fisicamente e mentalmente subendo il gol di Giacomazzi e rischiando addirittura di andare sotto. A questo punto viene da domandarsi se il cambio di allenatore sia servito davvero a qualcosa. Di sicuro è servito per migliorare la classifica, seconda vittoria in tre gare per Montella, ma c'è ancora molto da lavorare sul piano caratteriale. Situazione preoccupante a tre giorni dalla sfida da dentro o fuori contro lo Shakhtar in Champions e a una settimana dal sentitissimo derby contro la Lazio, quarta e distante prima della gara di Lecce ben cinque lunghezze. 500/a panchina amara per De Canio che vede sfumare un punto fondamentale per la salvezza solo al 90' per una clamorosa ingenuità di Munari che rovina, con un fallo di mano in area, una buona prestazione. I rimpianti, però, sono tutti per i salentini, perché se è vero che di fronte c'era la Roma, è anche vero che nella ripresa, nonostante qualche rischio, le occasioni migliori sono capitate sui piedi degli uomini di casa. Quando vai così tante volte davanti alla porta avversaria e non la butti dentro, non puoi lamentarti per un rigore contro allo scadere. Ma veniamo alla gara. Primo tempo deludente al "Via del Mare" con la Roma troppo lenta e imprecisa, brava a trovare il gol con l'ex Vucinic nell'unico momento di accelerazione. I salentini, troppo attendisti e distratti in difesa, provano a rispondere nel finale con un colpo di testa di Giacomazzi, ma Doni devia in angolo. Nella ripresa meglio i padroni di casa che si fanno vedere prima con un destro dai 20 metri di Olivera che sfiora l'incrocio, poi con un colpo di testa di Corvia che chiama alla grande parata Doni. L'attaccante salentino ci prova poco dopo dalla distanza, ma il buon sinistro termina sul fondo.  Alla mezzora il pareggio: cross da destra di Munari e colpo di testa vincente di Giacomazzi. Poi il Lecce abbassa il ritmo e la Roma torna a impostare fino al convulso finale con Munari che stoppa con la mano un colpo di testa di Borriello e manda Pizarro dagli undici metri. Il cileno non sbaglia e avvicina la Roma alla zona Champions.

Stati d'animo diversi, dei quali l'atteggiamento dei tecnici è una manifestazione. La Lazio va forte ma segna pochino, ed allora Reja se la gioca con una trequarti di quelle toste (Zarate-Hernanes-Sculli) a sostegno dell'unica punta Floccari. Cosmi, magari non si preoccupa delle rifiniture, ma cerca di tappare qua e la le numerose falle nell'edificio rosanero. Si passa alla difesa a tre, con la protezione di un centrocampo molto folto, a Hernandez e Pastore il compito di offendere. A parte il fatto che un nuovo sistema di gioco ha il giusto tempo di metabolizzazione, il problema del Palermo è soprattutto mentale. Evidente il panico misto ad arrendevolezza che pervade la difesa rosanero, anche di fronte alla giocata più semplice dei capitolini. Esempio lampante, il primo gol: verticalizzazione di Ledesma, difensori incerti se fare o meno il fuorigioco (Munoz decide per il no), Sculli ringrazia e segna il primo gol in biancoceleste. Situazione identica sulla seconda rete: lancio di Ledesma, uscita maldestra di Sirigu, e colpo di testa vincente ancora di Sculli. Giustificazione, non parziale: il replay evidenzia il fuorigioco del marcatore. Dopo una partenza del genere, la Lazio amministra, non disdegnando di farsi comunque vedere dalla parti di Sirigu, efficace nella respinta su botta di Hernanes. Il Palermo dal canto suo fa vedere qualcosa solo quando attacca. Ad esempio Balzaretti, almeno lui, il duello con Scaloni lo vince, proponendo qualche bel cross. Su uno di questi, Hernandez manca una deviazione ravvicinata non impossibile. La migliore chance è sulla testa di Pastore, che gira su azione da corner testando i buoni riflessi di Muslera. Ripresa in cui la noia è inversamente proporzionale al ritmo: notevole la prima, bassissimo il secondo. Da segnalare tra le cose più 'interessanti' la reazione allergica di Sculli, sembra alla vernice copri terra data sul campo (moda censurabile), una punizione di Ledesma neutralizzata da Sirigu, un colpo di testa a colpo sicuro di Stendardo che manca di poco il bersaglio. Da parte Palermo, l'ingresso di un fedelissimo di Cosmi come Liverani, improduttivo di effetti, e qualche proposizione discreta a destra di Cassani, i cui cross però non vengono mai seguiti da chi di dovere. Il tutto con sullo sfondo un tranquillo possesso palla della Lazio, che fa passare il tempo pensando al derby.

Nel giorno in cui la Lazio scivola a Cagliari, la Roma sciupa un'occasione d'oro per tornare in piena corsa per il 4° posto, gettando al vento altri 2 punti contro il Parma. In 7 giorni è cambiato davvero poco e non poteva essere altrimenti. Se la partita di Bologna aveva illuso, contro i ducali i giallorossi sono tornati a mostrare le solite amnesie che, già contro il Genoa, gli avevano fatto perdere una partita ampiamente già vinta. Insomma Montella non è riuscito nel compito di diventare in pochi giorni il salvatore della patria romanista. Ma sarebbe anche ingeneroso chiederglielo. Certo è che il neo tecnico ha ancora molto sui cui lavorare, soprattutto sotto il profilo mentale. Perché non è possibile che d'incanto una squadra che per tre tempi (tanto quanto è stato in campo Pizarro dopo l'infortunio) è stata bene in campo, improvvisamente si sia di nuovo persa. Non può essere davvero solo l'assenza in campo del cileno, costretto a uscire per una sospetta distorsione al ginocchio, la giustificazione per l'ennesimo crollo psicologico. Montella ha provato a giocarsi le proprie carte mettendo Totti al posto di Borriello in attacco e Brighi trequartista invece di Simplicio. Mosse giusto perché il capitano, motivatissimo, forse anche per le 600 gare in giallorosso, ha preso per mano i compagni e l'ex Chievo ha contribuito a dare sostanza al centrocampo. La Roma per 45' è stata cinica, come a Bologna. Non ha rischiato nulla e ha segnato 2 gol nelle 2 volte appena in cui ha tirato nello specchio della porta. Perso per perso, e ormai sull'orlo dell'esonero, Marino ha provato a risvegliare il Parma dopo l'intervallo mettendo Crespo accanto ad Amauri. Un cambio che, per qualche minuto, è sembrato non produrre effetti. Almeno fino a quando l'ex tecnico dell'Udinese non ha deciso, al 72', di modificare anche l'assetto del centrocampo, togliendo un timido Zaccardo ed inserendo Dzemaili. I ducali hanno ripreso consistenza e conquistato peso offensivo e, grazie allo spostamento sulla fascia di Valiani, hanno acciuffato per i capelli una gara già persa. Amauri, fino a quel momento evanescente, si è d'incanto risvegliato, realizzando una doppietta d'autore in appena 5': prima ha girato nell'angolo di tacco un cross dalla destra di Valiani e poi ha sfruttato al meglio un rimpallo favorevole nell'area giallorossa per battere di nuovo Doni. Un uno-due decisivo a cui la Roma non ha saputo replicare, malgrado l'espulsione all'80' di Paci e l'ingresso anche di Menez. Se, così, Marino tira un sospiro di sollievo, Montella s'interroga. Il suo intervento sulle teste dei giallorossi non ha ancora avuto effetto. Servono rimedi urgenti visto che nel prossimo turno a Lecce, mancheranno sia Pizarro che Totti. E di certo non sarà un alibi.

Nella giornata in cui Daniele Conti supera Gigi Riva in termini di presenze in campionato (316), il Cagliari si regala un successo che di fatto blinda la salvezza - 13 lunghezze di vantaggio sul Cesena - e rilancia le ambizioni di Europa League: il sesto posto dista solo cinque punti, che diventano tre prendendo come parametro la settima piazza. E' un crollo pesante per la Lazio, alleggerito solo parzialmente dagli stop di Roma, Palermo e Juventus. La storia del prepartita è legata a Reja e Donadoni: quest'ultimo subentrò al tecnico goriziano nel marzo del 2009 sulla panchina del Napoli e il primo confronto diretto sorride all'ex ct azzurro, che conferma ovviamente il 4-3-1-2 inserendo Perico al posto dell'assente Pisano. L'allenatore biancoceleste presenta la stessa formazione che aveva battuto il Bari: nella prima frazione il gioco è saldamente in mano ai romani, il cui limite è quello di girare palla senza mai trovare la profondità. L'esatto opposto del Cagliari, abilissimo nel tamponare per ripartire: al 5' Berni sbaglia l'uscita e Nenè ha sulla testa il primo match-point, sparacchiato malamente sull'esterno della rete. Gli ospiti non creano pericoli, eccezion fatta per qualche tiro da lontano. L'opaco Hernanes ci prova al 36': punizione insidiosissima, la respinta di Agazzi non brilla in estetica ma è sufficientemente efficace. Il match sonnecchia, i padroni di casa lo svegliano bruscamente. Punizione sulla linea mediana, Cossu riceve palla e verticalizza senza pensarci troppo: Acquafresca va via beffando la retroguardia capitolina per andare col destro a giro nell'uno contro uno con Berni. L'estremo difensore smanaccia fuori dallo specchio della porta, a portare il Cagliari in vantaggio ci pensa involontariamente Dias, assai maldestro nel tentativo di liberare l'area piccola. L'autogol affligge la Lazio, il primo quarto d'ora della ripresa è di marca isolana con un solo destro di Ledesma da registrare al 12': Kozak cerca il tap-in aereo sulla respinta di Agazzi, pallone fuori di pochissimo. Reja vede i suoi in difficoltà di costruzione ed inizia ad inserire punte: l'ingresso di Floccari regala una spinta di qualche minuto - l'attaccante colpisce un palo pur partendo in offside - mentre quello di Zarate spezza inevitabilmente gli ospiti in due tronconi. I quattro attaccanti (i due nuovi entrati, Kozak ed Hernanes) non ricevono praticamente più la sfera, mentre Missiroli spreca il 2-0 in un paio di occasioni. Sul corner di Ledesma al 49' finiscono le sofferenze del Sant'Elia, che a inizio gara aveva messo in scena l'annunciata "panolada" di protesta dopo il torto subito contro l'Inter. 

maratonina-roma-ostia_2Dopo 36 anni e 37 edizioni è ancora RomaOstia. E’ stata presentata lo scorso 17 febbraio presso la sala Protomoteca del Campidoglio. Ad aprire la conferenza è stato lo storico presidente della gara Luciano Duchi, fondatore e ideatore della gara.

11566 sono gli iscritti in un momento in cui, un evento sportivo come questo  può aiutare Roma a percorrere la strada della candidatura olimpica, per fare di Roma la capitale della corsa e dello sport.

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I napoletani, scaramantici nel loro stile di vita, non lo ammetteranno mai. La loro squadra però fa parte del tris di pretendenti allo scudetto. Lo si evince dalla classifica - il Milan è davanti appena 3 punti -, ma soprattutto dalla personalità con la quale la squadra di Mazzarri supera l'ostacolo Roma. Magari spettacolarmente si vede di meglio, ma quanta efficacia nella chiusura degli spazi ai giallorossi e nelle verticalizzazioni per i velocissimi avanti. Vittoria di squadra, ma anche vittoria del singolo: lo 0-2 porta la firma di Cavani, al ventesimo gol in 25 gare, superato Careca. A numeri del genere c'è poco da aggiungere. Malissimo la Roma. Idee zero, quasi pari alle occasioni da gol, create con il contagocce. La sconfitta è di quelle destinate ad aprire la crisi. L'uscita di scena dal giro scudetto è cosa certa, ma anche il raggiungimento del quarto posto si fa complicato. Chissà come saranno contenti i business man americani... Da smaliziato navigatore, Ranieri capisce che tira una brutta aria. Il tecnico allontana pensieri arditi: niente tridente pesante, ma neanche il trequartista di fantasia. Davanti giocano Vucinic e Borriello, l'assistente tra le linee è Simplicio, in panca vanno Totti e Menez. Mazzarri invece non si fa problemi e schiera il consueto modulo con Cavani punta di riferimento, ma sostenuto da Lavezzi e Hamsik. Il principale enigma della gara è la tenuta della difesa giallorossa, orfana di Burdisso e Mexes: Ranieri opta per l'adattamento di Cassetti centrale accanto a Juan e l'inserimento di Rosi a destra. Il primo tempo offre uno spettacolo modesto. Più parole che gioco, interventi ruvidi che numeri di alta scuola. Dossena rischia il rosso per un intervento a palla lontana, e tra Rosi e Lavezzi partono anche sputi (e partirà la prova tv). Il Napoli è pericolosissimo soprattutto quanto attacca a destra: Maggio ha un passo diverso rispetto a Riise, e spesso i centrali devono porre rimedio. Nessuna grande occasione per i partenopei: qualche cross basso, un paio di battute di Gargano e Dossena, insomma poca roba. Stessa musica per la Roma, che dopo un inizio discreto cala gradualmente. Borriello tiene pochi palloni, Vucinic come spesso capita è il più positivo: una sua incursione in area su sponda di Simplicio obbliga De Sanctis ad una difficile parata. Nella ripresa, Ranieri gioca la carta Menez, ma la gara prende subito una piega a favore del Napoli. Juan è un po' 'pivello' sull'ingresso in area di Hamsik e genera un rigore trasformato da Cavani con il brivido. Escono fuori in maniera imbarazzante i limiti, anche atletici, della Roma. La squadra di Ranieri cerca di rimediare con un possesso palla sterile, ma a conti fatti De Sanctis deve intervenire solo su un sinistro da fuori di Menez. Nel finale, neanche l'inserimento di Totti altera gli equilibri. C'è molto più Napoli: una autorete di Cassetti viene annullata per fuorigioco di Zuniga, Lavezzi divora il raddoppio in un 'tu per tu' con Julio Sergio, Cavani invece non sbaglia su invito da destra di Cannavaro. Canta – e sogna – Napoli.

Edy Reja allontana le polemiche allungando in classifica grazie ad un successo netto e meritato sul terreno del Rigamonti. Lo fa affidandosi ad una formazione operaia, con Kozak ormai sempre più padrone del ruolo di centravanti titolare e il duo Floccari-Zarate ad osservare dalla panchina una vittoria che vale il momentaneo terzo posto, aspettando Inter-Juventus. Il tecnico goriziano vince la sfida col suo collega Iachini, il cui 3-5-2 privo di registi lascia i padroni di casa in balia della pressione laziale nella prima mezz'ora. Poco dopo il quarto d'ora gli ospiti passano: Lichtsteiner punta Accardi e crossa da destra, i tempi di inserimento di Gonzalez sono perfetti e l'uruguagio gira di testa sul palo lungo. Arcari non può nulla, è la rete numero 1 in Italia per l'ex Boca e Nacional. La reazione del Brescia si limita ai lanci lunghi e i ragazzi di Reja per poco non ne approfittano, con "el Tata" a sfiorare la doppietta. Break sulla trequarti in anticipo su Zoboli, discesa solitaria e diagonale messo in angolo da un gran riflesso dell'estremo lombardo. La sofferenza bresciana finisce al 31': Lanzafame rileva Hetemaj, Diamanti arretra il suo raggio d'azione e la manovra ne beneficia. Ciononostante l'unico episodio degno di nota in chiusura di prima frazione è un contatto Sculli-Eder in area laziale. Giannoccaro lascia correre, episodio difficile da giudicare. La pressione delle Rondinelle si fa violenta in avvio di ripresa: Muslera scalda i guanti proprio su una punizione di Eder, un paio di cross dalla sinistra mettono i brividi ai capitolini che sanno però ritrovarsi nel momento più difficile. L'incontro entra nel minuto numero 13 quando Ledesma da destra dipinge il corner che chiude il match. Kozak sovrasta Zebina con uno stacco imperioso, il colpo di testa è potente e piega la resistenza di Arcari: la quinta perla in campionato del centravanti, che non esulta avendo giocato al Rigamonti nella scorsa stagione, si rivela mortifera per il Brescia. Zarate, entrato nel finale per Sculli, va vicino al gol in un paio di occasioni. Nel finale c'è gloria per Muslera: l'uruguagio è chiamato in causa da Eder - destro comodo dai 5 metri, buono il riflesso del portiere - e Diamanti, l'ultimo ad arrendersi. Il trequartista ci prova per ben due volte col mancino, su azione e su palla inattiva: l'estremo allunga in corner prima e sulla traversa poi, blindando la porta per uno 0-2 che restituisce il sorriso a Reja.

I fischi dell'Olimpico fanno da sottofondo all'ennesima occasione persa dalla Lazio di Reja: i capitolini si fanno imbrigliare in casa da un Chievo che non va oltre il compitino, riuscendo però ad attuare al meglio il piano partita che prevedeva il ritorno da Roma con almeno un punto. I biancocelesti occupano al momento il terzo posto in solitaria ma la risalita robusta di Palermo e Udinese aggiunta alle gare da recuperare di Inter e Roma fanno pensare ad un'imminente uscita dalle posizioni di testa. Pioli conferma il 3-5-2 vincente contro il Napoli, il collega goriziano risponde con un rombo di centrocampo in cui si rivede dal primo minuto Bresciano, sin qui titolare in una sola occasione in campionato: la mossa non ripaga il tecnico. La prima chance capita sui piedi di Kozak: il ceco va avanti in area più per inerzia che per convinzione ma il suo tocco, pur maldestro, supera Sorrentino, rendendo necessario il salvataggio sulla linea di Frey. Al 18' la Lazio perde Radu, rilevato da Scaloni. Il massimo sforzo dei romani arriva a cavallo del 39': mancino di Zarate messo in angolo dal portiere clivense, sugli sviluppi del corner Dias stacca in completa solitudine trovando l'opposizione decisiva di Fernandes, che di testa si sostituisce al suo estremo difensore. Stanno per finire i due minuti di recupero quando Moscardelli atterra Brocchi ai 30 metri: sul pallone si presenta Hernanes, sin lì in ombra, e inventa un destro tanto violento quanto preciso. Sorrentino non è perfetto e non può nulla, padroni di casa in vantaggio all'intervallo. La reazione del Chievo è rabbiosa in avvio di ripresa. Al 4' Bogliacino crossa in rovesciata per Fernandes, solissimo sulla linea dell'area piccola: la girata aerea dell'elvetico è flebile, Muslera blocca. Sessanta secondi più tardi Scaloni si addormenta, Sardo gli porta via il pallone in tackle e centra immediatamente verso il palo lontano dove Lichtsteiner ostacola di mestiere Thereau. Al 19' gli ospiti trovano il pari. Corner di Bogliacino da destra, la sfera attraversa tutta l'area e Cesar allunga la gamba quanto basta per anticipare Dias e griffare l'1-1. Da lì in poi non succede praticamente più nulla: da registrare soltanto lo scollamento tra Reja e il pubblico dell'Olimpico, non proprio convinto dalle sostituzioni di Hernanes e Zarate. Buon per il Chievo, che torna a Verona vedendo incrementato di un punto il suo distacco dal Cesena terzultimo.

I numerosi teorici della partita perfetta, quella inchiodata sullo 0-0, la patta degli scacchi, avranno lo sguardo smarrito nel vuoto dopo aver visto Inter-Roma. Uno spettacolare 5-3 per i nerazzurri, condito però da una imbarazzante leggerezza dei reparti difensivi. Del resto la filosofia di Leonardo è chiara: non preoccuparsi più di tanto degli avversari e fare almeno un gol in più. A livello pratico, successo pesantissimo: la possibilità di vincere il recupero di Firenze proietta i nerazzurri ad un teorico secondo posto in classifica, a soli due punti dal Milan. Nella settimana della svolta americana invece la Roma non fa il salto di qualità: i punti buttati contro il Brescia, ora una sconfitta che ridimensiona in maniera forse definitiva le ambizioni scudetto. L'aria di gol si respira già vedendo gli schieramenti, peraltro ampiamente annunciati. Nella specularità tattica, basta analizzare i vertici avanzati del rombo in mediana: da una parte Sneijder, dall'altra Menez, due che sostanzialmente se ne fregano della fase di interdizione. Obbligato il tandem d'attacco della Roma: Totti influenzato, giocano Borriello e Vucinic. Più interessante la scelta di Leonardo: Milito non viene bocciato, intanto però va in panca a vantaggio di Pazzini, che fa coppia con Eto'o. Schieramenti polveriera, basta accendere la miccia. Poche battute e ci pensa Sneijder a sbloccare la gara, con uno splendido sinistro che manda la palla proprio all'incrocio dei pali. E' l'inizio di una girandola di emozioni che caratterizza il primo tempo. Detto del pareggio di Simplicio, ultimo tramite di una bella azione manovrata sull'asse Vucinic-Cassetti, risparmiano al lettore lo stucchevole, lungo elenco delle occasioni, analizzando solo gli episodi salienti. Nella Roma Borriello è perfetto nel ruolo di sponda, creando le premesse per parecchie situazioni interessanti, mentre Vucinic soprattutto quando parte da destra, è ottimo regista offensivo. Nell'Inter Eto'o e Sneijder non sono mai banali quando creano gioco, mentre Maicon a destra è la classica spina nel fianco. Nel turbinio di situazioni, paradossale però che gli uomini chiave siano i portieri. Julio Cesar è sensazionale in un triplo intervento (tutto in una azione) su Borriello e Menez, Julio Sergio invece è leggero su un sinistro privo di grosse pretese di Eto'o che sigla il 2-1. La ripresa è tatticamente meno interessante, ma più pirotecnica a livello di occasioni. Facciamo la premessa che il sei in pagella a Julio Sergio dopo le critiche precedenti e giustificato da una serie di interventi prodigiosi del portiere su una serie infinita di conclusioni ravvicinate interiste. L'altra svolta è l'espulsione di Burdisso, che becca il rosso per fallo su Pazzini e concede a Eto'o il rigore del tris. Roma alla deriva, soprattutto dopo il colpo di testa sotto misura di Thiago Motta che cala il poker. In realtà la gara finisce qui. Solo un inspiegabile calo della difesa dell'Inter arricchisce il tabellino: Vucinic è lesto del deviare in rete una punizione di De Rossi, quindi è Loria (dentro per Menez), a ribattere in rete una palla respinta dal palo su colpo di testa di Juan. Qualche minuto di preoccupazione per Leonardo, ma di fatto ad ogni accelerazione l'Inter dà la sensazione di affondare: conseguenziale la rete di Cambiasso per il 5-3 finale.

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Domenica prossima, il 5 febbraio 2011, eroi ed eroine del ghiaccio, star e campioni internazionali, volteggeranno e ci faranno sognare ad occhi aperti dalla pista del Palalottomatica di Roma.

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La storia si sta ripetendo da troppo tempo per essere casuale. La Roma non va oltre il pareggio contro il Brescia e per l'ennesima volta dilapida punti fondamentali per la rincorsa alla vetta contro una 'piccola'. Il tutto affermato con rispetto per la gagliarda squadra di Iachini, uscita imbattuta con pieno merito. Il potenziale tecnico della squadra di Ranieri è ormai esaltato fino alla noia, ma spesso ci si dimentica dell'aspetto mentale, vero e proprio tallone d'Achille dei giallorossi. Inoltre va segnalato il regalo di un tempo ai bresciani, frutto anche di una scelta tattica iniziale di dubbia riuscita. Ranieri opta per un tridente pesante Totti-Borriello-Vucinic, e la soluzione si rivela problematica. Una lunghissima fase di rodaggio, praticamente durata tutto il primo tempo, nel quale i tre finiscono spesso per ostacolarsi. Solo Vucinic torna a cercare un po' di spazio tra le linee, solo Vucinic si crea, anche se occasionalmente, una chance importante: una rovesciata in piena area, con salvataggio sulla linea di Hetemaj. Per il resto, bisogna aspettare qualche palla inattiva, o una botta dalla distanza di Cassetti per vedere qualcosa. Una apatia tattica ed agonistica della Roma che favorisce la tattica del Brescia. Il figliol prodigo Iachini non prepara alchimie particolari: fraseggio stretto in mediana, reso abbastanza comodo dalla superiorità numerica evidente, buon presidio delle fasce. Questo in fase di contenimento. Per offendere, cosa che nei primi 45' comunque non riesce mai, Diamanti a destreggiarsi tra le linee ed Eder solo a combattere contro i centrali della Roma ed una trappola del fuorigioco che lo incastra impietosamente. Visto l'atteggiamento del Brescia, Ranieri inizia la ripresa con quattro punte. C'è Menez per Simplicio, ed il giochetto, se non altro per la parte iniziale della frazione, funziona. La squadra è più vogliosa e gioca venti minuti di ottimo livello. Una traversa di Vucinic con un gran sinistro da posizione decentrata, poi la rete: la 'conquista', nel senso letterale del termine, Borriello, determinato nell'andare al destro ravvicinato in mischia. Una punizione di Totti, che stampa la palla contro la traversa, è lo spartiacque della gara della Roma. L'ingresso di Lanzafame per Zanetti conferisce al Brescia maggiore tono offensivo. Da Ranieri ci si aspetta una contromossa che non arriva, la squadra è spezzata e paga la libertà di azione dei bresciani: il pari è di Eder, che colpisce di testa su invito di Hetemaj. Roma sparita, e per poco non ci scappa lo choc finale: il destro di Lanzafame nel più classico dei contropiede si ferma però contro la traversa.

Il Milan non riesce a scrollarsi di dosso la Lazio. Non va oltre lo 0-0 nell'anticipo della 23/a giornata e rallenta la propria fuga. Un risultato giusto, non tanto per il numero di occasioni create (decisamente favorevoli ai rossoneri) quando per la spigliatezza con cui i biancocelesti hanno saputo fino in fondo tenere testa con personalità alla capolista, apparsa a lungo in difficoltà sul piano del gioco e delle idee. Costretto a rinunciare a van Bommel e Ambrosini, Allegri ha provato a ridisegnare la squadra mettendo Thiago Silva vertice basso in mediana e Flamini ed Emanuelson al suo fianco. Decisione praticamente obbligata viste le quasi inesistenti alternative (l'unica era Merkel) ma che, di certo, non ha aiutato il Milan, a lungo pericoloso esclusivamente con delle verticalizzazioni o con delle giocate estemporanee di Pato e Ibrahimovic. La Lazio l'ha capito e, almeno per un tempo, non ha mai sofferto. Attenta nelle marcature e nel fuorigioco è mancata solo in attacco dove i rifornimenti per Kozak e Sculli sono stati inesistenti, complice anche una serata di scarsa vena di Hernanes. Il Milan ha provato a cambiare marcia nella ripresa ma non è stato fortunato. Sempre e solo in contropiede, prima si è visto negare il vantaggio da un doppio palo su un destro dal limite a colpo sicuro di Ibrahimovic e poi ha dovuto fare i conti con Biava attentissimo a respingere un diagonale di Robinho che aveva superato Muslera. Passata la paura la Lazio ha abbassato il baricentro e non ha più rischiato. A nulla è valso il tentativo di Allegri di inserire nell'ultima mezz'ora dentro Cassano. Il talento barese non ha mai trovato lo spazio giusto per smarcarsi o liberare Ibrahimovic e, così, nel finale il Milan non è andato oltre mischie confuse sempre concluse con scarsa precisione e lucidità. Da sottolineare, infine, lo sfortunato l'esordio in rossonero di Legrottaglie, finito in ospedale assieme a Bonera per colpa di una ginocchiata di Kozak, non punita col secondo giallo da un incerto Damato. L'ex juventino ha riportato un trauma cervicale. Non è andata meglio a Bonera che ha riportato un leggero trauma cranico per una gomitata al volto che, fortunatamente, ha escluso fratture. Le loro condizioni, ha detto anche Allegri nel dopo partita, sono da verificare con calma.

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Il portale EZ Rome e' una testata giornalistica di carattere generalista registrata al tribunale di Roma - Numero 389/2008
Direttore responsabile: Raffaella Roani - ISSN: 2036-783X
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