Mercoledì, 17 Gennaio 2018

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Sport

Calcio sì, ma non solo! La Capitale offre eventi sportivi per tutti i gusti e le passioni. Il tifo è ammesso, ma il fair play è d'obbligo!

I tre punti, fondamentali per la classifica, non devono fare illudere. La Roma di questa sera non è tanto diversa da quella che sette giorni fa si era fatta rimontare due gol in casa dal Parma. I giallorossi, infatti, nella ripresa sono calati fisicamente e mentalmente subendo il gol di Giacomazzi e rischiando addirittura di andare sotto. A questo punto viene da domandarsi se il cambio di allenatore sia servito davvero a qualcosa. Di sicuro è servito per migliorare la classifica, seconda vittoria in tre gare per Montella, ma c'è ancora molto da lavorare sul piano caratteriale. Situazione preoccupante a tre giorni dalla sfida da dentro o fuori contro lo Shakhtar in Champions e a una settimana dal sentitissimo derby contro la Lazio, quarta e distante prima della gara di Lecce ben cinque lunghezze. 500/a panchina amara per De Canio che vede sfumare un punto fondamentale per la salvezza solo al 90' per una clamorosa ingenuità di Munari che rovina, con un fallo di mano in area, una buona prestazione. I rimpianti, però, sono tutti per i salentini, perché se è vero che di fronte c'era la Roma, è anche vero che nella ripresa, nonostante qualche rischio, le occasioni migliori sono capitate sui piedi degli uomini di casa. Quando vai così tante volte davanti alla porta avversaria e non la butti dentro, non puoi lamentarti per un rigore contro allo scadere. Ma veniamo alla gara. Primo tempo deludente al "Via del Mare" con la Roma troppo lenta e imprecisa, brava a trovare il gol con l'ex Vucinic nell'unico momento di accelerazione. I salentini, troppo attendisti e distratti in difesa, provano a rispondere nel finale con un colpo di testa di Giacomazzi, ma Doni devia in angolo. Nella ripresa meglio i padroni di casa che si fanno vedere prima con un destro dai 20 metri di Olivera che sfiora l'incrocio, poi con un colpo di testa di Corvia che chiama alla grande parata Doni. L'attaccante salentino ci prova poco dopo dalla distanza, ma il buon sinistro termina sul fondo.  Alla mezzora il pareggio: cross da destra di Munari e colpo di testa vincente di Giacomazzi. Poi il Lecce abbassa il ritmo e la Roma torna a impostare fino al convulso finale con Munari che stoppa con la mano un colpo di testa di Borriello e manda Pizarro dagli undici metri. Il cileno non sbaglia e avvicina la Roma alla zona Champions.

Stati d'animo diversi, dei quali l'atteggiamento dei tecnici è una manifestazione. La Lazio va forte ma segna pochino, ed allora Reja se la gioca con una trequarti di quelle toste (Zarate-Hernanes-Sculli) a sostegno dell'unica punta Floccari. Cosmi, magari non si preoccupa delle rifiniture, ma cerca di tappare qua e la le numerose falle nell'edificio rosanero. Si passa alla difesa a tre, con la protezione di un centrocampo molto folto, a Hernandez e Pastore il compito di offendere. A parte il fatto che un nuovo sistema di gioco ha il giusto tempo di metabolizzazione, il problema del Palermo è soprattutto mentale. Evidente il panico misto ad arrendevolezza che pervade la difesa rosanero, anche di fronte alla giocata più semplice dei capitolini. Esempio lampante, il primo gol: verticalizzazione di Ledesma, difensori incerti se fare o meno il fuorigioco (Munoz decide per il no), Sculli ringrazia e segna il primo gol in biancoceleste. Situazione identica sulla seconda rete: lancio di Ledesma, uscita maldestra di Sirigu, e colpo di testa vincente ancora di Sculli. Giustificazione, non parziale: il replay evidenzia il fuorigioco del marcatore. Dopo una partenza del genere, la Lazio amministra, non disdegnando di farsi comunque vedere dalla parti di Sirigu, efficace nella respinta su botta di Hernanes. Il Palermo dal canto suo fa vedere qualcosa solo quando attacca. Ad esempio Balzaretti, almeno lui, il duello con Scaloni lo vince, proponendo qualche bel cross. Su uno di questi, Hernandez manca una deviazione ravvicinata non impossibile. La migliore chance è sulla testa di Pastore, che gira su azione da corner testando i buoni riflessi di Muslera. Ripresa in cui la noia è inversamente proporzionale al ritmo: notevole la prima, bassissimo il secondo. Da segnalare tra le cose più 'interessanti' la reazione allergica di Sculli, sembra alla vernice copri terra data sul campo (moda censurabile), una punizione di Ledesma neutralizzata da Sirigu, un colpo di testa a colpo sicuro di Stendardo che manca di poco il bersaglio. Da parte Palermo, l'ingresso di un fedelissimo di Cosmi come Liverani, improduttivo di effetti, e qualche proposizione discreta a destra di Cassani, i cui cross però non vengono mai seguiti da chi di dovere. Il tutto con sullo sfondo un tranquillo possesso palla della Lazio, che fa passare il tempo pensando al derby.

Nel giorno in cui la Lazio scivola a Cagliari, la Roma sciupa un'occasione d'oro per tornare in piena corsa per il 4° posto, gettando al vento altri 2 punti contro il Parma. In 7 giorni è cambiato davvero poco e non poteva essere altrimenti. Se la partita di Bologna aveva illuso, contro i ducali i giallorossi sono tornati a mostrare le solite amnesie che, già contro il Genoa, gli avevano fatto perdere una partita ampiamente già vinta. Insomma Montella non è riuscito nel compito di diventare in pochi giorni il salvatore della patria romanista. Ma sarebbe anche ingeneroso chiederglielo. Certo è che il neo tecnico ha ancora molto sui cui lavorare, soprattutto sotto il profilo mentale. Perché non è possibile che d'incanto una squadra che per tre tempi (tanto quanto è stato in campo Pizarro dopo l'infortunio) è stata bene in campo, improvvisamente si sia di nuovo persa. Non può essere davvero solo l'assenza in campo del cileno, costretto a uscire per una sospetta distorsione al ginocchio, la giustificazione per l'ennesimo crollo psicologico. Montella ha provato a giocarsi le proprie carte mettendo Totti al posto di Borriello in attacco e Brighi trequartista invece di Simplicio. Mosse giusto perché il capitano, motivatissimo, forse anche per le 600 gare in giallorosso, ha preso per mano i compagni e l'ex Chievo ha contribuito a dare sostanza al centrocampo. La Roma per 45' è stata cinica, come a Bologna. Non ha rischiato nulla e ha segnato 2 gol nelle 2 volte appena in cui ha tirato nello specchio della porta. Perso per perso, e ormai sull'orlo dell'esonero, Marino ha provato a risvegliare il Parma dopo l'intervallo mettendo Crespo accanto ad Amauri. Un cambio che, per qualche minuto, è sembrato non produrre effetti. Almeno fino a quando l'ex tecnico dell'Udinese non ha deciso, al 72', di modificare anche l'assetto del centrocampo, togliendo un timido Zaccardo ed inserendo Dzemaili. I ducali hanno ripreso consistenza e conquistato peso offensivo e, grazie allo spostamento sulla fascia di Valiani, hanno acciuffato per i capelli una gara già persa. Amauri, fino a quel momento evanescente, si è d'incanto risvegliato, realizzando una doppietta d'autore in appena 5': prima ha girato nell'angolo di tacco un cross dalla destra di Valiani e poi ha sfruttato al meglio un rimpallo favorevole nell'area giallorossa per battere di nuovo Doni. Un uno-due decisivo a cui la Roma non ha saputo replicare, malgrado l'espulsione all'80' di Paci e l'ingresso anche di Menez. Se, così, Marino tira un sospiro di sollievo, Montella s'interroga. Il suo intervento sulle teste dei giallorossi non ha ancora avuto effetto. Servono rimedi urgenti visto che nel prossimo turno a Lecce, mancheranno sia Pizarro che Totti. E di certo non sarà un alibi.

Nella giornata in cui Daniele Conti supera Gigi Riva in termini di presenze in campionato (316), il Cagliari si regala un successo che di fatto blinda la salvezza - 13 lunghezze di vantaggio sul Cesena - e rilancia le ambizioni di Europa League: il sesto posto dista solo cinque punti, che diventano tre prendendo come parametro la settima piazza. E' un crollo pesante per la Lazio, alleggerito solo parzialmente dagli stop di Roma, Palermo e Juventus. La storia del prepartita è legata a Reja e Donadoni: quest'ultimo subentrò al tecnico goriziano nel marzo del 2009 sulla panchina del Napoli e il primo confronto diretto sorride all'ex ct azzurro, che conferma ovviamente il 4-3-1-2 inserendo Perico al posto dell'assente Pisano. L'allenatore biancoceleste presenta la stessa formazione che aveva battuto il Bari: nella prima frazione il gioco è saldamente in mano ai romani, il cui limite è quello di girare palla senza mai trovare la profondità. L'esatto opposto del Cagliari, abilissimo nel tamponare per ripartire: al 5' Berni sbaglia l'uscita e Nenè ha sulla testa il primo match-point, sparacchiato malamente sull'esterno della rete. Gli ospiti non creano pericoli, eccezion fatta per qualche tiro da lontano. L'opaco Hernanes ci prova al 36': punizione insidiosissima, la respinta di Agazzi non brilla in estetica ma è sufficientemente efficace. Il match sonnecchia, i padroni di casa lo svegliano bruscamente. Punizione sulla linea mediana, Cossu riceve palla e verticalizza senza pensarci troppo: Acquafresca va via beffando la retroguardia capitolina per andare col destro a giro nell'uno contro uno con Berni. L'estremo difensore smanaccia fuori dallo specchio della porta, a portare il Cagliari in vantaggio ci pensa involontariamente Dias, assai maldestro nel tentativo di liberare l'area piccola. L'autogol affligge la Lazio, il primo quarto d'ora della ripresa è di marca isolana con un solo destro di Ledesma da registrare al 12': Kozak cerca il tap-in aereo sulla respinta di Agazzi, pallone fuori di pochissimo. Reja vede i suoi in difficoltà di costruzione ed inizia ad inserire punte: l'ingresso di Floccari regala una spinta di qualche minuto - l'attaccante colpisce un palo pur partendo in offside - mentre quello di Zarate spezza inevitabilmente gli ospiti in due tronconi. I quattro attaccanti (i due nuovi entrati, Kozak ed Hernanes) non ricevono praticamente più la sfera, mentre Missiroli spreca il 2-0 in un paio di occasioni. Sul corner di Ledesma al 49' finiscono le sofferenze del Sant'Elia, che a inizio gara aveva messo in scena l'annunciata "panolada" di protesta dopo il torto subito contro l'Inter. 

maratonina-roma-ostia_2Dopo 36 anni e 37 edizioni è ancora RomaOstia. E’ stata presentata lo scorso 17 febbraio presso la sala Protomoteca del Campidoglio. Ad aprire la conferenza è stato lo storico presidente della gara Luciano Duchi, fondatore e ideatore della gara.

11566 sono gli iscritti in un momento in cui, un evento sportivo come questo  può aiutare Roma a percorrere la strada della candidatura olimpica, per fare di Roma la capitale della corsa e dello sport.

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I napoletani, scaramantici nel loro stile di vita, non lo ammetteranno mai. La loro squadra però fa parte del tris di pretendenti allo scudetto. Lo si evince dalla classifica - il Milan è davanti appena 3 punti -, ma soprattutto dalla personalità con la quale la squadra di Mazzarri supera l'ostacolo Roma. Magari spettacolarmente si vede di meglio, ma quanta efficacia nella chiusura degli spazi ai giallorossi e nelle verticalizzazioni per i velocissimi avanti. Vittoria di squadra, ma anche vittoria del singolo: lo 0-2 porta la firma di Cavani, al ventesimo gol in 25 gare, superato Careca. A numeri del genere c'è poco da aggiungere. Malissimo la Roma. Idee zero, quasi pari alle occasioni da gol, create con il contagocce. La sconfitta è di quelle destinate ad aprire la crisi. L'uscita di scena dal giro scudetto è cosa certa, ma anche il raggiungimento del quarto posto si fa complicato. Chissà come saranno contenti i business man americani... Da smaliziato navigatore, Ranieri capisce che tira una brutta aria. Il tecnico allontana pensieri arditi: niente tridente pesante, ma neanche il trequartista di fantasia. Davanti giocano Vucinic e Borriello, l'assistente tra le linee è Simplicio, in panca vanno Totti e Menez. Mazzarri invece non si fa problemi e schiera il consueto modulo con Cavani punta di riferimento, ma sostenuto da Lavezzi e Hamsik. Il principale enigma della gara è la tenuta della difesa giallorossa, orfana di Burdisso e Mexes: Ranieri opta per l'adattamento di Cassetti centrale accanto a Juan e l'inserimento di Rosi a destra. Il primo tempo offre uno spettacolo modesto. Più parole che gioco, interventi ruvidi che numeri di alta scuola. Dossena rischia il rosso per un intervento a palla lontana, e tra Rosi e Lavezzi partono anche sputi (e partirà la prova tv). Il Napoli è pericolosissimo soprattutto quanto attacca a destra: Maggio ha un passo diverso rispetto a Riise, e spesso i centrali devono porre rimedio. Nessuna grande occasione per i partenopei: qualche cross basso, un paio di battute di Gargano e Dossena, insomma poca roba. Stessa musica per la Roma, che dopo un inizio discreto cala gradualmente. Borriello tiene pochi palloni, Vucinic come spesso capita è il più positivo: una sua incursione in area su sponda di Simplicio obbliga De Sanctis ad una difficile parata. Nella ripresa, Ranieri gioca la carta Menez, ma la gara prende subito una piega a favore del Napoli. Juan è un po' 'pivello' sull'ingresso in area di Hamsik e genera un rigore trasformato da Cavani con il brivido. Escono fuori in maniera imbarazzante i limiti, anche atletici, della Roma. La squadra di Ranieri cerca di rimediare con un possesso palla sterile, ma a conti fatti De Sanctis deve intervenire solo su un sinistro da fuori di Menez. Nel finale, neanche l'inserimento di Totti altera gli equilibri. C'è molto più Napoli: una autorete di Cassetti viene annullata per fuorigioco di Zuniga, Lavezzi divora il raddoppio in un 'tu per tu' con Julio Sergio, Cavani invece non sbaglia su invito da destra di Cannavaro. Canta – e sogna – Napoli.

Edy Reja allontana le polemiche allungando in classifica grazie ad un successo netto e meritato sul terreno del Rigamonti. Lo fa affidandosi ad una formazione operaia, con Kozak ormai sempre più padrone del ruolo di centravanti titolare e il duo Floccari-Zarate ad osservare dalla panchina una vittoria che vale il momentaneo terzo posto, aspettando Inter-Juventus. Il tecnico goriziano vince la sfida col suo collega Iachini, il cui 3-5-2 privo di registi lascia i padroni di casa in balia della pressione laziale nella prima mezz'ora. Poco dopo il quarto d'ora gli ospiti passano: Lichtsteiner punta Accardi e crossa da destra, i tempi di inserimento di Gonzalez sono perfetti e l'uruguagio gira di testa sul palo lungo. Arcari non può nulla, è la rete numero 1 in Italia per l'ex Boca e Nacional. La reazione del Brescia si limita ai lanci lunghi e i ragazzi di Reja per poco non ne approfittano, con "el Tata" a sfiorare la doppietta. Break sulla trequarti in anticipo su Zoboli, discesa solitaria e diagonale messo in angolo da un gran riflesso dell'estremo lombardo. La sofferenza bresciana finisce al 31': Lanzafame rileva Hetemaj, Diamanti arretra il suo raggio d'azione e la manovra ne beneficia. Ciononostante l'unico episodio degno di nota in chiusura di prima frazione è un contatto Sculli-Eder in area laziale. Giannoccaro lascia correre, episodio difficile da giudicare. La pressione delle Rondinelle si fa violenta in avvio di ripresa: Muslera scalda i guanti proprio su una punizione di Eder, un paio di cross dalla sinistra mettono i brividi ai capitolini che sanno però ritrovarsi nel momento più difficile. L'incontro entra nel minuto numero 13 quando Ledesma da destra dipinge il corner che chiude il match. Kozak sovrasta Zebina con uno stacco imperioso, il colpo di testa è potente e piega la resistenza di Arcari: la quinta perla in campionato del centravanti, che non esulta avendo giocato al Rigamonti nella scorsa stagione, si rivela mortifera per il Brescia. Zarate, entrato nel finale per Sculli, va vicino al gol in un paio di occasioni. Nel finale c'è gloria per Muslera: l'uruguagio è chiamato in causa da Eder - destro comodo dai 5 metri, buono il riflesso del portiere - e Diamanti, l'ultimo ad arrendersi. Il trequartista ci prova per ben due volte col mancino, su azione e su palla inattiva: l'estremo allunga in corner prima e sulla traversa poi, blindando la porta per uno 0-2 che restituisce il sorriso a Reja.

I fischi dell'Olimpico fanno da sottofondo all'ennesima occasione persa dalla Lazio di Reja: i capitolini si fanno imbrigliare in casa da un Chievo che non va oltre il compitino, riuscendo però ad attuare al meglio il piano partita che prevedeva il ritorno da Roma con almeno un punto. I biancocelesti occupano al momento il terzo posto in solitaria ma la risalita robusta di Palermo e Udinese aggiunta alle gare da recuperare di Inter e Roma fanno pensare ad un'imminente uscita dalle posizioni di testa. Pioli conferma il 3-5-2 vincente contro il Napoli, il collega goriziano risponde con un rombo di centrocampo in cui si rivede dal primo minuto Bresciano, sin qui titolare in una sola occasione in campionato: la mossa non ripaga il tecnico. La prima chance capita sui piedi di Kozak: il ceco va avanti in area più per inerzia che per convinzione ma il suo tocco, pur maldestro, supera Sorrentino, rendendo necessario il salvataggio sulla linea di Frey. Al 18' la Lazio perde Radu, rilevato da Scaloni. Il massimo sforzo dei romani arriva a cavallo del 39': mancino di Zarate messo in angolo dal portiere clivense, sugli sviluppi del corner Dias stacca in completa solitudine trovando l'opposizione decisiva di Fernandes, che di testa si sostituisce al suo estremo difensore. Stanno per finire i due minuti di recupero quando Moscardelli atterra Brocchi ai 30 metri: sul pallone si presenta Hernanes, sin lì in ombra, e inventa un destro tanto violento quanto preciso. Sorrentino non è perfetto e non può nulla, padroni di casa in vantaggio all'intervallo. La reazione del Chievo è rabbiosa in avvio di ripresa. Al 4' Bogliacino crossa in rovesciata per Fernandes, solissimo sulla linea dell'area piccola: la girata aerea dell'elvetico è flebile, Muslera blocca. Sessanta secondi più tardi Scaloni si addormenta, Sardo gli porta via il pallone in tackle e centra immediatamente verso il palo lontano dove Lichtsteiner ostacola di mestiere Thereau. Al 19' gli ospiti trovano il pari. Corner di Bogliacino da destra, la sfera attraversa tutta l'area e Cesar allunga la gamba quanto basta per anticipare Dias e griffare l'1-1. Da lì in poi non succede praticamente più nulla: da registrare soltanto lo scollamento tra Reja e il pubblico dell'Olimpico, non proprio convinto dalle sostituzioni di Hernanes e Zarate. Buon per il Chievo, che torna a Verona vedendo incrementato di un punto il suo distacco dal Cesena terzultimo.

I numerosi teorici della partita perfetta, quella inchiodata sullo 0-0, la patta degli scacchi, avranno lo sguardo smarrito nel vuoto dopo aver visto Inter-Roma. Uno spettacolare 5-3 per i nerazzurri, condito però da una imbarazzante leggerezza dei reparti difensivi. Del resto la filosofia di Leonardo è chiara: non preoccuparsi più di tanto degli avversari e fare almeno un gol in più. A livello pratico, successo pesantissimo: la possibilità di vincere il recupero di Firenze proietta i nerazzurri ad un teorico secondo posto in classifica, a soli due punti dal Milan. Nella settimana della svolta americana invece la Roma non fa il salto di qualità: i punti buttati contro il Brescia, ora una sconfitta che ridimensiona in maniera forse definitiva le ambizioni scudetto. L'aria di gol si respira già vedendo gli schieramenti, peraltro ampiamente annunciati. Nella specularità tattica, basta analizzare i vertici avanzati del rombo in mediana: da una parte Sneijder, dall'altra Menez, due che sostanzialmente se ne fregano della fase di interdizione. Obbligato il tandem d'attacco della Roma: Totti influenzato, giocano Borriello e Vucinic. Più interessante la scelta di Leonardo: Milito non viene bocciato, intanto però va in panca a vantaggio di Pazzini, che fa coppia con Eto'o. Schieramenti polveriera, basta accendere la miccia. Poche battute e ci pensa Sneijder a sbloccare la gara, con uno splendido sinistro che manda la palla proprio all'incrocio dei pali. E' l'inizio di una girandola di emozioni che caratterizza il primo tempo. Detto del pareggio di Simplicio, ultimo tramite di una bella azione manovrata sull'asse Vucinic-Cassetti, risparmiano al lettore lo stucchevole, lungo elenco delle occasioni, analizzando solo gli episodi salienti. Nella Roma Borriello è perfetto nel ruolo di sponda, creando le premesse per parecchie situazioni interessanti, mentre Vucinic soprattutto quando parte da destra, è ottimo regista offensivo. Nell'Inter Eto'o e Sneijder non sono mai banali quando creano gioco, mentre Maicon a destra è la classica spina nel fianco. Nel turbinio di situazioni, paradossale però che gli uomini chiave siano i portieri. Julio Cesar è sensazionale in un triplo intervento (tutto in una azione) su Borriello e Menez, Julio Sergio invece è leggero su un sinistro privo di grosse pretese di Eto'o che sigla il 2-1. La ripresa è tatticamente meno interessante, ma più pirotecnica a livello di occasioni. Facciamo la premessa che il sei in pagella a Julio Sergio dopo le critiche precedenti e giustificato da una serie di interventi prodigiosi del portiere su una serie infinita di conclusioni ravvicinate interiste. L'altra svolta è l'espulsione di Burdisso, che becca il rosso per fallo su Pazzini e concede a Eto'o il rigore del tris. Roma alla deriva, soprattutto dopo il colpo di testa sotto misura di Thiago Motta che cala il poker. In realtà la gara finisce qui. Solo un inspiegabile calo della difesa dell'Inter arricchisce il tabellino: Vucinic è lesto del deviare in rete una punizione di De Rossi, quindi è Loria (dentro per Menez), a ribattere in rete una palla respinta dal palo su colpo di testa di Juan. Qualche minuto di preoccupazione per Leonardo, ma di fatto ad ogni accelerazione l'Inter dà la sensazione di affondare: conseguenziale la rete di Cambiasso per il 5-3 finale.

kostnerNon c’è altro sport al pari del pattinaggio sul ghiaccio, capace di farci sognare, sia dal vivo che in tv, di farci vedere coloro che piroettano sulla liscia lastra candida come se volassero, leggeri e liberi come l’aria.
Domenica prossima, il 5 febbraio 2011, eroi ed eroine del ghiaccio, star e campioni internazionali, volteggeranno e ci faranno sognare ad occhi aperti dalla pista del Palalottomatica di Roma.

Il Golden Celebrities on Ice, le medaglie olimpiche e i campioni del mondo a Roma, in onda su Rai1 nel giorno di S. Valentino, presenterà al pubblico del palasport e a quello televisivo , un entusiasmante pout pourrì  di musica e sport, a cui prenderanno parte i più grandi nomi del pattinaggio mondiale e del panorama musicale italiano.

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La storia si sta ripetendo da troppo tempo per essere casuale. La Roma non va oltre il pareggio contro il Brescia e per l'ennesima volta dilapida punti fondamentali per la rincorsa alla vetta contro una 'piccola'. Il tutto affermato con rispetto per la gagliarda squadra di Iachini, uscita imbattuta con pieno merito. Il potenziale tecnico della squadra di Ranieri è ormai esaltato fino alla noia, ma spesso ci si dimentica dell'aspetto mentale, vero e proprio tallone d'Achille dei giallorossi. Inoltre va segnalato il regalo di un tempo ai bresciani, frutto anche di una scelta tattica iniziale di dubbia riuscita. Ranieri opta per un tridente pesante Totti-Borriello-Vucinic, e la soluzione si rivela problematica. Una lunghissima fase di rodaggio, praticamente durata tutto il primo tempo, nel quale i tre finiscono spesso per ostacolarsi. Solo Vucinic torna a cercare un po' di spazio tra le linee, solo Vucinic si crea, anche se occasionalmente, una chance importante: una rovesciata in piena area, con salvataggio sulla linea di Hetemaj. Per il resto, bisogna aspettare qualche palla inattiva, o una botta dalla distanza di Cassetti per vedere qualcosa. Una apatia tattica ed agonistica della Roma che favorisce la tattica del Brescia. Il figliol prodigo Iachini non prepara alchimie particolari: fraseggio stretto in mediana, reso abbastanza comodo dalla superiorità numerica evidente, buon presidio delle fasce. Questo in fase di contenimento. Per offendere, cosa che nei primi 45' comunque non riesce mai, Diamanti a destreggiarsi tra le linee ed Eder solo a combattere contro i centrali della Roma ed una trappola del fuorigioco che lo incastra impietosamente. Visto l'atteggiamento del Brescia, Ranieri inizia la ripresa con quattro punte. C'è Menez per Simplicio, ed il giochetto, se non altro per la parte iniziale della frazione, funziona. La squadra è più vogliosa e gioca venti minuti di ottimo livello. Una traversa di Vucinic con un gran sinistro da posizione decentrata, poi la rete: la 'conquista', nel senso letterale del termine, Borriello, determinato nell'andare al destro ravvicinato in mischia. Una punizione di Totti, che stampa la palla contro la traversa, è lo spartiacque della gara della Roma. L'ingresso di Lanzafame per Zanetti conferisce al Brescia maggiore tono offensivo. Da Ranieri ci si aspetta una contromossa che non arriva, la squadra è spezzata e paga la libertà di azione dei bresciani: il pari è di Eder, che colpisce di testa su invito di Hetemaj. Roma sparita, e per poco non ci scappa lo choc finale: il destro di Lanzafame nel più classico dei contropiede si ferma però contro la traversa.

Il Milan non riesce a scrollarsi di dosso la Lazio. Non va oltre lo 0-0 nell'anticipo della 23/a giornata e rallenta la propria fuga. Un risultato giusto, non tanto per il numero di occasioni create (decisamente favorevoli ai rossoneri) quando per la spigliatezza con cui i biancocelesti hanno saputo fino in fondo tenere testa con personalità alla capolista, apparsa a lungo in difficoltà sul piano del gioco e delle idee. Costretto a rinunciare a van Bommel e Ambrosini, Allegri ha provato a ridisegnare la squadra mettendo Thiago Silva vertice basso in mediana e Flamini ed Emanuelson al suo fianco. Decisione praticamente obbligata viste le quasi inesistenti alternative (l'unica era Merkel) ma che, di certo, non ha aiutato il Milan, a lungo pericoloso esclusivamente con delle verticalizzazioni o con delle giocate estemporanee di Pato e Ibrahimovic. La Lazio l'ha capito e, almeno per un tempo, non ha mai sofferto. Attenta nelle marcature e nel fuorigioco è mancata solo in attacco dove i rifornimenti per Kozak e Sculli sono stati inesistenti, complice anche una serata di scarsa vena di Hernanes. Il Milan ha provato a cambiare marcia nella ripresa ma non è stato fortunato. Sempre e solo in contropiede, prima si è visto negare il vantaggio da un doppio palo su un destro dal limite a colpo sicuro di Ibrahimovic e poi ha dovuto fare i conti con Biava attentissimo a respingere un diagonale di Robinho che aveva superato Muslera. Passata la paura la Lazio ha abbassato il baricentro e non ha più rischiato. A nulla è valso il tentativo di Allegri di inserire nell'ultima mezz'ora dentro Cassano. Il talento barese non ha mai trovato lo spazio giusto per smarcarsi o liberare Ibrahimovic e, così, nel finale il Milan non è andato oltre mischie confuse sempre concluse con scarsa precisione e lucidità. Da sottolineare, infine, lo sfortunato l'esordio in rossonero di Legrottaglie, finito in ospedale assieme a Bonera per colpa di una ginocchiata di Kozak, non punita col secondo giallo da un incerto Damato. L'ex juventino ha riportato un trauma cervicale. Non è andata meglio a Bonera che ha riportato un leggero trauma cranico per una gomitata al volto che, fortunatamente, ha escluso fratture. Le loro condizioni, ha detto anche Allegri nel dopo partita, sono da verificare con calma.

LAZIO - FIORENTINA  2-0

Tre indizi fanno una prova, quattro gol in poco meno di duecentocinquanta minuti di utilizzo in campionato fanno un centravanti vero. Libor Kozak è il serial killer della Fiorentina: il lungagnone ceco della Lazio, già risolutore nel match d'andata, porta altri tre punti a Reja, mettendo alle spalle la mini crisi biancoceleste di inizio 2011. Un successo che rilancia i capitolini e acuisce la fragilità psicologica dell'undici viola, alla disperata ricerca di leader sia tecnici che emotivi oltre che di una qualità di gioco ancora latitante. I due tecnici devono attingere alle rispettive panchine: padroni di casa senza Dias, Zarate e Rocchi, ospiti privi di Frey, Vargas, Natali, Jovetic con il caso Mutu ancora in sospeso. Mihajlovic non modifica il 4-3-3 ma lascia in panchina D'Agostino, affidandosi a Donadel basso con Montolivo e Santana intermedi. In casa Lazio la scelta ricade su un pressoché inedito 4-4-2 che vede in Gonzalez e Mauri gli atipici esterni al servizio di Kozak e Floccari. Il primo pericolo porta la firma di quest'ultimo, che riceve leggermente defilato sulla destra in area e fa partire una conclusione secca su cui Boruc è reattivo. La respinta del polacco provoca un corner su cui il duo Biava-Mauri non trova il tempo per la girata dopo la spizzata di Kozak, concedendo la presa all'estremo ex Celtic. La gara di Diakitè, in campo per sostituire Dias, dura appena 13 minuti: il centrale esce per un problema muscolare, al suo posto Stendardo. La Fiorentina si fa viva al 21' con Ljajic, punizione a giro ben calciata che si spegne di poco a lato. Quattro giri d'orologio più tardi è Gulan, scelto da Mihajlovic per rilevare lo squalificato Pasqual, a salvare i suoi. Radu scende bene palla al piede, tocco profondo per Mauri e cross calibrato al millimetro del centrocampista per Kozak, anticipato in maniera provvidenziale dall'esterno serbo. Il primo tempo scivola via senza sussulti clamorosi, eccezion fatta per un gran mancino di Cerci messo in corner da Muslera e per un destro sporco di Gonzalez respinto da Boruc. La seconda brutta notizia di giornata per Reja arriva da Floccari: problema al ginocchio per il vibonese, al 38' entra Sculli. Dal tunnel degli spogliatoi non esce Ljajic ma D'Agostino che va a posizionarsi in regia, con Santana defilato a sinistra nel tridente d'attacco. Il primo quarto d'ora della ripresa vede i gigliati portare una pressione costante ma sterile, con i capitolini apparentemente sulle gambe. L'episodio che muta gli equilibri arriva al 23'. Radu va via centralmente e imbuca per Kozak, bravissimo nel lasciar correre il pallone sul destro all'ingresso in area: Kroldrup lo abbatte, rigore ineccepibile e giallo per il difensore. Sul dischetto va proprio il centravanti, botta ad incrociare che spiazza Boruc per il vantaggio. E' il colpo che stende la Fiorentina, incapace di reagire. Minuto 28, Mauri è lestissimo e ruba palla sulla linea mediana dando vita ad un quattro contro due gestito alla perfezione da Brocchi e Sculli. L'ex milanista porta palla e scarica sull'ultimo arrivato in casa Lazio, il cui traversone mancino è un invito che Kozak non può rifiutare: colpo di testa a porta spalancata, prima doppietta in Serie A e titoli di coda su una partita che rilancia, seppur momentaneamente e in coabitazione con il Napoli, i capitolini al secondo posto in classifica. Resta nel limbo delle proprie debolezze la squadra di Mihajlovic: i punti di vantaggio sul Cesena terzultimo rimangono sei e l'incontro ancora da recuperare contro l'Inter è soltanto una magra consolazione.

BOLOGNA - ROMA   / - /

La Roma deve rimandare il proprio inseguimento al Milan. L'abbondante nevicata caduta su Bologna le ha impedito di provare a espugnare il Dell'Ara. Ma la squadra giallorossa torna, comunque, a casa col rimpianto per aver sprecato 16'. Il tempo che c'è voluto all'arbitro Banti per capire che su un campo completamente innevato fosse impossibile giocare. Per fortuna che a richiamarlo tempestivamente abbiano pensato Ranieri e Malesani che si sono, giustamente, preoccupati per l'incolumità dei propri giocatori, col passare del tempo sempre più a rischio infortunio visto il gelo e la precaria stabilità. In campo si è visto ben poco. La Roma, perso all'ultimo minuto Borriello, dopo Menez, per un problema alla schiena, si è resa pericolosa solo con un tiro a giro del suo sostituto, Vucinic, che, però, non ha inquadrato la porta. Il Bologna ha replicato con un sinistro telefonato di Meggiorini e un bel colpo di testa di Di Vaio che ha costretto Julio Sergio alla deviazione in angolo. Poi poco altro con le due squadre praticamente incapaci di far girare la palla con velocità e precisione. Quindi giusto così, anche per la regolarità del campionato. Restano incomprensibili solo i 16' fatti disputare da Banti quando già prima dell'avvio, posticipato di 11', si capiva che il pallone sul terreno non avrebbe mai rimbalzato a sufficienza. La partita potrebbe ripartire dal 16' pt il 23 febbraio. "Le due società sono in ottimi rapporti e troveranno facilmente un'intesa - ha detto Giampaolo Montali, coordinatore della Roma - grazie al cielo noi siamo impegnati su tutti i fronti e la prima data disponibile è il 23 febbraio". In quell'occasione si disputerà, alle 18.30, anche Fiorentina-Inter.

roma_scudetto_pROMA - CAGLIARI  3-0

Anche se dovesse durare lo spazio di poche ore (tutto dipenderà da Lazio e Napoli), respirare l'aria del secondo posto non potrà che fare bene alla Roma. Dà il senso della rimonta in via di compimento, aiuta psicologicamente. Gli uomini di Ranieri non giocano un grande calcio: compattezza, non brillantezza, ma arriva un netto 3-0 al Cagliari frutto di quantità e- vedere splendido 3-0 di Menez - qualità. Cagliari penalizzato oltre i propri demeriti: la squadra di Donadoni gioca una partita dignitosa, ma po' troppo platonica, finendo poi per inchinarsi ai propri errori. Dicevamo dell'atteggiamento iniziale della Roma, accompagnato da un dilemma. Ranieri più umile o concreto? Il tecnico, come accaduto nel derby, qualche sorpresa la riserva. Nella fattispecie un 4-4-2 che prevede Totti e Borriello di punta, ma non contempla Vucinic e Menez. Un centrocampo solido, segno di grande rispetto per gli avversari o forse, chissà, di non totale fiducia nella tenuta difensiva dei suoi. Pensieri di cui è sgombra la mente di Donadoni, che opta per Nenè al posto di Matri, ma lascia invariato un modulo a due punte: Cossu è libero di svariare sulla trequarti, consueta regia di sostanza affidata a Conti. La rete di Totti su calcio di rigore (ben tirato, legnata sotto la traversa) per una trattenuta di Canini su De Rossi, fa da spartiacque al primo tempo. La fase iniziale è interpretata meglio dal Cagliari: in particolare, le continue discese di Agostini e Pisano creano patemi alla retroguardia giallorossa. Altro episodio, una grande parata di Julio Sergio su conclusione di Cossu. Dopo il gol invece, un po' meglio la Roma, invitata a distendere la manovra dai maggiori spazi a disposizione. La migliore occasione per il raddoppio è sul sinistro di Borriello, ma Agazzi è reattivo. Da segnalare anche la preziosa opera di cucitura tra i reparti di De Rossi, abile in un salvataggio difensivo su Acquafresca. Nella ripresa, buoni venti minuti del Cagliari. La Roma non sale più, subendo la pressione dei sardi. Non ci sono grosse occasioni, perché De Rossi è schermo efficace, mentre Mexes le prende tutte, e non solo nel gioco aereo. L'entrata di Menez e Vucinic, come accaduto con la Lazio, coincide con la svolta. I due si esaltano negli spazi, anche se va detto la semplificazione del lavoro la offre Agazzi: appena dopo il loro ingresso, il portiere è a dir poco incerto su un colpo di testa di Juan, consegnando a Perrotta la palla del facile raddoppio. Monumento all'incostanza per l'estremo difensore, che aveva appena tolto dall'incrocio dei pali una sassata di De Rossi. Sul doppio vantaggio, tutto in discesa per la Roma, tutto in discesa per Menez, che lanciato da Vucinic, elude con una doppia finta Agazzi e stampa il tabellino.

corsaAd aprire la XII edizione della Corsa di Miguel, quest’anno arriva direttamente da buono Aires, Elvira Sanchez Miguel, la sorella più giovane dell’atleta poeta desaparecido cui è intitolata la corsa. Queste le parole di Elvira, contattata a pochi giorni dalla sua partenza: “Sono felice e orgogliosa di raggiungervi e dell’allargamento alle biciclette della corsa di Miguel. E che questa sia un’edizione molto femminile. Il mio cuore è già con voi, non vedo l’ora di esserci.”

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Con un autogol a 1' dalla fine ed un altro pizzico di fortuna (un'azione viziata da un doppio millimetrico fuorigioco, di Adriano e Simplicio) la Roma strappa a Cesena 3 punti pesantissimi che la tengono in piena corsa per un posto in Champions e, perchè no, anche per lo scudetto. In affanno in difesa, la squadra di Ranieri non ha brillato per fantasia in attacco. Menez e Totti si sono visti solo a sprazzi, Vucinic ha perso più tempo a capire che scarpini mettere e a discutere con la terna arbitrale che non a trovare la giusta posizione in campo. Malgrado ciò la squadra è riuscita comunque a produrre, in 45', almeno 3 limpide occasioni da rete che solo per un pizzico di imprecisione (di Perrotta, Totti e Vucinic) non si sono concretizzate. Nella ripresa la musica non è cambiata. La Roma, con il centrocampo eccessivamente intento a coprire la difesa, ha faticato a proporsi in avanti. E non è un caso che, per 35', la formazione giallorossa sia riuscita a impensierire solo una volta Antonioli, con un'azione personale di Menez. La svolta è arrivata con gli innesti, all'80', di Borriello e Adriano per Menez e Vucinic. Ranieri ha capito di dover vincere la partita di forza ed è stato premiato. La Roma ha infatti portato via i tre punti dal Manuzzi con una vera e propria azione in percussione: Borriello ha centrato di sinistro la traversa, sul tap-in Adriano ha calciato addosso a Antonioli e, sulla nuova respinta, Simplicio ha trovato la fortunosa svirgolata di Pellegrino per diventare match-winner. Bene così ma sul piano del gioco la squadra di Ranieri deve sicuramente migliorare.

Il giovane attaccante ceco trova un'altra rete da tre punti dopo quella di Firenze a inizio stagione: il suo gol stende la Sampdoria (1-0) e riporta i biancocelesti al secondo posto a pari punti con il Napoli. I primi quarantacinque minuti mettono a dura prova la resistenza al sonno degli spettatori: due squadre in emergenza difensiva (fuori Zauri, Lucchini e Gastaldello in casa Samp, "risponde" la Lazio con le assenze di Biava, Radu e Garrido) che finiscono per studiarsi, cercando timidi assalti soltanto da fuori area. Faticano soprattutto i padroni di casa, che cambiano modulo rispetto alle ultime uscite: il rombo di centrocampo costringe centralmente la squadra, l'unica emozione arriva in chiusura con Lichtsteiner che supera Ziegler - mano galeotta dell'esterno blucerchiato ad ammortizzare la discesa del connazionale - e sbaglia il cross. Fuori condizione e innervosito per la marcatura di Diakitè, Pazzini spara alle stelle la chance più nitida dell'intero incontro. Palombo scucchiaia centralmente, il numero 10 è solo davanti a Muslera: destro altissimo. La Lazio metabolizza la minaccia e cerca il riscatto con Zarate, uno dei migliori in campo. Mauri verticalizza per l'argentino, controllo e conclusione mancina dai 18 metri con la sfera che esce di un nulla. Gli allenatori iniziano a pescare dalle rispettive panchine: tempo per l'ingresso di Kiko Macheda, cresciuto in biancoceleste e chiaramente emozionato per il debutto nel "suo" Olimpico. Di Carlo sceglie anche il duo Poli-Mannini, Reja punta su Gonzalez e Kozak. Già al 35' il ceco manda in tilt la retroguardia doriana: Mauri si inventa un tacco volante per il centravanti, provvidenziale il tackle di Ziegler a chiudere una diagonale di fondamentale importanza. Minuto 39, il calo di concentrazione costa carissimo alla Sampdoria. Volta si perde il nuovo entrato che firma la sua seconda rete in campionato, nonché l'ottava su palla inattiva nelle ultime otto gare dei capitolini: il cross di Ledesma da destra trova la testa di Kozak, sul cui stacco Curci riesce soltanto a smanacciare. Rimangono dubbi sulla posizione di partenza dell'attaccante, forse in leggerissimo offside. E' comunque il colpo del ko: Lazio a quota 37, Samp ancorata a 26 aspettando sempre il recupero del derby contro il Genoa.

SAMPDORIA - ROMA  2-1

Nell'anticipo della 19ª giornata la Samp batte 2-1 la Roma. Il protagonista di giornata, in senso negativo, è Juan. Il difensore, partito inizialmente in panchina, entra nella ripresa e con due errori regala ai blucerchiati l'uno-due che condanna i giallorossi, andati in vantaggio nel primo tempo con l'enessima prodezza di Vucinic. Nella Roma De Rossi, non al meglio, si accomoda in panchina insieme con Totti. Al suo posto Brighi. Si rivede anche Burdisso, che prende il posto di Juan. In avanti Menez ad ispirare Vucinic e Borriello. Dall'altra parte Di Carlo non rischia Pazzini, che ha avuto qualche problema in settimana, in avanti largo a Pozzi e Marilungo. Il nuovo acquisto Macheda parte dalle panchina. L'avvio è tutto per i padroni di casa. I giallorossi non riescono a tenere palla e soffrono il pressing asfissiante dei blucerchiati. Al 10' Guberti mette dentro l'area un assist teso per l'accorrente Pozzi, che colpisce male da pochi passi. I problemi per la Roma arrivano soprattutto sull'out destro, dove Ziegler e Guberti mettono in difficoltà Cassetti. Ma la Roma ha in campo un giocatore che è in una forma strepitosa, Vucinic. Il montenegrino parte dalla destra, supera un difensore in dribbling, guarda al centro dell'area ma non c'è nessuno. Allora lascia partire un diagonale potente che beffa un sorpreso Curci. Roma in vantaggio al 17'. La Samp prova a reagire subito: bolide di Ziegler su punizione, palla fuori di poco. La rete galvanizza la squadra di Ranieri che ora fa girare bene palla, al contrario la manovra degli uomini di Di Carlo non è più fluida come prima. Il risultato è un'azione magnifica a tre, Menez-Vucinic-Borriello, che porta al tiro il bomber ex Milan: Curci mette in angolo con la punta delle dita. Nel finale del primo tempo la Roma reclama un rigore per un fallo di mano in area di Gastaldello, il direttore di gara assegna soltanto un corner. Poco prima del fischio dell'arbitro grandissima occasione per Pozzi che si ritrova solo davanti a Julio Sergio: il portiere prima respinge col corpo, poi con un allungo riesce a far sua la palla, negando all'attaccante una seconda opportunità. Si chiude così la prima frazione. La Roma si ripresenta in campo con Juan al posto di Mexes. Il francese avverte qualche problema muscolare e rimane negli spogliatoi per precauzione. La Samp inzia forte, come nel primo tempo. Guberti sulla sinistra è una spina nel fianco della difesa romanista. Marilungo ha una buona palla al centro dell'area, ma la retroguardia giallorossa riesce a respingere. Al 10' clamoroso errore di Juan: il brasiliano effettua un retropassaggio troppo debole, su cui si avventa Palombo. Julio Sergio lo stende. L'arbitro non ha dubbi: rigore ed espulsione del portiere. Ranieri richiama in panchina Menez per far entrare Doni. Pozzi trasforma il rigore: la Samp pareggia. Di Carlo a questo punto vuole provare a vincere e mette in campo Pazzini al posto di uno spento Marilungo. Le squadre a questo punto sono lunghe e ci sono occasioni da una parte e dall'altra. Al 32' è il momento di Macheda: il neo acquisto entra per Pozzi. Ed è proprio il giocatore proveniente dal Manchester Unted a sfiorare il gol: percussione dulla destra di Zauli, colpo di testa di poco a lato. Al 39' una nuova sciocchezza di Juan consegna il 2-1 alla Samp. Il difensore tocca male in area, arriva velocissimo Guberti che senza problemi beffa Doni. Borriello non ci sta e in dribbling prova ad involarsi verso l'area. Viene steso da Lucchini che si becca il secondo giallo, ma toglie all'attaccante la possibilità di pareggiare. Nei minuti finali rosso anche per Gastaldello. Ranieri prova a mettere dentro Totti come carta della disperazione, ma il risultato non cambia: la Roma cade a Marassi. 

LAZIO - LECCE  1-2

Carlos Grossmuller diventa l'uomo del destino. Il 27enne di Montevideo con un solo gol guasta la festa dei 111 anni della Lazio, regala al Lecce il primo successo della sua storia all'Olimpico contro i biancocelesti e sfata un tabù esterno infinito, che aveva portato ai salentini soltanto un punto nelle trasferte di questo 2010-11. I giallorossi sbancano meritatamente la capitale, senza perdersi d'animo dopo il momentaneo pareggio di Mauri e difendendosi con ordine una volta ritornati in vantaggio, sprecando anche le chance per allungare. Pochi minuti di sbandamento per poi riorganizzarsi: Gigi De Canio disegna un Lecce pressoché perfetto contro la confusione laziale. Grossmuller guastatore da intermedio sinistro, Tomovic ad occuparsi di Zarate per poi ripartire sull'out di destra, evidenziando le difficoltà difensive dei padroni di casa, letteralmente orfani dello squalificato Dias. Il 4-2-3-1 di Reja va in tilt praticamente subito, convincendo l'allenatore goriziano a passare al rombo di centrocampo. Al quarto d'ora Muslera deve salvare la propria porta per due volte in pochi secondi, il tutto dopo aver già sventato una minaccia portata dal giovane Bertolacci. Quando la Lazio va vicina al gol finisce per pagare dazio: Mauri sfiora l'angolo alto col mancino sfruttando un'uscita non straordinaria di Rosati, sul capovolgimento di fronte il destro di Jeda dal limite dell'area impatta il palo e poi la schiena di Muslera, in un effetto flipper letale per l'estremo uruguagio. In avvio di ripresa Mauri rimette in carreggiata i suoi. Punizione di Ledesma, offside di partenza del centrocampista brianzolo che dopo un paio di rimpalli stoppa con il fianco e batte l'incolpevole Rosati. E' qui che si materializza l'unico momento di vera sofferenza del Lecce, salvato proprio dal giovane portiere quando Zarate fallisce l'occasione per l'immediato raddoppio. Minuto dopo minuto i salentini ritrovano campo e fiducia. Al 22' Hernanes recupera su Jeda chiudendo una complessa diagonale: dopo neanche sessanta secondi si ritrova in panchina, lasciando il campo a Bresciano. L'Olimpico rumoreggia e si trova a tremare tre giri d'orologio più tardi: sospiro di sollievo griffato Lichtsteiner in tackle su Corvia. L'ultimo sussulto biancoceleste arriva al 27': corner di Zarate, traiettoria estremamente tagliata che supera Rosati e colpisce la traversa. Il contropiede ospite è da manuale: palla portata sull'esterno, cross al centro con Corvia che in uno contro uno taglia sul primo palo portando via Lichtsteiner. L'attaccante scuola Roma cicca il pallone che sfila sul destro di Grossmuller e il centrocampista ringrazia, battendo il suo connazionale Muslera che da quel momento in poi vede maglie giallorosse spuntare ovunque. Al 38' l'azione che fotografa il match. Quattro leccesi contro il solo Biava, chiamato agli straordinari da portiere aggiunto: doppio salvataggio sulla linea, su Jeda prima e su Grossmuller poi. Le mosse della disperazione di Reja si chiamano Kozak e Foggia: nulla di fatto, festeggia De Canio, gratificato anche dal simultaneo crollo del Brescia a Firenze.

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Il portale EZ Rome e' una testata giornalistica di carattere generalista registrata al tribunale di Roma - Numero 389/2008
Direttore responsabile: Raffaella Roani - ISSN: 2036-783X
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